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Esecuzione perfetta


Il comandamento meno rispettato del mondo, il quinto, è diventato il peccato morale del ventunesimo secolo.
giovedì 19 gennaio 2006, di Piero Buscemi - 2169 letture

Se n’era accorto anche Cesare Beccaria, nel lontano 1764 che, nel suo “Dei delitti e delle pene”, aveva compreso che l’applicazione della pena capitale da parte dello Stato, legalizzava di fatto, un altro reato di omicidio. Da allora, i trattati e i convegni sull’argomento si sono accumulati nel tempo, senza che nessun uomo politico o di chiesa abbia seriamente preso una posizione di distacco da questo potere di morte.

Restano nella memoria, comunque, le parole di Giovanni Paolo II che, durante la sua visita negli Stati Uniti del 1999, sottolineò come “...la società moderna è in possesso dei mezzi per proteggersi...La pena di morte è crudele e non necessaria e questo vale anche per colui che ha fatto molto del male".

Forse la platea non era del tutto “culturalmente” pronta a recepire l’ammonimento. Forse le parole sono sembrate un po’ “diplomatiche” per considerarle una condanna. Forse l’opinione pubblica ha delle remore per poter concepire un’idea coerente sull’argomento. E non solo negli Stati Uniti.

Chi ha le idee chiare, è senz’altro il Governatore della California. Il nome e cognome, con i quali ha calcato le scene cinematografiche, sono di dominio pubblico. L’appellativo più indicato, con il quale riconoscerlo, è lo stesso di un suo noto personaggio: Terminator.

Ci si può illudere, attraverso lo scorrere delle immagini che ci catturano in una sala da cinema, che ci siano storie dal lieto fine. Storie di soprusi e prevaricazioni nei confronti di classi sociali deboli. Storie di eroi travestiti da avvocati a battere i pugni sulle tavole dei tribunali. Travestiti da sindacalisti incatenati ai cancelli delle fabbriche. Travestiti con mantelli di diverso colore, svolazzanti sulle nostre teste pronti ad intervenire a soccorso delle vittime delle prepotenze. Storie che rassegnati, ci fanno dire che veramente...la vita reale è un’altra cosa.

Una considerazione che Terminator non ha fatto sua. Troppo impegnato a mantenere in vita il “personaggio” per poter pensare con il cervello di un “uomo”. Troppo estasiato dal fumo dei suoi sigari, per prendere coscienza del “potere” di vita e di morte nelle sue mani. Troppo pieno di soldi per capire che fanno la differenza tra un O.J. Simpson e un Clarence Allen.

Il governatore ha deciso di vestire i panni dell’Onnipotente. Lo vediamo davanti alle telecamere della CBS a scrutare il pubblico e le sue approvazioni. Dall’alto dei suoi muscoli “involontari” e dalle sue stravaganze “volontarie”. Nascosto dai suoi capelli tinti impomatati.

Svolge bene il suo compito. Senza esitazioni né ripensamenti. Come potrebbe, altrimenti? L’uomo bionico dalla fredda saggezza. L’uomo che non può dire: ho sbagliato!

E proprio questa ultima affermazione che lo rende meno umano. Perché errare, si sa, è fin troppo cosa umana. Ma lui è il Governatore della California. Sottolineiamo: IL GOVERNATORE DELLA CALIFORNIA. Uno dei cinquanta stati americani. Quello forse più conosciuto al mondo. Il famoso Golden State della corsa all’oro. Lo stato del premio Oscar. Lo stato della prima ferrovia transcontinentale. Lo stato del famoso carcere, ispirazione cinematografica, Alcatraz. E di quello, oggi più noto, di San Quintino.

Se aggiungiamo alla lista, San Francisco, San Diego, San José, Los Angeles e Sacramento, tutto appare più ascetico. E poi c’è il nome di battesimo del governatore, la cui origine è ereditata dall’antico tedesco “arnawald”, ossia aquila protettrice e che comanda”.

Il condannato alla pena capitale Clarence Allen, 76 anni, ammalato e cieco, ucciso nella prigione di San Quintino, nei suoi ultimi istanti si sarà sentito “protetto” dal governatore della California, che gli ha negato la grazia. Era un assassino. Almeno, così è stato giudicato dalla Corte Suprema.

Si, un assassino. Come al Governatore Terminator.

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