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Federer, nove volte Basilea

Novantanove volte vincente. Secondo di sempre, dietro Jimmy Connors, che lo precede a quota 109.
di Piero Buscemi - domenica 28 ottobre 2018 - 706 letture

Non era scontata, stavolta. Questa nona vittoria nel torneo di casa. Troppe volte avevamo assistito a questo torneo, uno degli ultimi dell’anno, come una sorta di passerella casalinga di Federer, protagonista da finalista e ancor più spesso, da vincitore. Ma quest’anno, gli elementi da tenere in considerazione a sfavore dello svizzero erano più di uno. L’età che già nei precedenti tornei di questo 2018 aveva mostrato qualche crollo mentale, se non fisico, in troppe occasioni.

Federer è ormai cosciente di questo particolare, in tempi dove il tennis è diventato uno sport prettamente fisico, dove la resistenza e la velocità del gioco fanno la differenza. Le sue scelte programmate, che hanno sconvolto l’andamento quasi lineare degli anni precedenti, non possono non avere tenuto conto di non riuscire ad essere competitivo in superfici che, anche nel passato, non gli hanno regalato molte soddisfazioni.

Un altro elemento da valutare con la giusta misura, anche in vista dell’imminente palcoscenico finale delle Atp Finals e, volgendo lo sguardo al prossimo anno, il livello che lo svizzero riuscirà a mantenere nella prossima stagione, la voglia ancora di provare a competere a certi livelli, togliendosi ancora qualche soddisfazione.

Davanti ad un pluricampione, nessuno si pone in rispettosa sottomissione, tutt’altro. E’ proprio una sorta di prova del nove che spinge gli avversari, tutti più giovani dello svizzero, a misurarsi con i propri progressi tecnici e vedere nel campione il salto di qualità della propria carriera sportiva.

La settimana non era iniziata con un Federer padrone della scena e gli avversari, umili comparse dell’inarrestabile cammino fino alla vittoria finale. Le difficoltà riscontrate contro Krajnovic, battuto solo al terzo set, al primo turno, avevano evidenziato troppi problemi al servizio, arma risolutiva e indispensabile nel gioco dello svizzero, ma anche degli alti e bassi pericolosi della condotta mentale della partita.

Anche il tedesco Struff, al secondo turno, e il francese Simon ai quarti, avevano sfiorato l’impresa di bloccare il cammino del campione in carica del torneo, rovinando la festa agli spettatori locali, ma anche a coloro che sperano nell’immortalità sportiva di Federer. In semifinale, con non celata sorpresa, un livello di gioco degno dei migliori anni, ha annientato qualsiasi sogno ambizioso del russo Medvedev, altra speranza in attesa di esplosione di questo imprevedibile sport. Un leggero calo mentale di Federer, dopo aver dominato il primo set vinto 6-1, e un ritorno di carattere del russo, hanno solo allungato una partita che sembrava dovesse concludersi in meno di cinquanta minuti.

Dall’altro lato del tabellone, proveniente dalle qualificazioni, un sottovalutato Marcus Copil, tennista rumeno che molti non ricordavano di aver visto giocare tanto recentemente, si liberava di Zverev senior, del temibile Lajovic, per accedere nel tabellone principale e sbarazzarsi dell’americano Harrison, di un sempre quotato Marin Cilic, l’altro americano Fritz ai quarti e poi, con indubbia sorpresa, mentre ci si aspettava una sorta di rivincita con Federer, il gioiellino e grande speranza del tennis teutonico, Alexander Zverev.

Dotato di un servizio esplosivo, che raggiunge anche i 230 km/h, Copil si è presentato al pubblico di Basilea con l’intenzione di rovinare la festa a tutti, anche ai raccattapalle, già pregustanti della tradizionale pizza con una leggenda vivente del tennis. Solo l’esperienza e la voglia di dimostrare ai più scettici che, venti anni di carriera costruita ad altissimi livelli, non può chiudersi senza quella che molti definiscono il canto del cigno e che, senza timore di essere smentiti, non sembra sia rappresentato dalla finale di oggi.

Sicuramente, oggi Federer rappresenta quella mina vagante che, in certe occasioni concede la parte di primo attore all’avversario, nelle giornate di scarsa forma, ma della quale occorre ancora fare i conti se non si vuole incorrere a impreviste sorprese. Considerazioni che gli altri sette partecipanti del torneo conclusivo di Londra, che vedrà appunto i primi otto giocatori del mondo confrontarsi nell’Atp Finals, dovranno valutare con molta attenzione, se vorranno sollevare l’ultimo ambito trofeo della stagione.

Un plauso particolare va a Marcus Copil, giocatore elegante e, a volte interprete di un gioco d’altri tempi, Sasha Zverev ha sofferto moltissimo le palle corte del romeno e il suo rovescio a una mano, potente e preciso. Un giocatore che ha offerto al pubblico di Basilea una partita combattuta e mai dall’esito scontato, ricevendo in cambio gli apprezzamenti del campione svizzero. Una degna ricompensa per un giocatore di 28 anni che non ha mai vinto un torneo nella sua carriera. 7-6/6-4, il punteggio finale.

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Cerimonia di premiazione
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Marcus Copil
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Copil solleva il trofeo del finalista
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Federer al suo nono successo a Basilea


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