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Emanuele Severino RIP

Emanuele Severino (Brescia, 26 febbraio 1929 – 17 gennaio 2020) è stato un filosofo, accademico e compositore italiano.
di Redazione - martedì 21 gennaio 2020 - 540 letture

I problemi, le sofferenze, le contraddizioni non si risolvono: ci si può portare al di sopra di essi. Il fatto patologico consiste nel restare bloccati all’interno di un conflitto e nel non affidarsi al “nuovo” che il divenire del mondo porta sempre con sé e che quindi non deve essere intenzionalmente perseguito all’interno della volontà di controllare l’accadere delle cose. Il “nuovo” inviato all’uomo dal “destino impenetrabile”, non corrisponde alle attese. Perché il “nuovo” compia la sua funzione liberatoria, l’individuo non deve fare proprio nulla, come suggerisce il taoismo e, nella mistica europea, Eckhart. «Bisogna essere psichicamente in grado di lasciar accadere» le cose, senza voler imporre al loro accadimento la nostra volontà e le nostre costruzioni concettuali. La critica di ogni valore epistemico della psicologia, in questo modo, è perentoria.

- Emanuele Severino su Jung, La filosofia contemporanea


"I nostri morti ci aspettano. Ora sono degli Dèi. Per ora stanno fermi nella luce, come le stelle fisse del cielo. Poi, quando la vicenda terrena dell’uomo sarà giunta al proprio compimento, sarà necessario che ognuno faccia esperienza di tutte le esperienze altrui e che in ognuno appaia la Gioia infinita che ognuno è nel profondo. Essa oltrepassa ogni dolore sperimentato dall’uomo. Siamo destinati a una Gioia infinitamente più intensa di quella che le religioni e le sapienze di questo mondo promettono."


Una tesi del buon costume religioso-politico (del religiosamente-politicamente corretto) è dire che noi combattiamo l’errore e non l’errante. Ma è chiaro che la buona salute dell’errante alimenta l’errore.

- Severino - Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia dell’Occidente


Tra tutti gli studenti scelse me. Ho sempre pensato che lo abbia fatto proprio per curiosità. Si avvicinò e si sedette sulla canna della mia bicicletta. Partimmo. Anche oggi che ne parlo sento il profumo dei suoi capelli, ricordo il mio viso accanto al suo capo. Siamo stati insieme per più di 60 anni.

Le capita di cercarla nei libri che ha letto e nei vestiti che ha indossato?

Sempre. Riapro i libri che ha annotato. Cerco i suoi segni. Riprendo spesso la sua copia de “Alla Ricerca del tempo perduto” di Proust.

La aiuta?

Mi aiuta a ritrovare Esterina che per me si è sacrificata totalmente. Era lei che batteva i miei scritti, i miei articoli.

- Emanuele Severino sulla moglie, intervista a Panorama. Dell’amore eterno.


"Il pensiero occidentale pensa sì, consapevolmente, l’ente come essere, ma insieme come diveniente (pensa cioè che esca dal nulla e ritorni nel nulla). Ad esso sfugge invece che ciò equivale a pensare l’ente come nulla; e questo è il nichilismo più proprio, la follia che si annida nell’inconscio della filosofia, della scienza e della tecnica".


“La scienza riesce a dominare ‘realmente’ il divenire, al di fuori del sortilegio in cui l’immutabile dissolve il divenire. Questo dominio effettivo è reso possibile dal carattere sperimentale della scienza. Qui il valore della previsione non è determinato dal senso immutabile della totalità, con la quale l’epistéme anticipa tutto ciò che può sopraggiungere: è l’esperienza a decidere in ultima istanza il valore di ogni previsione, e l’esperienza non consente che la previsione acquisti un valore definitivo e incontrovertibile”.

- Severino, Legge e Caso.


La morte è l’assentarsi dell’eterno.

- Severino, La legna e la cenere.



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