Si potrebbero recuperare oltre 7,5 miliardi di imposte evase con l’introduzione degli studi di settore alle grandi imprese...
Si potrebbero recuperare oltre 7,5 miliardi di imposte evase con l’introduzione degli studi di settore alle grandi imprese. E’ quanto si evince da uno studio condotto dall’ Associazione Contribuenti Italiani che denuncia come,che su un totale di oltre 700.000 società di capitali, circa il 50% presenta bilanci in rosso e non paga le imposte mentre altre 140.000 imprese dichiarano redditi inferiori a 10.000 euro.
“Le forme di elusione ed evasione fiscale tra le grandi imprese sono diffusissime”, afferma in una nota Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it. “Non deve sorprendere - aggiunge Carlomagno -che tra le imprese che non pagano in modo dovuto le tasse figurano anche quelle protagoniste in avventurose scalate di società e banche quotate in borsa o le principali industrie italiane”.
Anche per il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, “l’evasione fiscale va perseguita ovunque essa si annidi, ma soprattutto con una forte azione per far emergere quei 570.000 ‘operatori fantasma’ che costituiscono il fenomeno dell’economia sommersa e che evadono imposte e contributi per 18,3 miliardi di euro l’anno”.
Non vi è alcun dubbio, ha aggiunto Guerrini, che “gli abusivi e gli irregolari, ma anche le società che dichiarano reddito pari a zero, sono i peggiori nemici degli imprenditori che lavorano alla luce del sole i quali, negli ultimi anni, hanno subito gli effetti più gravi della crisi economica”.
Motivo che spinge il presidente di Confartigianato a chiedere che “gli studi di settore debbano sì essere revisionati ma anche al ribasso, per tenere conto delle situazioni di difficoltà di alcuni comparti come, ad esempio, quelli del tessile-abbigliamento e dell’autotrasporto”.
Guerrini, inoltre, “raccomanda attenzione a quei 47.000 soggetti cui non si applicano gli studi di settore. Si tratta, per la maggior parte, di società di capitale metà delle quali dichiara redditi nulli o perdite”.
“Più in generale - osserva Guerrini - va rifondato il patto tra fisco e contribuenti all’insegna della concertazione con le categorie produttive. Siamo pronti a sederci attorno al tavolo per discutere e confrontarci con il Ministero dell’Economia. Ciò che non accettiamo sono invece le ‘fughe in avanti’, come quella compiuta nel decreto legge 223, il cosiddetto Bersani-Visco, che ha modificato la materia dell’accertamento in materia di studi di settore senza alcuna concertazione con le parti sociali”.
Incontro richiesto a gran voce anche dall’associazione ‘Contribuenti.it’ per accelerare l’istituzione de ‘Lo Sportello del Contribuente’ per la lotta all’evasione fiscale presso tutti gli organi diretti ed indiretti dell’amministrazione finanziaria, estendere l’applicazione degli studi di settore a tutte le imprese e valutare l’opportunità si sospendere tutti gli aiuti ed incentivi statali alle imprese che non pagano le tasse.
“Serve - conclude la nota di Vittorio Carlomagno - una riforma seria del sistema fiscale italiano, incentrata sul rispetto dei diritti del contribuente, con due Agenzie, una delle Entrate ed una delle Uscite affiancate da una Società di riscossione pubblica, l’introduzione di modelli di fiscalità dissociata e differenziata ed una contabilizzazione per cassa del recupero dell’evasione fiscale fatta al momento della sua effettiva riscossione e non prima”.