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Evviva le gite!

Con l’arrivo della primavera le scolaresche si muovono verso le città d’arte italiane ed estere.

di Alfio Pelleriti - mercoledì 20 aprile 2005 - 5639 letture

Aprile: è tempo di gite scolastiche. Aerei, navi, treni, pullman, qualsiasi mezzo di trasporto è buono per dare inizio ai frenetici spostamenti lungo l’italica penisola, ma anche oltre le Alpi, di là dei Pirenei, in Spagna o dai cugini francesi, su, su, oltre la Manica, a Londra o ad Est, verso la Moldava, nella romantica Budapest e perchè no, nella piazza del Cremlino, a Mosca. Ormai i nostri studenti sono cosmopoliti, si sentono cittadini del mondo e fremono già a fine marzo al pensiero che ad aprile si partirà.

Fervono i preparativi. A scuola non si parla d’altro: “Quante valigie si potranno portare? Basteranno quattro paia di pantaloni? E i maglioni di lana, conviene portarli? La carta di credito o il bancomat? Conviene Tim o Wind per telefonare dall’estero?” Laura porterà la trousse. Enza non ha ancora comprato la fotocamera digitale. “Porterò un disco al mio ragazzo”, dice Carla alla compagna di banco, mentre quel “rompi” del prof. di matematica non la finisce più con i suoi “coseni”.

“C’è differenza tra ‘percezione del contrario’ e ‘sentimento del contrario’ in Pirandello”, sentenzia quel “fissato” del prof. d’italiano. “Ma Angela, lo zainetto lo puoi portare tranquillamente, scusa, la telecamera dove la metti, altrimenti? Finalmente, dopo tante discussioni, poco prima della partenza, si è stabilito come formare i gruppi per occupare le stanze dell’albergo assegnate alla classe. Gianna sostiene che chi è abituata ad andare a letto a mezzanotte è bene che rinunci a partire, perchè la notte è lunga e si deve far casino, mica si dorme! Così Giulia si preoccupa un po’. Lei, alle dieci è già a letto! In ogni caso basta non dirlo, poi si vedrà.

Luca e Vincenzo, invece, hanno già stabilito quale strategia adottare per aggirare la sorveglianza dei proff. durante la notte, per poter fare delle capatine in altre stanze. Sono felici, intanto, perchè sanno che ormai, dopo le gite, si è arrivati a fine aprile, in sostanza ad un mese dalla fine dell’anno scolastico e ancora una volta hanno gabbato quei fessacchiotti degli insegnanti, soprattutto quelli che continuano ogni giorno a spiegare, spiegare, spiegare. Ma che ti spiegano, poi, ‘sti vecchi?!

Sull’altro fronte, quello dei docenti, regna ormai una calma piatta. Gli animi si sono sedati. Ogni anno cresce il numero degli insegnanti disposti ad accompagnare i ragazzi al “viaggio d’istruzione” e i dirigenti scolastici devono fare un’antipatica selezione tra coloro che con quei viaggi, devono completare percorsi didattici d’indubbio valore, approfondimenti storici, artistici, devono consultare documenti introvabili in sede. Certo si scelgono docenti che traggono stimolo da quelle esperienze extracurricolari per dare nuova linfa ai saperi disciplinari. Guide instancabili, risponderanno ai mille perchè di quelle giovani menti assetate di sapere, sobbarcandosi un tour de force allucinante che prevede quattro- cinque notti in bianco per vigilare su ragazzi, responsabili e disciplinati, ma che potrebbero darsi a qualche birichinata. Usciamo fuori dall’ironia e facciamo il punto sul problema in questione.

C’è chi ti guarda con gli occhi stralunati, con l’espressione di chi si trova davanti un extraterrestre, un individuo anormale, che certamente soffre di gravi turbe psichiche, quando affermi che non hai dato la disponibilità ad accompagnare gli alunni in gita, rinunciando così ad una vacanza gratis e ad una settimana di sospensione dal lavoro. Tutti vanno in gita, pardon, “viaggio d’istruzione”, soprattutto gli alunni che a scuola dimostrano disinteresse, apatia, scarso senso di responsabilità. Costoro dovrebbero poi apprezzare il colonnato del Bernini o gli affreschi di Giotto agli Scrovegni! Intere scolaresche sciamano svogliate tra opere d’arte d’immenso valore artistico, piazze bellissime si trasformano in contenitori di orde di ragazzi schiamazzanti; le luci delle stanze rimangono accese per tutta la notte negli alberghi che ospitano instancabili folletti che vagano nei corridoi fregandosene dei garbati richiami dei docenti accompagnatori.

