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Ficarra e Picone al Teatro Antico di Taormina

Il duo palermitano ha contagiato d’ilarità il pubblico taorminese per due serate consecutive: il 20 e il 21 luglio.
di Piero Buscemi - martedì 31 luglio 2012 - 4574 letture

L’autoironia è l’anima della comicità. E’ una regola imprenscindibile per gli attori che operano in questa sorta di sottomarca della, spesso erroneamente enfatizzata, arte drammatica. Sarà per questo motivo che nella storia del cinema la lista degli attori drammatici è senza dubbio più lunga di quella dei comici che, tra una risata e l’altra, lasciano una scia emotiva, così profonda, da toccare le nostre vite per sempre.

Ci vuole autoironia perché non si può pretendere di far sorridere il pubblico, se non si riesce a ridere di noi stessi. Salvo accusa Valentino Ficarra e Picone lo hanno capito da tempo, sicuramente dall’inizio della loro carriera, iniziata idealmente in quel lontano 1993, proprio da un incontro casuale in un villaggio turistico a Taormina.

Ci vuole autoironia per poter lanciare le frecciatine riflessive all’indirizzo degli ancora fedelissimi e "duri" militanti leghisti che, ben celati dal vasto pubblico presente sugli spalti, accennavano dei risolini soffocati in risposta alle battute del duo comico sugli irriducibili slogan nazionalisti del Bossi nazionale & Co.

Ficarra e Picone hanno usato questa funzionale strategia per suscitare la risata, ma anche per descrivere e far riflettere sulle contraddizioni della società italiana con le quali, è fin troppo evidente che tutti abbiamo ragione e contemporeanamente, torto.

Lo spettacolo Il prete e il cherichetto messo in scena il 20 e il 21 luglio al Teatro Antico di Taormina e che andrà in replica anche nel mese di agosto, toccando varie tappe in Sardegna e in Puglia, per tornare in Sicilia, a Tindari, presumibilmente il 9 e 10 agosto, è caratterizzato da tre momenti teatrali attraverso i quali vengono messi in risalto, ma sicuramente anche in ridicolo i vizi, i difetti e le estrosità del popolo siciliano, sia nella vita quotidiana che nel rapporto con i problemi sociali quali la politica, il lavoro e la crisi economica.

Ma hanno saputo anche impersonare la figura degli oratori della morale, quella che con garbo e leggerezza ci costringe a scrutare le nostre coscienze, obbligandoci ad esporci in una scelta di vita che oggi, tra una ricorrenza di rito e l’altra a Falcone e Borsellino, a Beppe Alfano, a Dalla Chiesa, a Fortugno, a Rizzotto, Essere un politico siciliano tanto per citarne qualcuno, ci mette di fronte al nostro dovere di schierarci apertamente dalla parte del bene, perché recitando soltanto un ruolo da osservatori del giudizio, ci introduce automaticamente nella parte del male.

Sotto l’aspetto puramente teatrale, noi di Girodivite ci permettiamo di lanciare un suggerimento a Ficcarra e Picone, o a qualsiasi sceneggiatore che desiderasse occuparsene, quello di scrivere un film che li veda protagonisti accanto ad un altro mattatore della comicità italiana, Antonio Albanese.

L’inizio della sceneggiatura potrebbe essere questo, ad esempio: N’tonio (interpretato da Albanese) è un politico in pensione, ritiratosi a vita privata in una baita in Trentino; è stato protagonista del governo in carica nel periodo delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, durante il quale, casualmente, è venuto a conoscenza di un importante segreto di stato che ha portato al duplice omicidio di Falcone e Borsellino. Totò (Ficarra) e Tino (Picone) sono due giovani magistrati che stanno indagando sulle intercettazioni telefoniche che proverebbero i rapporti mafia-stato. Un giorno ricevono una misteriosa busta, all’apertura della quale, trovano due oggetti enigmatici: una cartolina turistica della località Andalo e un’agenda con la copertina rossa e all’interno, solo pagine bianche...


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