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Festa infetta all’Auro

Recensione del primo concerto in pubblico della Banda degli Infetti tenutosi nella serata di venerdì 26 novembre al centro sociale Auro di Catania.

di Serena Maiorana - mercoledì 1 dicembre 2004 - 5268 letture

Difficilmente una serata riesce ad essere divertente quanto quella di venerdì ventisei novembre all’Auro, centro sociale di Catania. Ospiti della serata erano "gli Infetti", ovvero "quelli dell’antico bastione", scanzonato gruppo di musicisti festosi che hanno saputo fare dell’improvvisazione un’arte, o meglio ancora una grande festa. Già, perché gli "Infetti" più che una band sono uno scanzonato gruppo d’amici. Per chiarire il concetto eccone la cronistoria.

Un ragazzo (Dario) prende in affitto un monolocale al pian terreno presso l’antico bastione degli infetti, a Catania. Dario è un musicista ed anche molti suoi amici lo sono. Iniziano così a riunirsi tutti proprio in quel monolocale (la bottega) per suonare e divertirsi insieme. Col tempo però la gente aumenta e con lei aumenta la musica. La bottega degli infetti così diviene ritrovo di festa, lazzaretto per ammalati in balia dei loro suoni.

Poi, un giorno, la banda degli infetti decide di uscire dalla bottega per portare anche in giro la sua musica, il suo rumore. Improvvisando tutto o quasi, ovviamente. Nasce così la voglia di un concerto (tenutosi appunto nella serata di venerdì) e prima ancora l’esigenza di far suonare anche le piazze e le strade.

Così prima di esibirsi sul palco dell’Auro gli Infetti tutti insieme, suonando, hanno attraversato le vie del centro di Catania. Da corteo variopinto di saltimbanchi quello degli infetti si è così trasformato in una rumorosa processione profana, in una delirante marcia danzante. La festa ed il delirio sono poi proseguiti per tutta la sera all’Auro, anche grazie a "Bob", singolare personaggio del gruppo che ha saputo intrattenere il pubblico grazie alle sue "incandescenti" esibizioni acrobatiche.

Ed intanto tutti suonavano e tutti ballavano. Almeno per una sera. E per quella sera si poteva arrivare anche a credere che quegli infetti avessero contagiato la città intera


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