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Fabrizio Donato: triplo d’oro

L’italiano vola a 17,63 (ventoso) e conquista la medaglia d’oro agli Europei di atletica di Helsinki.
di Piero Buscemi - martedì 3 luglio 2012 - 3106 letture

Il fascino avventuristico dell’atletica leggera, disciplina per eccellenza tra gli sport più antichi praticati dall’uomo, ha perso negli ultimi anni la sua capacità attrattiva per coloro che si rispecchiavano in un modo diverso di concepire lo sport, lontano dai grossi interessi economici che hanno spesso falsato e "truccato" i risultati.

Il doping in tutto questo ha fatto la sua parte. La corazzata della Germania dell’Est che spadroneggiava il tartan in ogni angolo del mondo già alla fine degli anni ’70, proseguendo fino alla caduta del muro di Berlino, ha segnato un cambiamento di rotta verso l’atletica e i suoi nostalgici accostamenti decoubertiani.

Chi non ricorda le famose canottiere blu dei primi esperimenti a colori della televisione italiana, che facevano da sfondo all’acronimo DDR (Deutsche Demokratische Republik) che avvolgevano le fasce muscolari e raramente aggraziate delle atlete tedesche nelle manifestazioni internazionali degli anni ’80?

Il dominio era incontrastato e sospetto. A parte i successi personali nelle gare singole delle campionesse tedesche, nella velocità a squadre, le staffette 4x100 e 4x400 aggiornavano il record mondiale ad ogni occasione agonistica. Cognomi come Koch, Goehr, Gladish, Oschkenat, fino alla Drechsler, alla Krabbe. Per non parlare della Heidi Krieger, campionessa di lancio del peso che, per la massiccia somministrazione di steroidi, assunse connotati maschili, così evidenti da decidere di sottoporsi ad un intervento chirurgico per diventare uomo, cambiare il nome in Andreas e sposarsi con un’altra vittima del doping, la nuotatrice Ute Krause.

Il fenomeno coprì in parte i sospetti su altre potenze internazionali di questo sport. A parte il caso emblematico del centometrista Ben Johnson che stupì il mondo, prima, e si ricoprì di ridocolo, dopo, in occasione delle Olimpiadi di Seul ’88 e il suo, per quei tempi, fantasmagorico 9.79 ottenuto in finale, la vicenda della Florence Griffith-Joyner, la velocista che durante gli stessi giochi di Seul fermò il cronometro sul tempo 10.49 sufficiente addirittura per entrare nel lotto dei finalisti maschili della gara dei 100 metri, sconvolse il mondo quando nel 1998 morì a solo 38 anni per una crisi epilettica, che lasciò seri dubbi sulla sua assunzione di anabolizzanti che giustificassero i suoi risultati sorprendenti (registrò a Seul anche il fantastico tempo di 21.34 nei 200 metri).

In tempi più recenti, anche la Cina sfornò dal nulla campionesse del fondo e del mezzofondo, meterore capaci di vincere medaglie d’oro e frantumare record mondiali nella maratona e nei 10.000 metri, per poi sparire nel nulla, occultate anche dagli scandali sul doping e le conseguenti squalifiche.

Domenica 1° luglio, a meno di un mese dall’inaugurazione delle Olimpiadi di Londra, mentre i calciofili si stavano preparando alla finale del campionato europeo di calcio, che ha visto protagonista l’Italia, si chiudevano anche gli Europei di Atletica Leggera di Helsinki 2012.

Helsinki ha da sempre rappresentato la sede ideale per rappresentare l’atletica leggera e i suoi antichi fasti, di leggende e imprese eroiche. E’ stata anche la sede dei Mondiali di Atletica nel 1983, l’edizione che ci fece conoscere il campione statunitense Carl Lewis, capace di vincere tre medaglie d’oro, rispettivamente nei 100 metri, il salto in lungo e la staffetta 4x100.

Domenica, adombrata dalla manifestazione calcistica che abbiamo citato, l’italiano Fabrizio Donato ci ha regalato la medaglia d’oro nella disciplina del salto triplo, con un salto di 17,63 metri che meritava una maggiore enfasi mediatica. Un risultato che, in parte, ha compensato la delusione della disfatta della nazionale italiana di calcio ad opera della Spagna e ci auguriamo, possa rilanciare un interesse verso uno sport quale l’atletica leggera, culla di culture, di antichi miti e di un’espressione più pura e nobile dell’attività sportiva in genere. Guardiamo a Londra per provare ad avere le risposte. Se non altro, più pulite.


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