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Fabio Bordignon “Il Partito del Capo” (Apogeo/Maggioli)

I partiti nel corso di questi ultimi vent’anni hanno viepiù abbandonato la matrice ideologica per diventare piuttosto espressione di un leader. Fabio Bordignon ne “Il partito del capo” ci fornisce un’analisi sistematica della personalizzazione della politica in Italia.

di Emanuele G. - lunedì 27 gennaio 2014 - 5031 letture

Il libro di Fabio Bordignon è un progetto editoriale che parte da lontano. Si inserisce in un’intensa attività di ricerca politologica portata avanti dal Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell’Università di Urbino Carlo Bo. Attività finanziata sia dal MIUR che dall’Unione Europea. Il comitato di direzione di tale progetto di ricerca è composto da alcuni dei più attenti e validi studiosi di Scienza Politica italiani. Mi riferisco a Mauro Calise, Luigi Ceccarini, Ilvo Diamanti, Fortunato Musella e Francesco Ramella. Da queste premesse si può ben capire quanto sia alto ne “Il Partito del Capo” il livello di analisi scientifica e di metodologie di ricerca applicate. Non si tratta – per farla breve – del solito instant-book su un argomento di forte attualità culturale, politica o sociale.

L’oggetto di analisi del libro è quanto meno attuale. Anzi cerca di svolgere una riflessione ampia e accurata su uno dei fenomeni più originali emersi nel corso della vita della c.d. “Seconda Repubblica”. Ovverossia la mutazione genetica dei partiti. Entità sociali che con il passare del tempo hanno perso la loro connotazione ideologica per addivenire a una fase ove la figura preminente del leader la fa da padrone. Proprio in questi giorni viviamo un chiarissimo esempio di questa mutazione. Il personalismo e il protagonismo di Berlusconi e di Renzi. La personalizzazione della politica che porta un partito ad essere costruito ad immagine e somiglianza di un “capo” sta diventando uno dei argomenti topici della riflessione politica e politologica in Italia. Una novità assoluta visto che nel c.d. “secolo breve” le persone era una variabile dipendente del partito e non viceversa come ai giorni nostri. Un fenomeno da analizzare in maniera seria e documentata poiché condizionerà – e non poco – l’avvenire della democrazia nel nostro paese.

“Il Partito del Capo” è strutturato in maniera esemplare poiché ci accompagna ad un’esaustiva lettura del fenomeno ricordato poc’anzi. Le prime quaranta pagine del libro sono dedicate a presentarci i punti chiave dell’analisi posta in essere dall’autore. Si parte proprio dalle definizioni e dal delineamento dei processi che hanno modificato profondamente la politica italiana in questi ultimi vent’anni. Particolare enfasi è stata posta su tematiche assolutamente pertinenti quali l’anti-politica, i rapporti fra il leaderismo e la televisione, il ruolo della rete e cosa significa essere leader in una società post-moderna. Capirete che sono tematiche fondamentali e precipue. Il capitolo secondo in maniera opportuna ci ricorda le esperienze dei paesi stranieri soffermandosi su Stati Uniti, Europa Occidentale ed Europa dell’Est. Il fenomeno non solo italiano anche se qui ha assunto un carattere maggiormente “patologico” se mi è consentito usare tale terminologia. Nella parte seconda che debutta a pagina 69 si ripercorre la storia della politica italiana cercando di individuare fatti, persone e circostanze che hanno modificato nel corso del tempo la qualità della politica in Italia. Il capitolo quarto sottopone ad indagine il rapporto fra i leader e l’elettorato. Ponendo interrogativi appropriati e cercando di mettere in luce i processi identificativi fra il leader e il proprio elettorato. Nella parte terza si affronta il problema del leaderismo a sinistra appuntando l’attenzione su Di Pietro, il vari segretari del PD, Vendola e Grillo. L’ultimo capito – il sesto – intende comprendere l’evoluzione del fenomeno adoperando le categorie dell’Io, del Noi e del Loro. Ma il partito del leader ha lo stesso significato del leader del partito?

Il libro ci lascia con una conclusione che serve da pungolo per ulteriori discussioni e approfondimenti: “Tra partito personale e partito di persone”. Un titolo quanto mai attuale. Se la politica è sentita come un’entità passiva allora si da spazio ai leader. Ma se la gente vuole partecipare di più ha senso parlare di partito di persone. In breve, il problema rimane sempre il solito. Qual è il livello di cultura politica del nostro paese? “Il Partito del Capo” si chiude con un’interessantissima appendice: documenti utilizzati per l’analisi quantitativa e un’estesa bibliografia sull’argomento. “Il Partito del Capo” è un saggio ammirevole ed esemplare.


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