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Fascista: un soprannome per anziani o un modo di agire?

C’è un silenzio che non riguarda l’ambiente fisico ed è quello dell’amnesia, del non voler sapere prima e ricordare poi. Che da sempre alimenta i regimi totalitari ed episodici all’interno di un sistema democratico.

di Silvia Zambrini - mercoledì 19 ottobre 2022 - 2402 letture

È abbastanza consuetudine per un attuale politico di estrema destra dichiararsi estraneo al fascismo per motivi anagrafici, trascurando che questo termine, nato in Italia nel ’19, è diventato poi un concetto universale da riferirsi a qualsiasi sistema politico repressivo.

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Milano 1975 - Manifestazione dell’organizzazione di estrema destra Fronte della Gioventù. Fonte lombardiabeniculturali.it

Siamo tutti testimoni di regimi moderni che hanno agito e agiscono attraverso privazioni di libertà, arresti, sparizioni di civili mentre fuori tutto procede nella “normalità”: durante le cruente dittature nei paesi dell’America Latina la gente andava a lavorare, a studiare, utilizzava il tempo libero nei modi più abituali e il commento, quando si sapeva di persone disperse, era che evidentemente qualcosa avevano fatto! É l’attuale fascismo: senza parate, rappresentazioni di piazza e simboli, che agisce attraverso la minaccia, la paura. Che annienta chi potrebbe essere scomodo facendolo sparire, detenendolo in carcere (come con gli studenti stranieri in Egitto). Il tutto secondo tacito consenso perché un regime gode pur sempre di una cospicua parte di civili che ne beneficia e di un’altra che lo teme: da qui l’indifferenza, il non sapere, il non vedere.

Costrizione, detenzione, impossibilità di esprimere idee diverse, condanna nei confronti di chi non si è adeguato a schemi famigliari, sessuali tradizionali mediante sentimenti di non tolleranza sempre vivi anche nei paesi più avanzati: chi oggi si accinge a governare uno Stato democratico dovrebbe essere consapevole di tutte quelle componenti che possono portare alla repressione in occidente e, anziché discolparsi preventivamente da accuse non direttamente a lui rivolte, sottolineare l’impegno in difesa di una democrazia che, anche a causa di forze maggiori (come quella di un guerra in corso) rischia di vacillare perché occorre trovare una sintesi tra opinioni discordanti.

Durante il dibattito mediatico di una campagna elettorale breve quanto accesa, più volte è stato chiesto ai leader della destra quanto ancora Mussolini contasse per loro ma non altrettanto di esprimersi su episodi di fascismo avvenuti in Italia quando essi c’erano ed erano impegnati in politica, come nel 2001 a Genova in occasione del G8 quando la polizia a freddo fece irruzione nella scuola Diaz che ospitava i dimostranti: una “macelleria messicana” (così come definita dai media) voluta da esponenti dell’allora governo di centro destra. Ai leader della sinistra è stato chiesto come pensassero di attuare una politica dell’accoglienza ma non altrettanto perché in tanti anni di governo non avessero mai cambiato la legge Bossi Fini o se intendessero rinnovare l’accordo del 2 febbraio 2017 tra governo libico e italiano (allora in mano al centro sinistra): un accordo finalizzato a contrastare l’immigrazione irregolare che di fatto continua a significare l’internamento di profughi in lager dell’orrore e l’aumento di “scomparsi” che non si sa se sono morti in mare o sono prigionieri nei campi di concentramento libici.

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Milano ottobre 2022. Cittadini sfilano davanti a Palazzo Marino mostrando l’immagine di migranti in fuga dalla Libia attualmente dispersi

Sono queste delle sacche di fascismo, e di complicità con esso, di cui i politici a fatica si assumono le responsabilità come nel caso degli omicidi nelle carceri o in fase di arresto: la violenza istituzionale, legale, autorizzata (anche in un paese democratico) che si traduce in un silenzio altrettanto istituzionale, condiviso, rotto a fatica dai famigliari delle vittime e da civili sensibili alla violazione dei diritti umani. Perché allora relegare il fascismo al passato, come episodio ormai morto, fuori moda, obsoleto, retorico?

​A parte il fatto che certi periodi non muoiono mai, forse sarebbe onesto, specie da parte di chi si accinge a governare un paese e presiedere le Camere, esprimersi con coerenza...e magari un po’ di autocritica in merito a un passato non proprio conforme con un’identità di nazione ispirata a valori cristiani su cui tanto adesso si insiste; uscendo da quello stesso silenzio, stato di amnesia, col quale sempre si è cercato di nascondere le atrocità dei totalitarismi del ’900 e delle politiche fasciste in corso lì dove mancano i presupposti necessari di democrazia.


Questo articolo è uscito anche su Fana.one.



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