Quattro giorni di mondanità letteraria tra tentativi innovativi, le solite facce ed una "cultura" agonizzante, sempre più soffocata da leggi di mercato.
Ci saremmo aspettati di respirare una boccata d’aria diversa da quella respirabile tra la polvere depositata sugli scaffali delle librerie che non sanno più vendere, e quella spolverata dalle vecchie edizioni addormentate sulle bancarelle delle feste di paese.
Così non è stato e ci rammarichiamo per la mancata opportunità di rilancio di un settore, quello della cultura letteraria, che avvicina il pubblico solo se dietro ad una copertina patinata spicca il nome del personaggio plurirecensito.
Un pubblico che per severe leggi di mercato, rimane l’unico ago della bilancia economica dell’editoria che guarda ad un mondo ancora affascinante, ma ancora troppo legato a stereotipi finanziari che nessuno ha più voglia di scardinare, nè di leggere.
Ci siamo ritrovati così, a slalomare tra gli stand delle blasonate ed appesantite case editrici dal nome frastornante quali Mondadori, Einaudi o Feltrinelli per fare qualche nome ed altre decine di case editrici considerate "minori" che provano da anni a proporre all’attenzione dei lettori, nomi nuovi bistrattati dai mass media e dai critici letterari.
In mezzo, qualche politico disposto a dare un’immagine di sensibile assertore di cultura letteraria, qualche cantante camuffato da scrittore e molti comici a dimostrare che se una battuta da Zelig riesce ad attirare l’attenzione anche quando è scritta, allora bisogna ammettere che il libro con la L maiuscola, è già archeologia.
Più di una case editrice ha pensato bene di sfruttare l’ondata pubblicitaria che ha sommerso il Salone del Libro a Torino dal 6 al 10 maggio, così invadente da costringere gli organizzatori a dedicare questa 17° edizione alla risata, propinandola come opera letteraria. Una grossa mano d’aiuto l’ha data pure quel re o reuccio dell’Italia calciofila che improvvisandosi uno dei tanti "altruisti" di ultima generazione, ha donato i proventi della vendita del suo libro di barzellette in beneficenza. Magari, se ci fossimo soffermati un po’ a pensare all’iniziativa, sarebbe risaltato il fatto che se il numero dieci più amato ed odiato d’Italia piuttosto di rinunciare ad un altro guadagno facile (sostenuto dalle tasche dei lettori, veri benefattori del progetto solidale), avesse sborsato soldi propri, forse la vicenda sarebbe apparsa più veritiera.
Sono stati organizzati così degli incontri che giornalmente hanno focalizzato la discussione sulle potenzialità che la comicità può avere nel trasmettere momenti di riflessione.
In concomitanza, la cultura tradizionalista aleggiava silenziosa tra i padiglioni del Lingotto. Perchè qualcosa di buono si è visto, certo sapientemente occultato dal fragore delle risate e le minacce di "scansati" e "largo" delle guardie del corpo dei politici in visita al Salone.
Abbiamo assistito all’intervista che Santoro, si proprio il Santoro di Samarcanda ed Il Rosso e il Nero, ha con ironica intelligenza rivolto a Remondino sulla libertà perduta di stampa, di parola e di pensiero, condividendo un futuro non troppo remoto, (se si considera che già nel 2003 l’inviato nei Balcani fu opportunatamente messo a tacere davanti allo sguardo passivo dell’opposizione chiudendo la sede Rai), di esule culturale.
L’evento non è stato neanche troppo pubblicizzato dato che nel programma distribuito all’entrata del Salone, non era neanche contemplato ed i pochi fortunati, hanno involontariamente visto l’annuncio affisso ad una vetrata, scritto su un foglio A4 con pennarello nero.
Un’altra presenza culturalmente "scomoda" è stata quella di Alessandro Bergonzoni che nel suo spettacolo, ha detto quello che molti pensavano, ma che pochi hanno avuto il coraggio di esprimere. Ha approfittato della decina di minuti concessi da Corrado Augias durante un collegamento televisivo su Raitre e bisogna ammettere che, quando ha domandato all’Italia "che pensa" il perchè in una manifestazione organizzata per la promulgazione del libro, come oggetto trasmissivo di cultura, di tutto si è parlato eccetto che di questo, qualcosa su cui riflettere ha finalmente colpito le nostre menti distratte.
In piena sintonia con il tema della manifestazione (la risata per chi non l’avesse ancora capito), a proposito di politici in vena di "spirito", vogliamo raccontare un’aneddoto che crediamo nessuna fonte informativa ha divulgato.
Sabato 8 maggio, durante la visita ufficiale di Gianfranco Fini, lo stesso ha fatto sosta presso lo stand della Prospettiva Editrice di Civitavecchia. Informatosi delle attività della casa editrice che cura la pubblicazione di autori ancora sconosciuti al grande pubblico, l’editore Andrea Giannasi ha donato al noto personaggio un libro contrassegnato dall’iniziativa "libera libro". L’iniziativa consiste nel lasciare volontariamente un libro della casa editrice in un luogo pubblico (stazioni, bar, autobus) con apposto sulla copertina un adesivo contenente la richiesta di lettura e successivo rilascio del libro in un altro luogo pubblico per consentire ad un altro lettore di continuare la catena. Obbiettivo: la trasformazione del libro da mero oggetto commerciale in mezzo di scambio culturale
L’on. Fini travolto dalle risate echeggianti tra i padiglioni della Fiera, ha così risposto: "Quindi, una volta letto, devo fare delle fotocopie da distribuire alle persone che conosco?"
Alla domanda, l’editore ha fatto notare: "Scusi onorevole, ma la legge italiana sul diritto di autore vieta la riproduzione, anche parziale, dei libri".
C’è veramente poco da ridere...