Riceviamo, e pubblichiamo volentieri, alcune appropriate riflessione del Dr. Padula che vive e lavora in Polonia a seguito della pubblicazione sabato scorso dell’articolo intitolato "Ambiente: l’Europa dell’Est meglio dell’Italia" (http://www.girodivite.it/Ambiente-l-Europa-dell-Est-meglio.html).
Il fatto non mi sorprende affatto, come tante altre notizie.
Siamo sempre in controtendenza, e spesso contromano. Sembra che gli italiani di una volta si siano estinti e con loro la fama indiscutibile del nostro Paese (non so chi lo scrive ancora con la lettera maiuscola, se ci crede ancora ...).
Purtroppo, è inutile aprire dibattiti interminabili e di una noia abissale ma la realtà è sempre quella: la politica sbagliata. Politica che riflette il gusto e la tendenza di questi tempi nel nostro Paese. La politica del "tutto e subito", la politica del "do ut des", e molto spesso la politica del pre-elezioni. La vecchia politica dei romani di un tempo: quando c’era crisi bastava aprire il Colosseo e si dimenticava tutto. Oggi non si apre il Colosseo, ci sono ben altre distrazioni che possono arrivare nelle case di tutti dove gli italiani stanno belli comodi. Un esempio? Chiedi ad un italiano qualsiasi chi ha vinto il Grande Fratello 2011 e ti saprà sicuramente rispondere (forse saprà pure lo share della serata). Chiedigli che cosa si è scoperto in qualsiasi campo della scienza e ti risponderà "ma c’è ancora qualcuno che lavora lì?". Le cavie da laboratorio, così vengono chiamate, esistono, sottopagate ma esistono.
Hanno una forza di volontà che però lentamente sta svanendo. E guardano dalla finestra i loro colleghi di oltre-confine e pensano "ormai che sto a fare qui? E per cosa?". Loro ci credono ancora nel loro Paese ma devono pur continuare a vivere e non sopravvivere. Un’altra storia, forse ne parleremo un’altra volta visto che mi riguarda personalmente.
Ma torniamo a noi ...
I parchi esisteranno, sicuramente a Milano, altrimenti dove porteranno i milanesi i loro cani?
Oggi si lasciano i parchi perché "stanno bene" con il cemento che presto si andrà ad inserire. Un po’ come un bel vaso di fiori su un tavolo.
Proprio ieri, non consapevole della sigla attribuitagli (NEET leggo), ho preso sotto mano, malvolentieri (perché fa male, ma alle orecchie in questo caso, quando la lingua batte sempre sul dente che duole), il discorso dei giovani in Italia.
Da noi c’è sempre un discorso di distinzione tra nord e sud, e non si può generalizzare anche se il pensiero generale tende a farlo (quello estero di più per mancanza di una base storica).
Il nord produce, al sud fa caldo (così dicono, e quindi?). La nostra mentalità è una mentalità che non sta più, e ormai da decenni, al passo con lo sviluppo ormai galoppante della società. Sviluppo, creatività, lavoro di squadra, lavoro duro, e resistenza nei tempi di magra (non parlo del sapere almeno due lingue perché è un’altra storia "never-ending". Ultimamente, non si fa altro che lamentarsi: "c’è crisi". Sì, è vero, non lo si può negare, ma credo che ci sia più crisi (di idee) nella nostra testa di quanta ne si possa incontrare fuori. La crisi ora è un po’ come l’essere pessimisti: fa vedere tutto nero. E comunque, si risparmia, sì ma non per uscire e sperperare i nostri risparmi per le solite discoteche, i cellulari (si perché un italiano si riconosce in aeroporto dalla voce alta e dal numero dei cellulari), i vestiti (eh, la moda italiana, nostro cavallo di battaglia!) e le macchine (ma come fa la FIAT ad essere in crisi? E anche qui, non parliamo delle aziende "italiane" ormai solo di nome perché di fatto appartengono per il 61% a case estere ...).
Come mi dicono spesso qui: la bella vita! Sì, e ce la siamo mangiata tutta! E forse una volta c’era la bella vita perché ora di bello è rimasto solo poco.
Dicevo, il nord e il sud. Gli altri Paesi si stanno sviluppando più velocemente di quanto abbia fatto l’Italia negli anni ottanta o novanta. Il motivo? Semplice: gli altri Paesi stanno ora sfruttando le tecnologie sviluppate in altri stati per progredire e portarsi al loro passo, se non oltre. Oltre perché? Anche qui semplice: hanno voglia di andare avanti. Hanno fame di ciò che non hanno avuto. Hanno voglia di apparire "europei" e non essere più chiamati "Paesi dell’Est". E per questi Paesi lo sviluppo deve andare in sintonia con l’ambiente, e non viceversa.
Che piaccia o no, ma qui non è una questione di gusti, è la realtà.
Vogliamo anche prendere il discorso delle menti italiane all’estero? La cosa che mi fa più rabbia è quando leggo una notizia che dice "scoperta in America un/una nuovo/a ... da un italiano". E quindi? Ne andiamo fieri? Io mi coprirei la faccia con un giornale, o mi nasconederei dietro un albero (vallo a trovare a volte!) perché quella frase è un suicidio, è una pugnalata a tutti noi italiani, uno schiaffo al nostro modo di pensare e di essere. Parliamo di nazionalismo e lasciamo scappare le menti all’estero per poi dire "è uno dei nostri?". Forse vogliamo dire "era uno dei nostri", sì perché quell’italiano non tornerà mai più a casa. Quell’italiano tornerà solo per le vacanze, a lasciare qualcuno dei suoi dollari, piangere nel vedere lo stato (brado) del suo "vecchio" Paese, piangere perché ormai non ci sono più amici e piangere perché, come cantava Celentano "e quella casetta in mezzo al verde ormai dove sarà? (case su case, catrame e cemento - la conoscete la canzone no?".
Parlo della Polonia, perché è il Paese in cui mi trovo. Il verde, e anche quello del semaforo, è rispettato come una persona. Guai a tagliare un albero! Qualora lo facesse qualcuno per necessità (ne so qualcosa) ne deve piantare altri tre! Se fosse così, fra qualche secolo i palazzi sarebbero puntini immersi nel verde se visti dall’alto.
In Italia? Be’, fatevi un giro e lo saprete. Se in una giornata di pioggia, durante questa passeggiata, i vostri piedi saranno sporchi di fango, allora siete in un posto "verde", altrimenti sarete in una delle tante vie del paese.
di discorsi ce ne sarebbero da fare, e tanti. Ma ne vale ancora la pena? Forse è meglio in questo caso "essere al verde" di parole, si risparmia ossigeno (che ormai scarseggia), si riscalda meno pianeta (visto i vari buchi dell’ozono) e ci si innervosisce meno (che poi fa male al cuore e noi italiani ci teniamo!). Tutti motivi per "campare cent’anni" - sì ma pessimisti, in crisi, e racchiusi fra quattro mura di cemento.
Buona fortuna italiani!
Un vostro caro lettore.