""Piuttosto che non votare mi uccido" disse qualcuno, ai tempi in cui votare significava usare il proprio potere per cambiare le cose, per andare avanti. Ora votare è come andare per il week-end fuori porta."
Eleggere, scusate se mi permetto certe licenze poetiche significa "scegliere dei rappresentanti". Almeno questo è quello che in base ad una lunga e consolidata tradizione democratica si è creduto fosse un’elezione. Pochi, forse i piu’ accorti, si sono resi conto che quello del 9 e 10 aprile è apparso un insolito teatrino.
E’ accaduto, cioè, che questo evento cosi fondamentale e rigenerante sia diventato uno spettacolo pietoso. E’passato quasi inosservato se non fosse per certi piccoli sussulti ( vedi l’articolo del New York times del 10 aprile), che tutto quello che sta accadendo e’ il risultato di una crisi senza precendenti dell’Europa e della cultura occidentale. E’ stato detto, e a mio modesto parere a ragione, che il nostro vecchio e stanco continente in base agli ultimi risultati elettorali, tra i quali spiccano quelli italiani, è sull’orlo del baratro. La gente non riesce piu’ ad avere capacità di scegliere da se’.
E come se tutti fossero li’ li’ ad aspettare che qualcuno, una bella mattina di primavera luminosa, si svegli e dica "Allora figlioli voi dovete mettere la x su questo simbolo qui". La gente, gli Europei sono sbandati in preda al panico. La gente vota sulla base di poche frammentarie e a volte falsate informazioni filtrate da mezzi di comunicazione malati.E allora cosa accade? Accade che la gente mette dei segni sulle schede elettorali senza coscienza senza rendersi conto di cosa vuole e cosa dovrebbe volere. La cosa si riflette, moltiplicata per mille sulle istituzioni.
Nelle stanze del potere o lì intorno si intravedono personalità alquanto inquietanti per non dire assurde. Un vero circo. Tant’è vero che nulla riesce a far uscire grandi (demograficamente ed economicamente parlando) paesi da una condizione di paralisi totale delle istituzioni. "Piuttosto che non votare mi uccido" disse qualcuno, ai tempi in cui votare significava usare il proprio potere per cambiare le cose, per andare avanti. Ora votare è come andare per il week-end fuori porta. Europa vecchia e ammuffita:dove per il sacro diritto di rivoluzionare le proprie istituzioni si ricorre al televoto.
Che dire poi della nostra piccola Italietta di letterine e reality, di chirurgie e conflitti di interesse saltati in padella con due o tre goccie di marsala; che dal nostro cantuccio guardiamo lontano schifando gli altri perche’ sono dei "relativisti". La cosa piu’ divertente che si possa vedere e che a fare la morale spesso è gente che non dovrebbe perche’ solo il vero Dio sa cosa si nasconda tra le loro coperte e negli armadi. Il nostro cervello piano piano si spegne con sottofondo la colonna sonora di qualche telefilm a puntate.
"Sacrilegio!!!" urla qualcuno di la’, "Depravati" qualcun’altro di la’; perche’ nel progetto generale di renderci innocui consumatori c’e’ bisogno di allineare, massificare come era dire di moda un tempo "globalizzare".