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Ferrovie: la protesta dei pendolari

Una concorrenza che corre sul filo dei 300 chilometri orari tra i Frecciarossa di Trenitalia e gli Italo di NTV. Tutto il resto può aspettare.
di Giovanni Greco - martedì 31 luglio 2012 - 2025 letture

Sono 2milioni e 830mila i pendolari del treno; coloro cioè che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare o a studiare. Una crescita pari al 7,8% in due anni che viaggia di pari passo con la galoppante crisi economica che porta più persone a usare i mezzi pubblici.

E sono proprio questi nuovi utenti che lamentano una condizione del servizio ogni giorno più scadente: sono diminuiti i soliti vecchi treni e, quelli in circolazione, diventano ogni giorno più affollati. A questa rabbia si somma poi l’invidia nei confronti degli annunci che riguardano gli ’altri’ treni, ossia quelli che viaggiano sulla linea ad Alta Velocità tra Napoli e Torino, che al contrario crescono di numero, vedono offerte sempre più articolate, nuovi treni e investimenti.

Una concorrenza che corre sul filo dei 300 chilometri orari tra i Frecciarossa di Trenitalia e gli Italo di NTV. Tutto il resto può aspettare. Ed è così che la differenza tra un servizio di serie ‘A’, sull’Alta Velocità, e di serie ‘B’, su tutto il resto dei collegamenti nel Paese, diventa sempre più evidente e insopportabile. Basti dire che dal 2007 ad oggi, tra Roma e Milano i collegamenti Eurostar al giorno sono aumentati mentre, nello stesso periodo, a Genova i treni che attraversano la città da Voltri a Nervi sono passati da 51 a 37 su una linea percorsa ogni giorno da 25mila pendolari. Nello stesso arco di tempo a Roma, sulla linea Fiumicino Aeroporto-Fara Sabina, i 65.000 pendolari che ogni giorno si muovono su quella tratta hanno visto cancellare 4 treni, quando la linea è progettata per ’contenere’ 50mila viaggiatori al giorno.

Peggio va agli Intercity, chi si muove tra Piacenza e Milano ha visto cancellare un terzo dei treni, mentre chi si muove tra Prato e Bologna ha visto scomparire ‘solo’ un quarto dei treni. Per non parlare delle tratte che vengono abbandonate all’incuria più totale. E’ il caso della linea ferroviaria ‘Ascea–Pisciotta’ interessato da un possibile ‘rischio frana’. “Su quella tratta si trovano due binari, uno che ha più di 120 anni, l’altro che risale agli anni Settanta del Novecento - spiega Luigi Ciancio, segretario regionale della Feneal Uil Campania - proprio il binario più giovane è minacciato da un rischio di frana quasi trentennale”.

Scelte strategiche difficili da capire. “Il governo – accusa il dirigente sindacale - finanzia i collegamenti ferroviari che vanno dal nord della penisola fino a Roma, lasciando la restante parte del paese indietro, come sempre”. Convenienza economica? Forse. Sta di fatto che sulle linee ad alta velocità sono mediamente 40.000 i viaggiatori al giorno; sono moltissime, invece, le linee pendolari che superano o si avvicinano a questi numeri. Nelle altre città europee è a queste linee che si guarda con più attenzione, si punta a garantire percorrenze medie più elevate e con minori interruzioni, con treni più capienti a due piani.

Insomma, il servizio ferroviario regionale soffre forti criticità derivanti da decenni di investimenti insufficienti cui, nelle ultime stagioni, si è aggiunto il taglio di spesa sui trasferimenti. L’Alta velocità non è riuscita a promuovere, come è avvenuto altrove, lo sviluppo equilibrato del trasporto su rotaia sull’intero territorio nazionale, proprio nel momento in cui, complice anche la crisi economica e la congestione delle aree metropolitane, cresce significativamente la domanda di treno.

Nasce da questa contraddizione l’idea di una assemblea nazionale convocata per sabato 6 ottobre e promossa dal Comitato Forum Nazionale Tpl che tiene insieme moltissime associazioni di consumatori (Altroconsumo, Adoc, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Codici, Federconsumatori, Forum Ligure Tpl, Legambiente, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori, WWF Italia).

L’idea – spiegano in un comunicato – è di costituire un coordinamento autorevole di tutte le forze, associazioni di consumatori e utenti, comitati pendolari, ambientalisti sensibili alla mobilità sostenibile, che possa confrontarsi autorevolmente con il Governo, le Regioni, il Gruppo Fs e gli altri protagonisti delle politiche dei trasporti”. L’obiettivo è quello di: “difendere ed aggiornare il concetto di ’servizio universale’; assicurare gli investimenti necessari ad ammodernare e potenziare il servizio su ferro nelle aree metropolitane; difendere il trasporto ferroviario regionale”.


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