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Ex Ilva, giornata storica per Taranto

Oltre il 60% dei lavoratori hanno aderito allo sciopero USB. Un segnale forte per governo e ArcelorMittal
di Redazione Lavoro - mercoledì 4 dicembre 2019 - 950 letture

Venerdì 29 novembre è stato per Taranto un giorno storico, in cui si sono saldate le lotte del movimento operaio e la volontà di giovani e cittadini di difendere la città dai veleni sparsi a piene mani dall’ex Ilva.

Un corteo combattivo, più di duemila i partecipanti, hanno dato vita a una manifestazione che ha attraversato il centro per concludersi con un comizio e un concerto nel nome dell’ambiente, della salute e del lavoro.

I militanti dell’Unione Sindacale di Base, arrivati da tutta Italia in occasione dello sciopero generale proclamato da USB, hanno sfilato con gli studenti di Friday For Future impegnati nel quarto sciopero globale per l’ambiente e con le associazioni di Taranto che combattono per un presente e un futuro senza più veleni. Tutti uniti nel chiedere la chiusura degli impianti nocivi, la liberazione della città dagli avvelenatori e la fine del ricatto agli operai “lavoro contro salute”.

All’alba, centinaia di militanti USB, giovani e cittadini si erano ritrovati davanti ai cancelli dell’ex Ilva per invitare pacificamente gli operai a scioperare. Invito raccolto dalla stragrande maggioranza dei lavoratori, nonostante ArcelorMittal abbia raddoppiato oggi il numero di comandati portandolo da circa 600 a 1200: la percentuale di scioperanti tra i non comandati ha superato infatti il 60%.

La manifestazione - alla quale hanno partecipato delegazioni di militanti USB delle fabbriche di Torino, Trieste, Bologna, Livorno, Piombino, Pontedera, Terni Frosinone e Napoli, oltre a una delegazione Alitalia, ai braccianti, ai lavoratori della logistica, agli ex LSU e ai lavoratori pubblici - è stata un segnale forte sia al governo che ad ArcelorMittal: nessun accordo è possibile se non ha alla base la chiusura degli impianti inquinanti.

Tanto meno sono possibili accordi che prevedano licenziamenti e il mantenimento alla guida dello stabilimento della multinazionale indiana.

Chi pensa il contrario, come Cgil Cisl e Uil che hanno scelto ancora una volta di disertare le piazze, non è in sintonia con quanto detto a gran voce da lavoratori, giovani e cittadini a Taranto e ribadito in tutte le città italiane che hanno ospitato le mobilitazioni di Friday For Future. Mobilitazioni alle quali USB ha deciso di assicurare il proprio appoggio e la propria partecipazione attiva come già avvenuto in occasione dello sciopero globale del 27 settembre.

È tempo di un’iniziativa per riportare in mani pubbliche la politica industriale del Paese, come chiesto dall’assemblea operaia tenuta ieri a Taranto dalle rappresentanze operaie delle maggiori fabbriche italiane. Perché coniugare lavoro e ambiente si può e si deve.

Usb Taranto

Il messaggio di Taranto: coniugare salute, lavoro e ambiente per un’economia governata dalla mano pubblica

L’assemblea operaia del 28 novembre a Taranto, convocata alla vigilia dello sciopero e della manifestazione nazionale a sostegno della chiusura delle produzioni inquinanti dell’ex Ilva e per dare un futuro alla città, ha rappresentato un passaggio decisivo e nuovo nell’iniziativa dell’USB.

Una discussione vera, serrata, condotta dai protagonisti delle lotte nei maggiori insediamenti industriali del Paese o nelle aziende in crisi, prima fra tutte Alitalia. Una discussione che non si è limitata a raccontare tutti i passaggi di come il capitale aggredisce la condizione operaia e del lavoro ma che ha deciso di mettere in campo un’iniziativa politica e sindacale più alta.

Prendendo le mosse da quanto sta accadendo a Taranto a causa di anni e anni di sfruttamento e di rapina del territorio e dell’ambiente, che hanno ridotto la fabbrica ad un rottame pericoloso e la città ad una discarica in cui i veleni dell’acciaieria stanno ormai producendo malattie e morte, l’assemblea ha chiaramente indicato che lavoro, salute e ambiente devono essere per la USB un unico e centrale obbiettivo di lotta. Coniugare questi tre fondamentali elementi non è mai stato, per il movimento operaio che conosciamo, un obbiettivo principale. Anzi spesso la contrapposizione tra lavoro e ambiente è stata piegata a favore del lavoro. In nome della salvaguardia dei posti di lavoro si è accettato che i territori subissero le peggiori aggressioni e gli abitanti dei territori circostanti drammatiche conseguenze sulla propria salute. La contraddizione capitale-lavoro ha fatto premio sulla contraddizione capitale-natura senza permettere che invece la battaglia contro la fame di profitti che produce sfruttamento ma anche aggressione all’ambiente e pericolo per la salute degli operai e dei cittadini diventasse unitaria e producesse conflitti consapevoli e capaci di unificare le lotte operaie con quelle dei cittadini e dei territori.

Il coraggio degli operai dell’ex ILVA di entrare in lotta per mettere in discussione quel ciclo produttivo che produce il loro salario ma che contemporaneamente uccide ha fatto la differenza, ha indicato una strada, ha avviato una riflessione su come si può alimentare la consapevolezza e la coscienza di classe in uno dei luoghi più difficili del nostro meridione affamato di lavoro, costi quel che costi. Ma la riflessione si è arricchita anche della consapevolezza che la condizione di moltissime aziende, quelle oggetto degli oltre centosessanta tavoli di crisi al Ministero dello Sviluppo (sic!) Economico, non può essere affrontata continuando nel solco di quel capitalismo assistito che è un po’ la storia del capitalismo italiano fatto di interventi pubblici a sostegno di aziende e multinazionali che sfruttano fino all’osso ogni piega del nostro ordinamento di sostegno al lavoro per poi fuggire portandosi via profitti, professionalità e sogni di futuro.

Serve, ha detto l’assemblea operaia di Taranto, che il nostro Paese torni ad avere una propria politica industriale, serve che si programmi lo sviluppo, che si scacci ogni tendenza ad accettare il ricatto europeo insito nella divisione internazionale del lavoro che ci assegna il ruolo di piattaforma di servizi o di Paese dei balocchi a vocazione turistica. Una riflessione, in ordine alla necessità che l’Italia torni a dotarsi degli strumenti necessari ed utili a che la mano pubblica, la politica, ritrovi il ruolo e gli strumenti di governo dell’economia, che era già al centro della nostra riflessione collettiva e che l’appello degli operai dell’ex Ilva e gli interventi nell’assemblea operaia e gli slogan del bel corteo del 29 hanno reso fatto concreto e indicazione generale.


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