Ex ante ex post

Ideona della Confindustria: prima si crea la ricchezza, poi…
di Adriano Todaro - mercoledì 14 ottobre 2015 - 2516 letture

Quando leggo frasi ermetiche, termini un po’ criptici, definizioni latine scritte da personaggi di grande cultura, resto sempre un po’ basito e mi rendo conto che ho perso troppo tempo, nella mia gioventù, a baloccarmi con i picchetti davanti alle fabbriche o altro, invece di prendermi una “laura” come diceva Totò.

Ad esempio sul Messaggero dell’8 novembre scorso e sul Sole-24 Ore dello stesso giorno hanno pubblicizzato il loro verbo due calibri come il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi, quello della Mapei e il vicepresidente Stefano Dolcetta, quello delle batterie Fiamm.

In particolare, quello che fa gli accumulatori che è laureato in Economia e Commercio, ha fatto i Master, che è stato presidente di questa o quell’azienda e che è, naturalmente e giustamente, cavaliere del Lavoro, insomma il Dolcetta, ad un certo punto se n’è uscito con una frase che mi ha fatto molto pensare: “Una riforma della contrattazione dovrebbe prevedere un contratto nazionale che non consenta aumenti ex ante ma ex post”.

Ohibo! La cosa non mi è chiara ma i padroni sono così, un po’ ermetici, un po’ latini, un po’ tirchi. Soprattutto quest’ultima definizione. Per chiarire meglio il pensiero del Dolcetta, il Sole-24 Ore, di proprietà della Confindustria quindi di Squinzi e Dolcetta, mette a disposizione del vicepresidente un bel po’ di righe.

E così il vicentino della Fiamm inizia subito con un concetto che non fa una grinza, un plissè direbbe la buonanima di Jannacci: “Il sindacato sta dimostrando di ragionare con le logiche del passato. Il mondo è cambiato, dobbiamo fare i conti con la concorrenza internazionale, creare le condizioni per attrarre gli investimenti esteri e rilanciare quelli italiani. E soprattutto aumentare la nostra produttività e competitività”. Chiaro? No? Adesso il Dolcetta ve lo spiega meglio e sottolinea che la crisi è un’opportunità, infatti “è nei momenti di crisi che si possono fare le riforme più incisive”. Ma davvero? Ed io che credevo che la crisi fosse una brutta cosa, che portasse povertà e problemi in tante famiglie, che non permettesse ai giovani di trovare un lavoro adeguato, di formarsi una famiglia ecc. Invece no, tutto sbagliato.

E quali sono le riforme più incisive? Il Dolcetta non lo dice ma noi suggeriamo, ad esempio, l’abolizione dell’articolo 18 che il Piccolo Balilla ha eseguito immediatamente. Ma il vice colla Mapei va oltre, dà il tocco dell’esperto che ha fatto tanti Master: “L’obiettivo è legare maggiormente i salari alla produttività, distribuendo la ricchezza dove si produce. Faccio una premessa: questa crisi ha cambiato il modo di fare impresa, sono emersi fattori critici del sistema industriale: la produttività ha continuato a peggiorare. Quindi dobbiamo avere regole chiare, partendo da un presupposto: prima si crea la ricchezza, poi la si distribuisce. Le imprese non possono anticipare incrementi del costo del lavoro che non siano legati alla produttività”.

Comunque non preoccupatevi perché i padroni sanno essere anche magnanimi. Se il Dolcetta fosse stato protervo avrebbe preteso, dai lavoratori, la restituzione degli aumenti salariali e, invece, ecco l’animo nobile di cui è intriso l’accumulatore: “Non vogliamo certo i soldi indietro, ma pareggiare i conti. Per i prossimi anni i minimi contrattuali debbono tener conto di quello che è successo nel triennio precedente e quindi non dovrebbero per forza di cosa aumentare”. Nel pubblico impiego, infatti, il contratto è fermo a sei anni fa e oggi si propone di rinnovarlo con 8 euro al mese. Lordi, eh. E non potete immaginare come sono contenti i lavoratori dei call center, i disoccupati, i pensionati nel leggere queste frasi. E poi diciamocela tutta: se Maglioncino Marchionne è riuscito nell’intento, perché mai non è possibile fare la stessa cosa anche nelle altre aziende?

Il ministro Giuliano Poletti si è inserito nel dibattito e cha dichiarato che “sta perdendo la pazienza” e non si è capito su cosa e verso chi. Forse verso sua moglie che lo manda, in continuazione, alla Coop a fare la spesa.

Il sindacato, naturalmente, è diviso con la Cgil che fa muro tanto che da parte padronale si è lamentata la mancanza di “un Di Vittorio”. La signora Camusso, ex socialista d’assalto, ha lamentato la mancanza di un Costa o un Agnelli” (sic!) è ha accusato Squinzi di volersi “portare via il pallone” e lo ha avvertito che “un pallone si è sempre trovato”.

Cosa c’entri il pallone non è dato capire ma deve essere anche questa una locuzione latina utilizzata nel linguaggio economico. Una cosa è certa: ex ante oppure ex post saranno sempre i lavoratori che lo prenderanno in quel post.


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