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Elezione Presidente della Repubblica, alcune particolarità

La recentissima elezione del siciliano Sergio Mattarella alla massima magistratura ha originato delle innovazioni di non poco conto
di Emanuele G. - mercoledì 4 febbraio 2015 - 2510 letture

Sabato scorso - alla quarta votazione - è stato eletto Presidente della Repubblica per la prima volta un siciliano: Sergio Matarella.

La sua vita e il relativo curriculum politico-istituzionale sono viepiù noti a molti italiani. Attraverso questi dati si cerca di delineare la personalità del nuovo Presidente e capirne gli intendimenti futuri. Dati certamente importanti, ma credo che sarebbe cosa utile ragionare su alcune "innovazioni" che l’elezione ha portato con sé.

Se ci fate caso questa è la prima elezione di un Presidente della Repubblica decisa al di fuori del Parlamento. I leader dei partiti politici chiamati a decidere un candidato alla massima magistratura non sono parlamentari. Renzi, Berlusconi, Vendola, Salvini e Grillo non sono né deputati né senatori. Un evidente paradosso dal momento che la nostra è una democrazia parlamentare. Parlamentare perché tutto nasce e muore in seno all’emiciclio. Il Parlamento in Italia è il motore primo dell’architettura costituzionale e della Nazione. Il fatto che Sergio Mattarella sia stato eletto da partiti i cui leader sono al di fuori del Parlamento la dice lunga sui mali che affliggono la politica.

L’ex magistrato Ferdinando Imposimato diventa, di fatto, il primo dei candidati non eletti nella lunga storia delle elezioni del Presidente della Repubblica. Prassi parlamentare voleva che i partiti che non riuscivano a far eleggere il loro candidato si astenevano dall’esprimere un nome optando per la scheda bianca. Questa volta anche se si era deciso quale candidato dovesse eletto a Presidente della Repubblica i partiti hanno preferito manifestare il loro dissenso esprimendo un proprio nome. L’ex magistrato Imposimato per il M5S e il giornalista Vittorio Feltri per Lega Nord e Fratelli d’Italia. Per certi versi, l’ex magistrato Imposimato è un primo dei non eletti.

Normalmente il linguaggio politico annoverava fra le sue più fortunate espressione l’appellativo di "franco tiratore". Ossia di quel parlamentare che nel segreto dell’urna esprime un voto del tutto contrario rispetto alle indicazioni del proprio partito di appartenenza. Sabato scorso è avvenuta una innovazione. Non si potrà più parlare di "franchi tiratori", bensì di "franchi soccoritori". Cioé di persone che pur non rispettando le indicazioni di partito esprimono il dissenso votando il candidato in atto avente le maggiori chance di essere eletto. Il "franco tiratore" esprime il suo dissenso dal partito in forme dirompenti (basta ricordare i famosi 101 che impallinarono Prodi nel 2013). All’opposto il "franco soccoritore" si rivale sempre in forme dirompenti, ma dando un contributo costruttivo. Naturalmente alla parte politica contrapposta...

Sergio Mattarella fino alla settimana scorsa era giudice di quella Corte Costituzionale che aveva cassato il famigerato "Porcellum". Quella sentenza aveva reso praticamente "nullo" l’attuale Parlamento. E cosa succede? Un Parlamento essenzialmente "nullo" elegge come Presidente della Repubblica uno dei suoi "annullatori". Un paradosso davvero straordinario e che entra nella casistica della storia costituzionale del nostro paese. Sarà, quindi, dovere del neo Presidente della Repubblica superare questa eccezione di "nullità" al fine di far ritornare la vita politica, istituzionale e costituzionale dell’Italia nell’alveo di una vera e condivisa "normalità".

L’elezione di Sergio Mattarella dimostra che la politica non è poi quel catafalco immobile come molti credono. E’ un’entità sempre in movimento e che cerca di adeguarsi alle esigenze del tempo. L’importante è comprendere se questo "adeguamento" è un’ "eccezione" oppure una prassi prevista dalle leggi che sovrintendono alla vita pubblica italiana.


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