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Festa dei Nonni e 80 euro

Non sempre nonno è sinonimo di pensionato

di Redazione Lavoro - mercoledì 5 ottobre 2016 - 3182 letture

L’accordo di Cgil Cisl Uil e governo sulle pensioni appare come un tentativo di circonvenzione di presunti incapaci trattando i pensionati come ritardati e utilizzando i pensionandi per destrutturare la previdenza pubblica. A tutto questo va aggiunta le retorica consumistica della festa dei nonni costruendo questa nuova categoria sociale che serve per rescindere definitivamente il legame e ogni rapporto dei pensionati con il mondo del lavoro da cui provengono. E un pezzo di campagna elettorale per il referendum è fatta.

L’accordo è una dichiarazione di intenti con il miraggio dei presunti 6 miliardi in tre anni, e questo spiega la segretezza dei lavori e l’ulteriore immersione mediatica con i futuri tavoli tecnici. Di fatto non ci sono altre cifre nel presunto accordo, né alcuna quantificazione reale di spesa, il tutto demandato alla prossima legge di bilancio. Gli intenti sottoscritti non sono altro i contenuti della propaganda sociale che il governo porta avanti da mesi in nome della ripresa e della crescita.

Analizzare le misure diventa importante per comprendere l’ennesimo imbroglio che la nuova concertazione ha prodotto.

La no tax area di fatto è la certificazione della povertà a cui si risponde con la solita mancetta delle esenzioni fiscali senza dire che la riforma dell’ISEE ha devastato la possibilità reale di recupero di reddito con l’accesso gratuito ai servizi. Il ritocco alla cosiddetta quattordicesima non copre neanche i famosi e fumosi 80 euro. Le ricongiunzioni onerose rimangono tali senza atti legislativi ma il calcolo della pensione verrà fatto pro rata con le regole di ciascuna gestione, quindi non si ricongiungono i periodi assicurativi ma si sommano gli assegni pensionistici maturati nelle singole casse. I lavoratori precoci sono raggirati e presi in considerazione solo se lavoratori bambini, le agevolazioni sono inesistenti. I lavori usuranti sono la telenovela delle pensioni, un fallimento storico che si ripropone pedissequamente. L’APE si appresta ad essere la nuova forma di previdenza "pubblica" in tutte le sue declinazioni (sociale, volontaria, aziendale ). Non solo si riduce l’assegno pensionistico percepito, ma si autofinanzia con prestito ed interessi. Questo vanifica il diritto derivante dalla contribuzione previdenziale, è l’inizio del superamento del calcolo contributivo e la spinta definitiva verso la previdenza integrativa. La pensione diventa premio di assicurazione e sempre meno diritto da contribuzione che, ricordiamolo, è salario differito. In questa operazione si inserisce la RITA che consente ai fondi pensione di acquisire una fetta del nuovo mercato. La perequazione delle pensioni in essere rimane un miraggio e forse nel 2019 si potrà riprendere prevedendo però un nuovo sistema di calcolo degli indici di rivalutazione, da leggersi come un’altra riduzione dell’adeguamento delle pensioni.

È evidente come ci troviamo davanti all’ennesima spallata alla previdenza pubblica e cgil cisl uil sono pronti a passare all’incasso nella fase due dell’accordo che prevede previdenza integrativa e ruolo consociativo delle tre confederazioni ormai soci di maggioranza con Poletti.

Isolare il problema della pensione, sia per chi la percepisce, sia per chi deve accedervi, è una scelta strategica di ulteriore divisione del mondo del lavoro e delle generazioni, mettendo gli uni contro gli altri. La condizione e il futuro dei pensionati è strettamente legato al mondo del lavoro e solo recuperando l’unità con che ancora lavora è possibile affrontare e risolvere i problemi di categoria sociale. La previdenza e lo stato sociale nel suo insieme sono nel mirino delle politiche governative ed europee, opporvisi è una condizione ineludibile di garanzia di futuro dignitoso.

La WFTU, Federazione Sindacale Mondiale, ha indetto per il 1 ottobre una GIORNATA INTERNAZIONALE DEI PENSIONATI, come indicazione di mobilitazione e organizzazione del settore sociale dei pensionati con il mondo del lavoro. È un’indicazione importante che apre una profonda riflessione sul modo dei pensionati, sulla necessità di recuperare protagonismo sociale e iniziative di lotta comuni contro la traduzione che i governi nazionali fanno della politica dell’UE. Un’indicazione che diventa significativa se pensiamo alle scadenze che abbiamo davanti. Il 21 ottobre è stato indetto uno sciopero generale nazionale con iniziative locali che consentono ai pensionati di essere presenti.

Il 22 ottobre è stata indetta una manifestazione nazionale contro la politica di contrazione sociale del governo Renzi. Le condizioni per una grande mobilitazione che si pone come obiettivo la caduta del governo ci sono tutte. Solo la fine di questo governo può consentire la difesa e il ripristino dei diritti sociali. Il 4 dicembre è stato indetto il referendum costituzionale in cui il nostro NO deve diventare NO alle politiche economiche e sociali che ci impoveriscono e ci costringono ad elemosinare qualche soldo per tirare avanti. La nostra dignità sociale ce la siamo conquistata con anni di lavoro, mettiamola nelle piazze e nelle lotte insieme a chi ancora lavora o non lavorerà per molto tempo.


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