Nel frattempo, coloro che sono rimasti a casa, manifestando la volontà di esercitare il loro diritto allo studio, si ritrovano una scuola allo sbando, con docenti che devono sostituire i colleghi in viaggio; classi dimezzate; insegnanti che devono arrestare lo svolgimento delle attività didattiche; clima generale di disfattismo. Da tempo questi viaggi, che ipocritamente ci si ostina ancora a chiamare “d’istruzione”, così come sono organizzati, non hanno nulla a che fare con l’istruzione e la formazione degli studenti. Rispondono invece alle esigenze economiche delle agenzie turistiche, degli albergatori, dei commercianti, dei ristoratori.

La scuola italiana è il fanalino di coda in Europa, insieme a Grecia e Portogallo, e si continua una danza frenetica ed insensata, senza chiedersi se non sia il caso di rivedere dei comportamenti che contraddicono palesemente strategie e mete educative, di cui tanto si blatera in convegni e in corsi d’aggiornamento, obiettivi che dovrebbero riguardare competenze, “saperi essenziali”, abilità operative, capacità d’elaborazione critica, conoscenze di tecniche di scrittura. Si assiste, invero, ad un inverecondo dispendio di risorse, ad uno spreco di tempo scolastico, ad una distrazione colpevole dai ritmi d’apprendimento dei ragazzi. Ma quanti anni ancora dovranno passare prima che ci si ravveda e si smetta di mantenere questo folle rito delle gite scolastiche?

Sanno bene, docenti e dirigenti scolastici, che nessuno apprenderà niente dall’esperienza in questione: i ragazzi vogliono andare per locali notturni, vogliono gustare l’ebbrezza di trascorrere una settimana in assoluta libertà e gustare il piacere sottile della trasgressione, lontani dalla sorveglianza dei genitori. I docenti, infatti, non preparano nulla per poter far diventare quel viaggio un’occasione unica per vivere momenti culturalmente significativi, anche se poi dichiareranno in mendaci relazioni di aver raggiunto decine di obiettivi. Del resto, anche i genitori sanno benissimo che con quel viaggio si aderisce ad un progetto che ha come unica finalità il divertimento e mentono a se stessi, quando affermano che mandare i propri figli in gita è importante per la loro crescita e per la loro formazione. In verità, quanto sarebbe opportuno che i viaggi li organizzassero insieme ai figli, certo per divertirsi e rilassarsi, ma anche per rafforzare l’unità e l’armonia familiare.

Infine, mentono quei funzionari ministeriali che avallano una prassi, diventata consuetudine, che non ha nulla di educativo e che pertanto non contribuisce a migliorare la qualità della nostra scuola.

Se viaggi d’istruzione si devono effettuare, allora questi siano riservati a quegli studenti che hanno dimostrato interesse per le discipline scolastiche, costanza nello studio, voglia d’approfondimento dei saperi. Si affidino a docenti che abbiano condotto un percorso didattico a coronamento del quale prevedano una visita ai luoghi oggetto di studio. Non si diano gemme a chi non sa apprezzarle e potrebbe scambiarle per roba di poco conto. Se proprio vogliono socializzare, i nostri ragazzi, frequentino altre agenzie: i boy-scout, le giovani marmotte, i giovani salesiani, l’azione cattolica e le centinaia d’altre associazioni. Ma la scuola facciamola ritornare “normale”, cioè un’istituzione che con serietà, forma, istruisce, educa.


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Evviva le gite!
19 gennaio 2008, di : stefania

mi ricordo quell’articolo..ce lo ha letto proprio lui,il prof alfio pelleriti,sapeva che lo avremmo odiato per quell’affermazione"odio le gite",o, "dovrebbero eliminare le gite"..E, invece, no, io non l’ho mai odiato, anzi, sono molto fiera di averlo conosciuto, e di essere stata sua alunna, di essere stata interrogata da un grande scrittore, critico,e sopratutto, un grande professore. sono passati quasi tre anni, eppure ho tantissimi bei ricordi di lui...che dire allora?grazie prof, non mi scordero’ mai di lei