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Elezioni presidenziali francesi, mettiamo ordine

Pubblicato il 15 maggio 2017 sul blog di Vision

di Emanuele G. - giovedì 25 maggio 2017 - 4065 letture

I francesi hanno scelto il loro nuovo Presidente. Si tratta di un giovanotto di belle speranze che risponde al nome di Emmanuel Macron. Un’elezione del tutto atipica nell’aulica recitazione della Quinta Repubblica e per due motivi principali. La sua esperienza politica non si inserisce nella tradizione della Quinta Repubblica per via che è espressione di un movimento politico e non di un partito. Non ha, il Macron, una lunga esperienza politica che era il tratto in comune dei suoi predecessori. Basta pensare alla storia politica di un Pompidou o Giscard d’Estaing oppure Mitterand. Come al solito in Italia si ha il cattivo gusto di applicare alle vicende politiche forestiere i metri di analisi tipici della politica italiana. Spesso con risultati piuttosto risibili che denotano l’elevato grado di provincialismo imperante dalle nostre parti. Vorrei sommessamente ricordare alcuni dati fondamentali:

a. Di norma le elezioni presidenziali si concludono con le successive elezioni politiche. Per un semplice motivo. Il Presidente in carica deve sapere qual è il suo peso all’Assemblea Nazionale. Se buona parte di essa sarà dalla sua parte allora potrà governare serenamente. Altrimenti si prevedono tempi grami per il Macron;

b. Abbiamo registrato il più alto tasso di astensionismo dal 1969 allorquando fu eletto Presidente Pompidou. A ciò aggiungasi il fatto che il numero delle schede nulle e bianche è stato alquanto importante. Pertanto, non è un Presidente espressione della maggioranza dei francesi. Francesi che hanno già iniziato a protestare contro il giovanotto;

c. “En Marche” sembra non esistere più in quanto si costituirà in un partito vero e proprio. Si chiamerà, pare, Partito della Nazione. Mah… Abiura della precedente esperienza? Ora bisognerà vedere quale sarà la sua consistenza alle elezioni di giugno. Pur essendo un monarca assoluto il Presidente in Francia ha bisogno di una bella maggioranza all’Assemblea Nazionale. Se no…

d. Anche il Front National sembra essere sul punto di non essere più quello di prima. Per il nome. Che cambierà. Per la leadership. Non si può riproporre in tutte le salse la Le Pen. Sintomatico è che sua nipote, Marion Maréchal Le Pen, abbia annunciato di terminare la sua esperienza politica. Quindi?

e. Il Macron ha vinto poiché i due schieramenti politici cardini della Quinta Repubblica (ossia i socialisti e i repubblicani) sono arrivati spompati alla competizione elettorale. I primi perché in arrivo da un’esperienza presidenziale fondamentale incolore e dilaniati dalle correnti. I secondi che sembravano dover essere i vincitori alcuni mesi fa pagano l’incaponimento di un Fillon a voler proseguire a tutti i costi la sfida elettorale. La domanda ora è questa: quali voti prenderanno alle elezioni politiche di giugno?

f. Il leader di estrema sinistra, per certi versi simile a la Le Pen, Melenchon è l’autentica rivelazione di queste elezione presidenziali. E’ lui diventato l’azionista di maggioranza della sinistra francese. Sarà in grado di portare a termine una Opa su un Partito Socialista Francese in piena crisi? Un partito abbandonato dall’ex Primo Ministro Valls.

In breve, in Francia si apre un periodo non facile. Di transizione. Dove ciò che sembrava immutabile appare debole e diafano. Ma è la Francia a non essere più quella di prima. La Francia di Trenet è davvero lontana. Prima era “douce” (dolce) la Francia. Come sarà nel futuro?

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La foto di copertina è presa dal blog di Vision


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