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Esondazioni

Ancora fango, acqua, detriti e paura nel messinese. Mentre il governo ancora in carica ha già provveduto a cancellare il finanziamento per la messa in sicurezza di questo territorio.

di Piero Buscemi - mercoledì 9 novembre 2011 - 2619 letture

Si potrebbero riesumare gli articoli pubblicati negli anni precedenti sull’argomento per trattare l’ennesimo disastro meteo-ambientale abbattutosi stamattina nella zona del messinese.

L’unica cosa che cambia di volta in volta è la data del verificarsi dell’evento. Poi la cronaca si mantiene monotona e tragica nel corso degli anni, registrando solo livelli differenti di tragicità, a secondo di casualità più o meno fortunose che si alternano annualmente.

Proprio mentre nei giorni scorsi la notizia che il probabile blocco dei finanziamenti governativi per la messa in sicurezza del territorio ed il rimborso parziale per coloro che, dall’alluvione di due anni fa, oltre alla perdita di familiari sotto milioni cubi di fango e che per alcuni casi i corpi non furono mai ritrovati, hanno subito la distruzione delle proprie abitazioni, un cielo nero che completava una tre giorni di scirocco con temperature miti intorno ai 20° e mareggiate consistenti ad abbattersi sulla riviera jonica, ha lasciato libero sfogo durante le ore della mattinata e fino al primo pomeriggio ad un cospicuo acquazzone, che si è placato solo intorno alle 15.

I cittadini locali avevano risposto a questa eventualità beffarda con l’ennesima manifestazione condotta tra le macerie dei paesi di Giampilieri, Scaletta, Itala e San Fratello, arrivando a minacciare azioni di disturbo alla circolazione sullo Stretto di Messina.

La disparità di gestione dell’emergenza, che aveva visto l’immediato provvedimento adottato dal governo nei confronti degli sfortunati cittadini liguri e toscani, uniti solo in un’unica incuria del rispetto del territorio con i siciliani, tramite l’aumento della quota delle accise sui carburanti di un punto, ha creato una sorta di frattura territoriale accostabile a delle gabbie di solidarietà, alla faccia delle tanto decantate gabbie salariali e fiscali da parte della Lega.

Essere testimoni dei torrenti di fango, che hanno invaso Letojanni a seguito delle esondazioni del Divieto e del Recinazzi, ha bissato quanto accaduto due anni fa e da Girodivite documentato (http://www.girodivite.it/Autunno.html). Si è ripetuto anche il blocco della circolazione della statale 114 orientale sicula che dai paesi della riviera conduce a Messina e stasera le transenne e le pattuglie dei vigili urbani locali, impedivano il transito dei veicoli subito alla fine del paese di Alì Terme.

Un black-out elettrico di circa due ore, ci ha riportato nostalgicamente alle nottate al buio forzato, o dalle suggestive atmosfere create dalle candele morenti sui tavoli della cucina, degli anni Ottanta, quando in queste zone la precarietà degli impianti di fornitura elettrica imponeva una chiusura giornata ad ogni occasione di temporale autunnale.

Si sono registrati anche diversi interventi da parte del soccorso stradale per gli automobilisti bloccati sulle statali invase da vere fiumare o sotto i ponti ferroviari allagati delle strade che conducono ai paesi montani arrampicati sulle colline adiacenti.

A Messina il sindaco ha ritenuto opportuno chiudere le scuole e rimandare gli studenti a casa; esempio ripreso da alcune amministrazioni anche della provincia. Un insieme di disagi che è la prova evidente che, nonostante i 37 morti di due anni fa, hanno lasciato ad un grado di superficialità i provvedimenti che avrebbero dovuto seguire il ritorno ad una vita normale nei mesi successivi alla tragedia.

Oggi ci troviamo con un governo, forse già transitorio ma sicuramente in stallo, preoccupato ancora una volta a salvare il salvabile della propria schiera di poltrone, tanto che difficilmente potrà nell’immediato trattare argomenti così delicati e vitali per le popolazioni colpite da queste calamità naturali, e ci teniamo a ribadirlo, di tutto il territorio nazionale.

Stasera, intorno alle 21, dopo circa sei ore di tregua, il cielo è ricominciato a brillare di lampi e il sottofondo inquietante dei tuoni non lascia molto spazio alla tranquillità. Le previsioni meteo sembrano essere indirizzate verso una tregua nei prossimi giorni con ampi spazi di cielo soleggiato. Riteniamo difficile la probabilità che il verificarsi effettivo di questa tregua, darà il tempo ai politici di deliberare un provvedimento straordinario per dare avvio ad un’operazione economica di sostegno ai martoriati territori di questa zona, che stravolga la sufficienza gestionale che ha caratterizzato questi ultimi due anni.

L’impressione è che sarà un’eredità etica, oltre che economica, con la quale il prossimo governo, non potrà fare a meno di farne i conti. Uno scrupolo di coscienza che, inevitabilmente, toccherà anche gli elettori in un’eventuale nuova tornata elettorale.


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