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Emergency condanna l’operazione anti-curda della Turchia

Ancora guerra. Si cerca di sminuire la drammaticità chiamandola "operazione", ma è solo e maledettamente, guerra.
di Redazione - giovedì 10 ottobre 2019 - 976 letture

Malgrado le critiche della comunità internazionale che si susseguono di ora in ora, l’esercito turco ha dato il via a “Primavera di Pace”: dopo aver avviato la sua offensiva contro le milizie curde nel nord-est della Siria, sta proseguendo con i raid aerei, con cadenza quasi quotidiana, sul vicino Kurdistan iracheno.

Bombardamenti intensi stanno colpendo diverse città nella Siria nord-orientale. Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani si parla di almeno 15 morti nei primi attacchi turchi, almeno 8 civili.

“EMERGENCY esprime grande preoccupazione per le notizie di questo ennesimo attacco in un territorio che ben conosciamo. Chiediamo che l’Europa tutta si impegni per fermare il conflitto e proteggere la popolazione curda e che avvii un serio negoziato con la Turchia per esigere il rispetto dei diritti umani. Chiediamo che, a seguito del Consiglio di Sicurezza ONU di oggi, si imponga la fine delle ostilità, il rispetto dei confini e che il dramma dei curdi, una delle più grandi nazioni senza stato, possa tornare a far parte delle agende mondiali, così da cercare un accordo sul riconoscimento di questo popolo e sull’indipendenza dei loro territori. Ancora una volta la legge ‘del più forte’ e le dinamiche globali di potere prevalgono sul diritto internazionale e sul rispetto dei diritti umani.” - dichiara Rossella Miccio, Presidente EMERGENCY.

Dal 1995 EMERGENCY è in Iraq, nel nord del Paese, in quella che attualmente è la Regione autonoma del Kurdistan, una zona densamente minata al confine con Iran, Turchia e Siria.

Il 18 febbraio 2018 il Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale di Sulaimaniya ha compiuto vent’anni e, finora, sono state curate lì quasi 11mila persone e, nel solo 2018, sono state fornite 774 protesi.

Nel Kurdistan iracheno, una zona già provata dall’afflusso di oltre 1 milione di rifugiati siriani, hanno cercato rifugio oltre 1,2 milioni di sfollati interni. Il Centro sanitario per i profughi della guerra all’interno del campo di Ashti, dove oggi vivono circa 11.500 persone, gestisce quotidianamente un grande afflusso di pazienti (circa 150 al giorno) e provvede al trasferimento dei casi più gravi agli ospedali cittadini.

Cinque ulteriori Centri sanitari, avviati da noi a Khanaqin, Qoratu, Arbat e Tazade sono ora gestiti dalle autorità sanitarie locali in seguito ai passaggi di consegne che abbiamo effettuato a febbraio 2015, giugno e dicembre 2017 e settembre 2018.

Ad oggi, EMERGENCY ha curato, nei campi, oltre 600.000 persone, continueremo a farlo e, se necessario, intensificheremo il nostro intervento.


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