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Edilizia: la crisi continua


L’occhio del “grande fratello” scruterà le opere edili. Non tutte, ma solo le nove più importanti. E’ quanto ha deciso la Cgil che, nei giorni scorsi, ha costituito “L’Osservatorio Grandi Opere Pubbliche”...
mercoledì 23 marzo 2005, di Vincenzo Raimondo Greco - 4079 letture

Ne discutiamo con Mauro Macchiesi, componente della segreteria nazionale della Fillea-Cgil.

L’Osservatorio metterà sotto esame nove opere che rientrano nella “Legge Obiettivo”. Perché questo strumento? E perché la scelta è caduta su alcune e non su altre?

“La decisione nasce da un dato incontrovertibile: il CIPE ha autorizzato la realizzazione di opere per 52 milioni di euro; sono disponibili soltanto 21 milioni. Mancano 27 milioni di euro. Rischiamo di avere sul territorio nazionale tante incompiute perché se partono i lavoro ma poi non sono coperti dai finanziamenti è evidente che si creano problemi enormi. La scelta di queste nove opere (vedi riquadro , N.d.R .) è semplicemente legata ad una distribuzione sul territorio nazionale.

Uno dei limiti della Legge Obiettivo è quello di non fare selezione; complessivamente prevede oltre 300 opere e la scelta di puntare su nove consente di mettere a fuoco una realtà molto più complessa di quella esistente.”

Tra i problemi che le grandi opere portano nel loro fardello è il pericolo di infiltrazione mafiose. E’ il caso della Salerno-Reggio e, molto probabilmente, del Ponte sullo Stretto di Messina. Il vostro Osservatorio come potrà contribuire a risolvere il problema o a limitare i danni? “Quello da noi costituito è una struttura che puntualizza e verifica la copertura finanziaria.

Certo, iniziare i lavori in assenza di copertura finanziaria e non avere una programmazione di priorità impedisce di svolgere un lavoro preventivo sul territorio; le infiltrazioni malavitose, della ‘ndrangheta e della mafia, è possibile combatterle se c’è un lavoro preventivo di intelligence. di messa sotto osservazione di alcuni processi che avvengono sul territorio.”

Mi faccia un esempio.

“E’ un elemento consolidato il fatto che la malavita organizzata, per entrare nei cantieri, utilizzi il movimento terra, la fornitura di calcestruzzo e gli espropri dei terreni. Ad esempio quando si realizza un’opera si notano, nei mesi precedenti, passaggi di proprietà dei terreni o delle imprese; urge, quindi, l’attivazione di un osservatorio che coinvolga, anche dal punto di vista istituzionale e politico, le forze sociali.

Sull’argomento il Cnen ha già avanzato una proposta di protocolli di legalità, di servizi coordinati delle varie forze dell’ordine sotto la guida del prefetto.”

Recentemente avete puntato il dito sul General Contractor. E’ secondo lei un elemento che favorisce le infiltrazioni malavitose oppure è un sistema per velocizzare l’iter burocratico?

“Per carità. Abbiamo criticato il General Contractor perché aumenta i passaggi di appalto; mentre prima avevamo la committenza (Stato, Regioni o Comuni che appaltavano) e l’appaltatore che ricorreva, in alcuni casi, al subappalto, con il General Contractor i passaggi aumentano. Prima c’è una gara che assegna i lavori al General Contractor , poi si procede ad affidamenti di lavori che, nel cantiere, vengono ulteriormente affidati.

Tutti questi passaggi alimentano le possibilità di infiltrazioni malavitose. Inoltre si è privatizzato il sistema dell’appalto pubblico perché il General Contractor può istituire i lavori con qualsiasi mezzo. Non c’è,quindi, un’accelerazione dei lavori; del resto, con l’approvazione del famoso provvedimento sulla competitività, il Governo ha previsto un numero massiccio di commissari per accelerare i lavori.

Questo significa che, se dopo quattro anni si nomina una intera squadra di Commissari, la Legge Obiettivo ha fallito. Così come ha fallito rispetto alle pratiche del massimo ribasso. Se prima i lavori venivano eseguiti dentro i cantieri con un ribasso dell’ordine del 24-25% oggi si arriva a punte del 40-45% perché avendo introdotto un ulteriore passaggio i prezzi vengono compressi nella fase di realizzazione.”

Una valutazione totalmente negativa della Legge Obiettivo? “Sostanzialmente si, per i motivi che ho spiegato prima ma non solo. Anche la soluzione del prefinanziamento dell’opera, passato dall’iniziale 30% al 10% della recente Finanziaria, sta miseramente fallendo.

L’idea di far prefinanziare le opere a delle imprese, sottocapitalizzate come quelle italiane, sì è dimostrata sbagliata, tant’è vero che l’impresa più grande, l’Impregilo, è in piena crisi finanziaria; e la seconda, l’Astaldi, non sta meglio. Negli ultimi 24 mesi, 19 delle medie grandi imprese, sono fallite.”

La situazione delicata in cui versa l’ Impregilo è il sintomo di una crisi dell’intero settore oppure la conseguenza di scelte societarie sbagliate? “Probabilmente si sono sommati due elementi. La crisi di Impregilo viene da lontano; uno dei maggiori problemi è che si tratta di una serie di accorpamenti di imprese diverse. Oggi la società attraversa una crisi finanziaria pur avendo un portafoglio lavori cresciuto notevolmente negli ultimi mesi.

Due elementi contraddittori e caratterizzanti delle imprese sottocapitalizzate; per il processo di risanamento, infatti, non si prevede solo un aumento di capitale ma, anche, un investimento immediato per attivare i cantieri che ha in portafoglio altrimenti i lavori non partono.”

Vincenzo Greco Scritto per Oltrenews.it

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