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Fava ovvero Vieni a giocare con noi in Sicilia...


“Giochiamo la carta Fava”. Quando c’è da risolvere un qualche problema, in Sicilia, c’è sempre una “carta” che è possibile utilizzare.
mercoledì 13 settembre 2017 , Inviato da Sergej - 957 letture

Ce lo chiediamo. E’ un ennesimo caso, esemplare, di intelligenza esportata all’estero che rientra, per amore della propria terra, per il ricatto morale che viene fatto a tutti gli emigrati all’estero: "Tu devi il tuo sangue, le tue radici, al Tuo Paese!". E così questi poverini che sono stati sbattuti fuori dalle porte di casa tornano, sperando davvero di poter fare qualcosa di buono. Solo che il Paese che hanno lasciato è diventato altro, si è infognato ancora di più e loro sono pesci fuor d’acqua. Gli emigrati sono la carta che nei giochi interni si usa, tanto mischini non capiscono nulla, persino la loro lingua è ormai irrimediabilmente diversa. E’ quello che sta succedendo con Claudio Fava che torna in Sicilia a cercare di salvare il salvabile di una sinistra (da noi tanto amata e come per le cose amate ci fa soffrire, e finiamo per parlare solo di lei ché degli altri non ce ne frega nulla...) che è da così tanti decenni allo sbando?

“Giochiamo la carta Fava”. Quando c’è da risolvere un qualche problema, in Sicilia, c’è sempre una “carta” che è possibile utilizzare. Non stiamo parlando di Ingroia, che è invece il tizio che tutti i giornali della destra intervistano perché lui ha sempre qualcosa di buono per loro - sia che si trasferisca ad Aosta o che accetti un incarico da Crocetta e via degenerando -. Mentre Finocchiaro si nega, lei è politica navigata e sa che in Sicilia non la vota neppure sua madre - ma giusto per proteggerla, perché sa che sta benissimo a Roma mentre in Sicilia non avrebbe modo di far lavorare neppure suo marito -, Fava invece si presta.

E dato che Fava “si presta”, è come quei giocatori che nessuno farebbe mai giocare in campo perché tutti sanno che non ha fiato e neppure maglietta, ma serve per tutt’altri incomodi che una semplice tornata elettorale, con conta di voti e cose del degenere. Fava è giornalista editorialista di prim’ordine, bravo parlatore (del resto, i discorsi se li scrive lui stesso), ha svolto con coscienza il suo lavoro di eletto al parlamento Europeo - e naturalmente nessun giornale italiano ha mai scritto su quello che fanno i parlamentari europei, altrimenti si dovrebbe dire di Salvini, oppure del buon Nencini - chi è Nencini? ma come! Nencini, quello del partito socialista…

Fava è uno che “si presta” per le ammuchine politiche, le ammucchiate igienizzanti che servono a derattizzare quello che a sinistra rimane. Uomo delle coalizioni impossibili. Impossibili perché non hanno mai portato a nessuna affermazione di qualsiasi consistenza a Sinistra. Tutti in Sicilia ancora ricordano perfettamente le ultime elezioni, quando si presentò e poi dovette subito dire che non poteva presentarsi, perché non aveva la residenza sicula ma a Bruxelles. Chi lo presentò lo sapeva bene, ma aveva tutt’altro scopo che farlo partecipare. Il poverino viene sempre prestato a sua insaputa. Per sua dignità, ne siamo convinti, se sapesse di essere usato come lo è sempre stato - qualcuno ricorda che è stato anche nel PDS, quando affrontò coraggiosamente il malaffare del partito che ereditava la classe politica dei miglioristi del PCI: anche quella volta doveva servire alla bisogna, la sua faccia di bel ragazzo per far credere ai siciliani che il PDS era lui, e non quei marpioni del PD che continuano a esserci tutt’ora (tranne qualcuno a Messina che ha avuto qualche problema con la giustizia, ma presto tornerà in auge appena finisce la parentesi breve della coreografica giunta Accorinti) - se sapesse, dicevamo, farebbe il gran rifiuto.

