"Vorrei che il voto si facesse ex e si dicesse pure che
non ringraziamo nessuno, né prima né dopo.
Abbiamo già dato e molto, veramente troppo, in credulità popolare".
Avevo neanche vent’anni, alla domenica talvolta andavo a Porta Portese,
trovai una volta una sfoglia d’argento, rappresentava un antico viso di
donna, mi sembrò originale e a buon prezzo per diventare un regalo
ad un’amica, che festeggiava i suoi vent’anni: era un ex voto.
Mi dissero allora che l’ex voto veniva dal latino, “votum”, cioè
promessa, offerta. Offrire un ex voto significa ringraziare,
disobbligarsi e disimpegnarsi con una divinità per una grazia ricevuta.
Non avevo guardato con cura, allora in pieno ’68, le centinaia di chiese
romane, dove in un angoletto, preziosissimo, erano esposte le
"prove" della grazia ricevuta.
L’idea di ringraziare con un’offerta votiva per lo scampato pericolo, è
antica, ma guardando bene quello che che appariva, non era il fatto ma
il difficile momento che precedeva il pericolo, il dramma scampato
ovviamente, ad essere rappresentato.
Tra il 1850 e per tutto il primo ventennio del ’900, sono numerosissime
le raffigurazioni ex voto, in raffigurazioni pittoriche, in "tavole
parlanti" che raccontano la sofferenza umana per il lavoro, la
malattia, il parto, la guerra, i pericoli che venivano dal mare e dalla
terra e... dagli uomini, ladri di sogni ma non di speranze.
Poi finì la rappresentazione pittorica, cominciò l’era dell’oggetto
di valore, simbolicamente rappresentato da un cuore, a volte da un’arto, da occhi polmoni fegato, insomma organi interni ed esterni o da un volto come quello che mi capitò tra le mani, raccolto da un marciapiede... che
chissà quale madonna o santo ringraziava.
Ma veniamo ad oggi, perché credo sia chiaro che l’espressione completa
"Ex voto suscepto", significa per voto fatto: "pratica, comune, in differenti forme, a molte religioni, è un impegno che il
credente assume nei confronti della divinità purché la stessa ne
esaudisca le richieste".
Si rimane fedeli a chi si è votato, ringraziato: i viaggiatori si
affidavano alla Madonna durante i lunghi percorsi in carrozza, a cavallo
o a piedi per scampare l’assalto dei briganti o altri incidenti,
offrivano, ex voto.
Allora ripenso a tutte quelle donne che ringraziavano la Madonna e che
oggi hanno votato per dare lavoro ad un compagno ad un figlio, o per
partorire o per abortire, per far uscire dal buio di una malattia,
oscura, lunga come la guerra, per vivere dignitosamente...
Il voto dei giovani e degli anziani fu anticipato da una bandiera della
pace, a volte era rossa, a volte nera, a volte arcobaleno. La pace non è
stata ottenuta, e ci ritroviamo a non poter ringraziare nessuno, anche
se ce l’abbiamo messa tutta. Forse dovremmo vedere i fatti secondo una
nuova prospettiva, perché nuove sono le metodologie, assai antiche le
speranze.
Il nostro voto è diventato ex, ex tutto.
E io almeno, non vorrei passare per irriconoscente ma nessuno e niente ha
realizzato neanche in minima parte le promesse, esaudito le prevedibili e
previste richieste e i pericoli che non solo non sono scampati ma che
vediamo materializzarsi in folle di "protettori" mafiosi e non santi.
Non dotata di fede, non vorrei accendere candele votive, affidare a
Gesù o Maria la serenità di un paese che ha smarrito la testa e il
cuore. Non ho fatto voto di fedeltà, né di castità.
Ripenso alla chiesa della Madonna della Pietà che fu eretta nel 1451
come ex voto per una cruenta battaglia tra briganti ed i signori del
luogo.
Ripenso a tutti quei voti, a quelli che ancora cercano e chiedono e a me
arriva allora, come l’Orsola di D’Annunzio, un "invincibile fiotto di
nausea
dal fondo della maternità le salì alla gola e le fece torcere la bocca".
Ripenso a quel volto umano, di epoca romana, nella grotta delle Marmitte
di Ofena in provincia dell’Aquila, dicono ex voto.
Grotte che dicono la presenza di un Homo Erectus, poi Sapiens, grotte a
volte ricche di acque miracolose, purgative e medicamentose.
Le grida oltraggiose di caporioni del popolo, di certi Masaniello non
improvvisati, sembrano ancora più volgari di fronte alla moderazione
glaciale o a tratti colto intellettuale della classe politica ed
ecclesiastica, che d’improvviso si para e si ripara, sibila e immagina
rovinose cadute, non solo di stile, e allora arriva il momento
"fatale": a che santo votarsi.
Vorrei, per concludere, che il voto si facesse ex e si dicesse pure che
non ringraziamo nessuno, né prima né dopo.
Abbiamo già dato e molto, veramente troppo, in credulità popolare.
L’articolo di Doriana Goracci è stato pubblicato su Reset: libere voci della società civile