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Emergenza Rohingya: 519.000 profughi


Ci sono poi molti bambini e minori rimasti orfani durante l’esodo, che spesso arrivano nei campi soli e senza niente. (a cura di ActionAid Italia)
mercoledì 25 ottobre 2017 , Inviato da Redazione - 834 letture

Il numero di persone di etnia Rohingya che da agosto sta scappando in Bangladesh dal Myanmar è oramai arrivato a 519.000, che si vanno a sommare ai 600.000 rifugiati già presenti nel paese. La situazione è oramai insostenibile: i campi rifugiati sono al collasso, con servizi inadeguati. Serve praticamente tutto, acqua, cibo, sostegno a donne, bambini e disabili, individuati come i soggetti più a rischio durante le crisi umanitarie.

Molti sono anche gli accampamenti informali nati da questo nuovo esodo, dove oramai vivono 156.000 persone.

I nostri colleghi in loco lavorano senza sosta per soccorrere le persone, in coordinamento con le altre agenzie internazionali e organizzazioni umanitarie.

Emergenza-Rohingya_750

Abbiamo raggiunto 10.200 persone, impiantando tubature per la fornitura d’acqua, distribuendo pacchi con cibi a lunga conservazione, fornendo 2000 dignity kit alle donne e altri 3000 sono in arrivo (un kit contiene, tra le altre cose, carta igienica, sapone, biancheria intima e disinfettante).

C’è ancora molto da fare. Nei prossimi giorni l’obiettivo è installare 50 gabinetti e costruire 10 aree attrezzate con bagni dedicati a donne e bambini. In queste situazioni infatti il rischio del diffondersi di malattie è alto e provvedere ai servizi igienico-sanitari è fondamentale. 4 di queste aree sono già operative, quando saranno concluse anche le altre 6, potranno essere utilizzate da circa 8000 persone.

E’ in fase di costruzione anche un Centro di assistenza per donne e mamme, affinché abbiano uno spazio sicuro con servizi dedicati, con medici e psicologi a loro disposizione, dove allattare in tranquillità e sicurezza. Una volta operativo potrà accogliere 80 persone alla volta.

Ci sono poi molti bambini e minori rimasti orfani durante l’esodo, che spesso arrivano nei campi soli e senza niente.

Insieme alla distribuzione di beni di prima necessità, stiamo inoltre, organizzando comitati all’interno degli accampamenti per la gestione dell’acqua e dei servizi d’igiene, affinché i rifugiati possano diventare progressivamente autonomi nella gestione di questi servizi. Particolare attenzione sarà posta alla rappresentanza femminile. Le difficoltà sono molte, ma c’è tantissimo che possiamo fare.

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