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Elezioni regionali in Italia: ci sarà l’Onda Viola?

L’onda si è ripetuta alle consultazioni comunali del marzo 2008: la Sinistra conquistò numerose città fra cui Strasburgo, Reims, Amiens, Caen, Périgueux e Tolosa.

di Thierry Abdon AVI - mercoledì 24 marzo 2010 - 2700 letture

Il termine Vague Rose (onda rosa) viene lanciato nel mese di marzo 2004 per designare la travolgente vittoria della sinistra francese alle elezioni regionali. In effetti, la coalizione PS-PC-Verts (PS partito socialista- PC partito comunista – Verdi) conquistò 20 regioni sulle 22 della Francia metropolitana mentre la destra, che, in precedenza ne contrallava 14, si ritrovò con soltanto due.

L’onda si è ripetuta alle consultazioni comunali del marzo 2008: la Sinistra conquistò numerose città fra cui Strasburgo, Reims, Amiens, Caen, Périgueux e Tolosa. Nonostante Marsiglia, che restò di destra, lo scrutinio punì il Presidente e la sua politica. L’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) di Sarkozy si limitava a pensare che un’eventuale sconfitta alle consultazioni avrebbe assunto le dimensioni di una leggera burrasca, mentre invece si trasformò in un tornado che si abbattè domenica 16 marzo sul partito presidenziale.

Al termine dello spoglio, 7 delle prime 10 città francesi erano passate a sinistra. Regionali del 14 marzo 2010: questo primo turno delle elezioni - dai risultati chiari e netti - rappresenta uno schiaffo al potere. L’UMP (Unione per un Movimento Popolare) di Nicholas Sarkozy subisce una doppia pena: non soltanto è umiliata nella maggior parte delle regioni, ma viene superata a livello nazionale dal partito socialista con la consultazione del 21 marzo dove la sinistra si aggiudica ben 20 regioni.

Veniamo a noi: il PDL (Popolo Delle Libertà), partito al governo che non esita, alla minima occasione ad autoproclamarsi la più grande formazione politica del Paese, ha compromesso, per sua colpa, le proprie possibilità di vedersi a capo della giunta regionale del Lazio in occasione delle elezioni di fine marzo, per non aver fornito i documenti necessari per la presentazione delle candidature nei tempi stabiliti per legge all’ufficio elettorale.

Un accordo politico sarebbe stato possibile, poiché l’opposizione era pronta a negoziare una riapertura dei termini delle candidature a condizione che la maggioranza avesse ammesso gli errori commessi. Tuttavia, Silvio Berlusconi ha preferito la prova di forza sostenendo che, una volta ancora, i magistrati erano andati al di là del loro ruolo e cercavano di condizionare il voto degli italiani, facendo approvare un decreto di legge per reintrodurre le liste del PDL.

Una decisione condannata da tutta l’opposizione al completo poiché modificare le norme delle iscrizioni agli elenchi elettorali a tre settimane dallo scrutinio vuol dire cambiare le regole del gioco mentre la corsa elettorale è in atto, ma soprattutto perché il tanto criticato decreto non era una sanatoria per tutte le liste, comprese quelle all’opposizione, rimaste fuori dalla competizione ma un chiaro intento a difendere solo ed esclusivamente quelle del PDL.

Oltre al dibattito politico sulla necessità del rispetto delle norme in uno stato democratico, il decreto del governo si è mostrato completamente inutile. A Milano, la lista del PDL è stata riammessa sulla base di un ricorso ordinario presentato al tribunale amministrativo, invece a Roma, lo stesso tribunale amministrativo ha respinto la lista del PDL, definendo il decreto del governo " inapplicabile” in quanto nel Lazio la normativa elettorale è totalmente a carico della Regione stessa.

Così, indipendentemente dalle modalità adottate per lo svolgimento dello scrutinio nel Lazio, il governo, già nei sondaggi, risulta penalizzato dal pasticcio da lui stesso creato. Credo che, in questo momento, i vari partiti politici dovrebbero essere in grado di riavvicinare gli elettori alla politica, insistendo sui loro programmi e dimostrando le strategie che intendono mettere in piedi per fronteggiare la crisi economica e di identità che stiamo attraversando. Sono queste le priorità di maggior interesse che preoccupano gli italiani.

Invito i leaders dei partiti della sinistra a non farsi trascinare nel gioco della “manipolazione dell’informazione”, ma a dare delle risposte concrete sui temi seguenti: lavoro, economia, sicurezza, giustizia, famiglia, sanità, ambiente, riforme istituzionali, politica estera, scuola, università, ricerca e immigrazione.

Oggi, la destra non può darci lezioni in materia di economia o di gestione tanto il suo fallimento è grande, non potrà neppure in futuro darci lezioni sulla sicurezza. Quando, si riduce il budget delle forze dell’ordine e si istaurano le ronde senza combattere le cause profonde che generano la violenza, allora il fallimento è palese.

Il 28 e 29 marzo, occorre mandare un segnale forte all’attuale governo, andando compatti e numerosi a votare esprimendo il rifiuto di una Italia divisa, angosciata e indebolita, poiché la rassegnazione non è all’ordine del giorno.

Bisognerebbe dire al governo di cambiare strategia, di abbandonare questa politica ingiusta ed inefficace, come ad esempio la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, per destinare questi fondi ai settori in difficoltà, ridare alla nostra nazione fiducia e sviluppare il vivere insieme.

Dare un senso alle cose è chiedere agli italiani di aiutarci a formare una società più attiva e più fraterna. Occorre costruire nuovi legami tra le persone, solidarietà concrete e collettive. La felicità di una società non si riassume all’accumulo di beni materiali. La felicità, vuole dire anche destinare del tempo per sé, per la propria famiglia e per gli altri. La felicità è vivere in una società tranquilla perché giusta ed offrire a ciascuno le proprie opportunità. La felicità è creare attorno a sé relazioni affettive e di amicizia con i cittadini autoctoni e con quelli provenienti dall’estero. La felicità è anche la condivisione delle grandi emozioni che ci regala la cultura.

In fondo, ciò che vogliamo, è una società che abbia cura di ciascuno, dove ciascuno prenda cura degli altri, e dove insieme prendiamo cura del futuro. È questa l’Italia che vogliamo e la costruiremo con voi realizzando l’onda viola, la vittoria della sinistra.


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