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Faber li avrebbe cacciati fuori dal tempio

Un giorno qualcuno ci spiegherà perché la rai, con una fiction, ha preteso di spiegarci chi fosse Faber.
di Piero Buscemi - martedì 13 febbraio 2018 - 3604 letture

Me ne fotto che Luca Marinelli sia bravo. Me ne fotto che abbia imparato a suonare la chitarra per entrare nel personaggio. Me ne fotto se questa fiction parteciperà al Los Angeles-Italia Film Festival. Me ne fotto se tutto questo è un omaggio al più grande artista che l’Italia abbia mai partorito.

Me ne fotto se tutti terranno a dire che di De André non ne nasceranno più. Me ne fotto se si dirà che l’eredità artistica di Faber, difficilmente sarà raccolta da qualcuno. Me ne fotto se si sprecheranno altre migliaia di parole per definirlo poeta.

Me ne fotto se il suo nome e le sue parole vengono regolarmente prese a prestito, a sostegno di un ideale che poi nessuno ha le palle e la voglia di mettere in pratica. Me ne fotto di sentire ancora una volta dire che i suoi versi erano adagiati sulle vite degli ultimi.

Me ne fotto se vorranno raccontarmi un aneddoto segreto della sua vita di uomo, prima ancora che di artista. Me ne fotto se parlasse contro la guerra, perché parlare contro la guerra è porsi contro tutta un’umanità che nasce e vive per fare la guerra.

Me ne fotto che anche chi non sa più fingere di non poter fare a meno di credere in qualcosa, abbia pianto lacrime sincere con le sue canzoni senza dio. Me ne fotto di chi si illude di poter urlare la sua libertà, senza rendersi conto di non riuscire ad essere libero neanche di se stesso.

Me ne fotto di chi non sa neanche chi sia Fabrizio De André, perché troppo soffocato da nuovi strimpellatori di una moderna ed ipocrita etica morale votata al commercializzazione del pensiero. Me ne fotto di chi, ancora oggi, ha la presunzione di affermare di aver capito il suo messaggio, continuando a paragonarlo con altri decine di cantautori, vissuti all’ombra del suo essere unicamente Faber.

Me ne fotto, perché nessun film, nessun libro, nessuna cover bene eseguita potrà restituirmi l’occasione di andarlo ad ascoltare di persona, assorbendo con umiltà i suoi discorsi spezzati, tra una canzone e l’altra. Me ne fotto, perché ha lasciato un vuoto dentro scavato in anni di alienazione musicale, dove rifugiarsi e trovare una risposta alle mie paure.

Me ne fotto, perché tra tutta la merda che calpesta questo sporco mondo, ogni 11 gennaio vorrei piangere per una sua nuova canzone, che per una fottutissima ricorrenza della sua morte.

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faber


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