Ma non sa. E dunque “si presta”. E stavolta serve a D’Alema e Bersani per far finta che loro contano qualcosa in Sicilia, cosa che susciterebbe l’immediata ilarità se non fosse tanto oniricamente risibile. Per cui mentre i partitini locali della Sinistra giocavano alla politica, loro - i tenutari dell’intelligenza italica - hanno annunciato a reti unificate che il candidato era lui, l’abatino Fava. I partitini hanno saputo dell’annuncio e si sono affannati a confluire. E Fava “si presta”. Perché a tutti fa sempre piacere essere considerato un Rivera della politica italiana, giocatore sempre giovane e gagliardo, capace di unificare le anime e pacificare gli spiriti settari. Solo che sempre di più si sentono gli anni, e Fava generoso “si presta” ma ha ormai sessant’anni e le cicatrici di tutti questi anni di politica cominciano a vedersi. E i partitini settari sono briciole sempre più minuscole, scomposizioni di atomi ormai privi di energia. La carta si fa sempre più logora. Serve a nascondere i traffici politici che i monopolisti dell’intelligenza italica compiono - a loro non gliene frega assolutamente nulla della Sicilia - e dirotta l’attenzione dei sinistrati su quello che avviene sulle altre sponde, l’accordo che ha già spartito la Sicilia nell’ennesimo patto della sacra alleanza tra PD e Berlusconi.

Berlusconi, perché la destra è ridotta a destrucola, e sniffatori di professione. Mentre il PD democristiano per fare accordi e spartire poltrone si riunisce da Mario Ciancio, il padrone de La Sicilia (ora dato in eredità a Domenico Ciancio, il figlio), che per loro ha a una medaglia al valore in più da quando, da poco, ha ricevuto un rinvio a giudizio con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

La Sinistra Settaria - i più benevoli come il sobrio Civati la chiamano ancora “identitaria” - in Sicilia non arriva all’uno percentuale. Perché un operaio o un contadino, oppure un impiegato, una ragazza madre ecc. dovrebbe votare per costoro che sui problemi quotidiani non ci sono mai ma si eccitano solo nelle loro riunioni ristrette di segreteria? Ma si sa, meno banchettanti ci sono al tavolo vero, quello del PD e di Berlusconi, meglio è per loro, per il Grande Centro che è il buco nero della politica italiana. Rimangono gli scimuniti degli indipendentisti di varia vanità forconeria e mascheramento, e il Terzo Incomodo. Il Terzo (odiatissimo) Incomodo sarebbe il Movimento 5 stelle. Ma qui stendiamo un velo agnostico.

Il buon Macaluso ricorda come i genitori di Crocetta erano comunisti, e che il pedigree di Crocetta sembrava tanto buono... La realtà è che un territorio (una regione) può esprimere una classe politica solo se ha una borghesia capace. Non lo abbiamo sempre detto che le sovrastrutture politiche democratiche sono "solo" lo specchio della borghesia al potere? Beh, in Sicilia la borghesia è debole e marginale, e probabilmente sono sempre state le forze politiche della sinistra che hanno provato a esprimerle. Una borghesia sconfitta, esprime una classe politica debole e inconsistente. Occorrerebbe vedere cosa altro c’è, oltre alla borghesia (e alla cattiva coscienza borghese che si esprime nella sinistra), e magari provare a parlare con questi altri ceti, soggetti, accumuli - se qualcuno è capace di farlo oltre alla destra che promette posti di lavoro e ha tutto l’interesse a che i problemi non vengano mai risolti.

Per ora speriamo di non dover più parlare della carta Fava, prestata o meno che sia, infarcita o meno che sia di buone intenzioni e di mandanti e accompagnatori pessimi.



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