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Francesco Calì

Era di Riposto (Ct) il primo capitano della nazionale italiana di calcio Francesco Calì, nasceva 130 anni fa.
di Orazio Leotta - martedì 15 maggio 2012 - 2749 letture

Francesco Calì è stato il pioniere numero uno del calcio italiano, la figura più rappresentativa della vecchia “Andrea Doria” - la squadra dalle cui costole nacque l’attuale Sampdoria -, l’atleta dal cuore generoso e dall’anima schietta, quali produce la terra che gli fu madre, la Sicilia.

Francesco Calì, Francesco_Calì[1] nacque a Riposto (CT) il 16 Maggio 1882, da una famiglia di floride condizioni economiche, tanto che giovanissimo si recò in Svizzera per ragioni di studio. Calì si fece notare subito per la sua spiccata attitudine calcistica. Un giorno, mentre usciva dal collegio di Zurigo, un suo insegnante gli presentò un certo Minelli, parente di quel fenomenale terzino della nazionale svizzera che tante volte si cimentò contro gli “azzurri”. Il giovane - contava appena 18 anni - giocò le prime partite nel “F.C. Zurigo”, ricoprendo il ruolo di centravanti. Gli osservatori capirono che in quel ragazzo c’era stoffa, e il suo trasferimento nelle fila del “F.C. Geneve”, divenne ben presto un fatto compiuto, grazie alla mediazione dello stesso Minelli.

Il premio di ingaggio? Una bicicletta, su cui Francesco sfoggiava l’aria da “signorotto” . S’era agli albori del 1900. La Svizzera avrebbe dovuto incontrare, ai primi di aprile del su-menzionato anno, la Francia di capitan Jourde. Il selezionatore elvetico affidò la maglia n. 9 a Calì, il quale , nella ripresa della palpitante contesa, finita con la vittoria dei “galletti”, mise a segno il gol della bandiera, direttamente su calcio d’angolo: cosa che lasciò allibiti tutti gli spettatori presenti sul piccolo campo del Servette. Giocò per la rappresentativa rosso-crociata in altre quattro occasioni.

Terminati gli studi nel collegio zurighese, Calì lasciò la terra dei rinomati orologi, da dove tornò in Patria ed esattamente a Genova, ove alcuni sportivi, avevano messo su una squadra (il Genoa Football and Cricket Club) di un certo rilievo, imperniata su Spensley, Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertollo, Le Pelley etc…Fu utilizzato dapprima come centravanti, ma durante il torneo del 1905, disputò circa dieci incontri nel ruolo di terzino. Poi il salto nelle fila dell’”Andrea Doria”, l’altra compagine cittadina, della quale doveva divenire il portabandiera, l’alfiere più prestigioso. Finalmente nel 1910 nazionale1910[1] la Nazionale Italiana esordì ufficialmente in campo internazionale incontrando la Francia a Milano.

I “coqs” erano reduci dal trionfale successo ottenuto sul Belgio di Van Hege ( 6 a 1). Umberto Meazza, commissario tecnico degli “azzurri” - che in verità durante le loro prime esibizioni indossavano la maglia bianca - vagliò una formazione di tutto rispetto come: De Simoni, Varisco, Calì, Trerè, Fossati, Capello, De Bernardi, Rizzi, Cevenini I, Lana, Baiocchi. Il selezionatore italiano nominò Calì capitano della rappresentativa, essendo egli il più anziano della comitiva. Fu un incontro memorabile, vinto dagli italiani con un punteggio addirittura tennistico (6 a 2). Un critico di quel tempo, Emilio Colombo, disse di Calì: “Abbiamo avuto nella nostra retroguardia, un autentico colosso in Francesco Calì, atleta indomito, ragionatore, calmo, un vero trascinatore”.

Nel frattempo la fama di Calì, nei ranghi dei “bianco-blu” della Doria, cresceva a dismisura. Meazza, selezionatore della nostra massima rappresentativa, intanto provvedeva a diramare le convocazioni per il romanzesco e leggendario incontro di Budapest, disputato sempre nel 1910, e per l’esattezza il 26 Maggio. Calì, che alla vigilia si era prodotto un brutto colpo alla caviglia durante un match di campionato, volle nonostante tutto scendere in campo contro l’Ungheria. La partenza per la capitale magiara fu ricca di colpi di scena. I giocatori fecero una completa “indigestione”, avendo, Trerè, il mediano della milanese Ausonia, portato come provviste per il viaggio, ogni ben di Dio. Sul terreno del Ferencvaros gli italiani accusarono l’handicap e ne presero 6.

Nell’occasione debuttò in maglia azzurra, Renzo De Vecchi, il celebre “Figlio di Dio”, nel ruolo di interno sinistro, avendo sostituito Cevenini I, infortunato. Da notare, tra l’altro, che Fossati, avendo smarrito le scarpe da gioco, entrò in campo con quelle da passeggio! Poi Calì prese una decisione coraggiosa, ma meditata da tempo: si ritirò dalle scene sportive, egli, che in ogni luogo aveva portato, il tesoro dell’esperienza ed il soffio dell’amore sublime che l’animava, per il progresso del nostro football. Genova, via intitolata in onore del primo capitano della storia della Nazionale italiana[1]

Lasciato il calcio, Francesco entrò a far parte della federazione. Il periodo bellico lo vide strenuo combattente (riportò due ferite alle gambe !) della causa italiana. Passò, allora, nei quadri dirigenziali, svolgendo, contemporaneamente, anche un’ apprezzata opera arbitrale. Fece parte della Commissione tecnica azzurra con Pozzo e l’Avv. Mauro, che ottenne la prima vittoria sui transalpini fuori casa, a Marsiglia, il 20 Febbraio 1921. Il suo cuore cessò di battere, in un triste pomeriggio del 3 settembre 1949. Genova, la sua città adottiva, prese parte, riverente, alla fine della sua avventura terrena. Il Comune di Riposto, ha dedicato al campione una via, situata nei pressi del campo sportivo Averna della frazione di Torre Archirafi.


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