Favole natalizie

Dobbiamo essere più buoni ed io lo voglio essere
di Adriano Todaro - mercoledì 23 dicembre 2015 - 2724 letture

Quando leggerete queste note, è quasi Natale. E, malgrado sia la festa più falsa, stucchevole e triste esistente, la vulgata comune recita che, almeno in questo periodo, bisogna essere bravi, volersi bene, non pensare male del prossimo eccetera. Naturalmente anch’io, pur essendo politicamente scorretto, sarò più buono o, almeno, tenterò di essere buono.

E allora vi voglio raccontare alcune storie giornalistiche (ma non solo) che hanno un finale consolatorio e natalizio. La prima storia riguarda la magistratura di Sorveglianza di Catania (la quale ha affidato l’esecuzione del provvedimento alla Procura di Catanzaro), che è riuscita ad assicurare alla giustizia un pericolosissimo bandito, facendo così tirare un respiro di sollievo non solo ai siciliani ma anche ai calabresi. Dunque il bandito in questione è un tizio di 81 anni, invalido al 100%. Ora voi, risaputamente un po’ leggeri, vi soffermerete sull’età e sull’invalidità e vi domanderete come può essere pericoloso uno così. Errore. Non dovete soffermarvi sui primi dati, dovete scavare più a fondo. Se lo fate scoprirete che Francesco Gangemi, questo il nome per pericoloso delinquente, già due anni orsono, a 79 anni, era finito in galera. Ma a quell’età non si va in galera, voi direte. Dipende. Qua era evidente la pericolosità dell’individuo. Lasciatemi però andare avanti perché se no, come al solito, mi perdo.

Era finito in galera (pena poi sospesa per le proteste sollevate da più parti), per aver scritto e diffamato una persona. Non solo Ma ciò che è più grave si era rifiutato di fornire al magistrato la fonte delle sue notizie. In Italia, si sa, hanno il diritto di non pubblicizzare le proprie fonti, i sacerdoti, i medici e le levatrici. I giornalisti, secondo alcuni magistrati, non possono rifiutarsi nel fornire i loro nomi. Ma c’è un Codice per i giornalisti, quello deontologico, che dice chiaramente che i giornalisti non debbono rilevare le proprie fonti. Una norma prevista anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Anche questa volta non andrà in galera ma siccome deve scontare un residuo di pena di 2 anni 11 mesi e 16 giorni, Gangemi starà agli arresti domiciliari.

Converrete con me che è una buona notizia. Anzi, due buone notizie. La prima che l’incallito ultraottantenne sia stato messo nelle condizioni di non nuocere; la seconda, forse perché il Natale quando arriva arriva, è che invece del carcere se ne starà beatamente in panciolle a casa sua a mangiarsi il panettone e qualche cannolo.

Un’altra notizia riguarda la Gran Bretagna e vede come protagonisti nientepopodimenoche il principe Carlo. Ora dovete sapere che il Carletto è sempre stato un po’ biricchino. Lo si vede anche dalla faccia. Sembra uno che ha appena terminato di bersi tre pinte di birra corrette gin. Comunque sia, il principe di Galles, figlio maggiore della regina Elisabetta, s’è inventato di obbligare, i giornalisti che lo vogliono intervistare, a sottoscrivere un documento di 15 pagine dove tutto è stabilito in partenza. Il documento è stato sottoposto anche al canale Tv inglese Channel Four che lo voleva intervistare in quanto relatore, a Parigi, alla conferenza sul clima. Appresa questa norma-ghigliottina, il canale Tv ha fatto ciao ciao con la manina e non l’ha intervistato mentre il quotidiano L’Indipendent ha parlato di censura stile nordcoreana.

Non è una bella storia anche questa? Da noi, invece, il presidente del Consiglio presenta i libri dei giornalisti (non tutti, ovviamente, solo quelli bravi e corretti, tipo Bruno Vespa). A lui non c’è bisogno di fargli firmare alcunché. Il Bruno è talmente corretto che al massimo potrebbe domandare al boy scout se a Natale preferisce mangiare il panettone o il pandoro. Che, converrete, è una domanda coraggiosa da vero cane da guardia della democrazia.

Inoltre, il nostro presidente Mai Eletto, si permette di fare l’imbonitore, microfono alla mano, censurando i giornali che non cantano la sua messa cantata. Altro che principe Carlo. La vera libertà di stampa abita da noi, in Italia. Da noi non c’è bisogno del Freedom of Information Act. Da noi sono i politici che si scelgono direttamente gli intervistatori. Infatti, nella graduatoria mondiale di Reporters sans frontières, siamo al 73° posto. Prima dell’Italia c’è il Senegal, il Burkina Faso (46), la Bosnia e addirittura il Botswama alla 42/a posizione.

Ci sono altre notiziette che, a Natale, scaldano i cuori. La prima è che, finalmente, dopo cinque anni, i lavoratori del pubblico impiego, avranno un bell’aumento in busta paga. Un vero regalo di Natale: 5 euro netti. E questo, pensate un po’, ogni mese. La seconda notizia è che i possessori di yacht di lusso non pagheranno più la relativa tassa. In più, se avete contraffatto l’olio extravergine di oliva siete perdonati mentre se avete evaso il fisco sappiate che il governo ha alzato i termini per gli accertamenti.

Un’altra buona notizia è che è morto Lucio Gelli. Dopo 96 anni di guai, finalmente non è più fra noi. E ancora. Ottanta dipendenti di Forza Italia sono stati licenziati. D’altronde si sa: quando va bene viva Michele e quando va male in culo a Pasquale.

Un’altra? Massì. Diamogli dentro che è Natale. La Madonna dei Boschi Fioriti si è autoassolta con il proprio voto. Ma siccome è Natale ci ha deliziato con una storiella che riguardava la sua famiglia, strappalacrime: “Mio padre, figlio di contadino, per andare a scuola e diplomarsi, ogni giorno faceva 5 chilometri a piedi all’andata e 5 chilometri a piedi al ritorno e 40 minuti di treno”.

Contenti? Non potete lamentarvi di me. Vi ho dato delle belle notizie. Notizie da meditare e da conservare nel vostro cuore. E mentre la neve imbiancherà le case proprio la notte di Natale, mentre, in lontananza, sentirete la dolce melodia di “Tu scendi dalle stelle” interpretata da una ex ministra, voi raccoglietevi davanti al presepe, guardate Gesù nella culla ed abbiate un pensiero positivo nei confronti non solo degli esosi dipendenti pubblici ma, soprattutto, di chi possiede yacht di lusso. E pensate al povero babbo della Madonna dei Boschi Fioriti, a piedi, al freddo e al gelo pur di diplomarsi e diventare vicepresidente di banca.

L’unico a cui non dovete pensare è Gelli. Lui, anche laggiù se la caverà perché conosce tutti i potenti. Anche Belzebù.


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