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Elina e Sascha, regina e re di Roma


22 anni lei, 20 anni lui. Le due inaspettate sorprese vincitrici dell’edizione 2017 degli Internazionali di Italia di Tennis.
mercoledì 24 maggio 2017 , Inviato da Piero Buscemi - 1319 letture

Il tennis è cambiato da qualche anno. Più di quanto si possa immaginare e seguire con tempestività, archiviando i risultati settimanali consultabili sui vari siti internet dedicati. Materiali diversi e preparazione atletica che ha raggiunto ormai i livelli di altri sport muscolari, quali atletica o lo stesso calcio, hanno dato vita ad una disciplina molto diversa dalle sue origini. Oseremmo dire, un altro sport.

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Rod Laver riceve la Racchetta d’Oro

Durante la premiazione del singolare maschile, domenica pomeriggio, la figura esile e mingherlina di Rod Laver faceva quasi tenerezza, in mezzo a Novak Djokovic e Alexander Zverev, che lo sovrastavano di una ventina di centimetri. Ma sono state le immagini di repertorio scorse sul tabellone elettronico del campo Centrale del Foro Italico che hanno evidenziato il divario di due mondi sempre più lontani, in occasione del riconoscimento alla carriera, la Racchetta d’Oro, al grande campione australiano che un altro grande, Nicola Pietrangeli, gli ha consegnato con orgoglio.

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Premiazione Zverev

Quei colpi in bianco e nero, che sembravano susseguirsi quasi al rallentatore, se paragonati alla velocità impressionante registrata negli scambi a fondo campo tra il campione serbo e l’astro nascente russo-tedesco, oltre a mostrare un amarcord di ritmi ed eleganza che non riguardava solo l’aspetto sportivo, hanno risvegliato quel pizzico di nostalgia per uno sport che, in quegli anni, si basava maggiormente sulle qualità tecniche e di tocco, quasi da spadaccini, rispetto ad una più fredda potenza.

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La premiazione per il finalista Djokovic

L’implacabile rivelatore elettronico, posto a fondo campo, che ha mostrato la velocità raggiunta dalla pallina, scagliata dall’altra parte della rete durante i servizi, ha fatto rilevare una escalation da infrazione dei limiti consentiti, specialmente quando alla battuta era impegnato Zverev. Abbiamo potuto leggere una velocità sempre oltre i 200 km/h, con punte di 207, 212 e 218 che, solo una posizione visiva a fondo campo poteva consentire di seguire il percorso della pallina fino al quadrato di battuta.

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L’abbraccio di fine partita

La stessa partita, durata poco più di ottanta minuti e vinta da Zverev con il punteggio di 6-4/6-3, è stata monopolizzata da intensi e combattuti scambi a fondo campo, occasionalmente interrotti da qualche palla corta, provata più per disperazione dal serbo per spezzare il trance agonistico del giovane tedesco. Situazioni che, tra l’altro, hanno evidenziato una maggiore sensibilità di Djokovic nel gioco sottorete, che ha vinto nella totalità delle occasioni quando è stato costretto ad inseguire una palla corta sotto rete. Quasi ridicola e goffa la reazione di Zverev in situazione opposta che, pur agevolato dalle lunghe leve che gli hanno consentito di raggiugere la pallina tagliata dal serbo, ha mostrato i limiti di un giocatore moderno che avvia il gioco e lo conclude qualche metro indietro dalla linea di fondo campo, finendo spesso per sbagliare il colpo seguente.

Analoga situazione, se non addirittura peggiore, l’abbiamo vissuta assistendo alla finale di singolo femminile, che vedeva impegnate, da una parte la favorita della vigilia Simona Halep, reduce dalla vittoria a Madrid della settimana precedente e ben a suo agio sulla terra rossa, e dall’altra parte, la tennista più in forma di questa prima metà della stagione, l’ucraina Elina Svitolina. Ha vinto, quasi a sorpresa, la Svitolina anche se dobbiamo evidenziare che la partita, indirizzata verso una veloce conclusione in due set a favore della rumena, è stata fortemente condizionata dall’infortuno di quest’ultima a causa di una distorsione, accusata nel primo set, vinto 6-4.

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Simona

Un incontro con violenti scambi di fondo campo che, in diverse situazioni di gioco, dava per scontata una logica scesa a rete con conseguente chiusura al volo del punto. Una situazione che non si è praticamente mai verificata, lasciando ad un lungolinea o ad un incrociato la decisione del quindici. Il risultato finale è stato 4-6/7-5/6-1 a favore dell’ucraina.

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Elina Svitolina e il trofeo

La giornata sportiva ci ha anche consentito di poter godere di un sole quasi estivo che non ha scoraggiato gli appassionati a gremire gli spalti in ogni ordine di posto. Da appassionati di questo sport, ci siamo chiesti se, piuttosto di provare a modificare le regole classiche con i tentativi discutibili che saranno protagonisti del prossimo Next Gens di Milano a novembre, non sia il caso di inventarsi qualcosa per riportare il tennis a condizioni più umane. Magari innalzando di qualche centimetro la rete.


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