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Ebola Fighters

Questa settimana la rivista TIME ha nominato "persone dell’anno" gli Ebola Fighters, le persone che stanno combattendo contro Ebola in Africa: un riconoscimento importante anche per i nostri colleghi che stanno lavorando in Sierra Leone. Sara, Jakob, Gina, Mariama, Manu...
di Redazione - venerdì 12 dicembre 2014 - 2337 letture

Il "TIME" ha nominato "persone dell’anno" gli Ebola Fighters, le persone che stanno combattendo contro Ebola in Africa: un riconoscimento che sottolinea, ancora una volta, l’importanza del nostro lavoro. Un riconoscimento che va soprattutto ai nostri colleghi che stanno lavorando ogni giorno in Sierra Leone - su questa pagina ve ne presentiamo qualcuno. Un pensiero particolare va al nostro collega che in questi giorni è ricoverato allo Spallanzani di Roma: forza, ti aspettiamo!

Sara

SARA_500 Sara (foto di Gianluca Cecere)

"Molti non capiscono perché resto, nonostante tutto. Credo nel diritto alla cura per tutti, senza discriminazione. È per questo che faccio questo lavoro. L’Ebola è terribile, ma ricevendo le giuste cure è possibile guarire. Se questa epidemia fosse scoppiata in occidente... sarebbe stato diverso. Tutti si sarebbero attivati e i pazienti avrebbero ricevuto le cure migliori. Qui non è così, qui la gente è stata semplicemente abbandonata".

- Sara, infermiera di Emergency in Sierra Leone

Gina

GINA_500 Gina (foto di Gianluca Cecere)

"Il nostro centro vuole dare la massima assistenza a un paziente. Questo guida il nostro lavoro, ogni giorno. È difficile farlo salvaguardando la propria sicurezza, lavorando con strumenti che ostacolano i movimenti. Nonostante questo studiamo per aumentare sempre di più il tempo che si dedica ai pazienti e rispetto ad altri centri siamo molto soddisfatti. Nel nostro lavoro sono tanti i rischi, anche altrove. Pensi ai rischi, certo, ma ti concentri sul lavoro e sui pazienti e tutto il resto viene dopo. Perché con qualità e professionalità Ebola si deve e si può curare".

- Gina Portella, coordinatore medico del Centro di Lakka, Sierra Leone

Fabiana

FABIANA_500 Fabiana (foto di Gianluca Cecere)

"Lavoro con Emergency da quattro anni, tre dei quali in Sierra Leone. È cambiato molto con l’arrivo di Ebola, perché il contatto con le persone è per forza di cose mutato. È una situazione strana per noi, ma non ci fermiamo. E non ho mai pensato di mollare. Quando ho iniziato a lavorare con EMERGENCY sapevo bene che mi sarei confrontata con contesti complicati, ma questa gente ha bisogno di noi, come era prima di Ebola e come sarà dopo Ebola".

- Fabiana, infermiera di Emergency in Sierra Leone

Mariama

MARIAMA_500 Mariama (foto di Gianluca Cecere)

"Ogni giorno, con il mio lavoro, mi rendo conto di quanto è importante questo ospedale per la mia gente. Visitiamo cento bambini al giorno, sosteniamo il futuro della Sierra Leone, con cure gratuite e di qualità. Immaginare cosa sarebbe accaduto qui se questo ospedale avesse chiuso e se EMERGENCY non avesse deciso di lavorare con i centri Ebola è un incubo. In Sierra Leone si muore ancora di malattie banali, figurarsi con Ebola. Sono fiera di essere parte di questa storia".

- Mariama, pediatra di Emergency in Sierra Leone

Manu

MANU_m_500 Manu (foto di Gianluca Cecere)

"Rispetto ad altri progetti di Emergency in cui ho lavorato qui ogni errore potrebbe essere fatale. Bisogna pensare e agire con uno spirito di squadra, controllare se stessi e gli altri. Lavorando ogni giorno come fosse il primo, senza mai abbassare la guardia, non dando mai per scontate le procedure di sicurezza, anche se è duro lavorare con la tuta. Il mio lavoro mi porta ad avere contatti con la popolazione locale e ho visto crescere la consapevolezza del rischio. Bisogna affrontare Ebola in modo razionale, consapevoli dei rischi, ma convinti dell’importanza del lavoro che facciamo".

- Manu, logista di Emergency in Sierra Leone

Graziella

GRAZIELLA_500 Graziella (foto di Gianluca Cecere)

"Lavoro con Emergency da dieci anni, la mia prima missione proprio in Sierra Leone. Ci sono tornata per anni e sono ancora qui. È un periodo drammatico, il sistema sanitario locale è allo sbando. Conosco tutti, volevo essere al loro fianco. Senza paura, perché amo il mio lavoro. Aumenti le cautele, quando vedi un collega ammalarsi soffri molto, ma non ho mai pensato di andare via".

- Graziella, fisioterapista di Emergency in Sierra Leone

Luca

LUCA_c_500 Luca (foto di Gianluca Cecere)

"Sono un essere umano, ho avuto paura. Mi sono chiesto però cosa sarebbe accaduto a questo paese se tutti fossero scappati via. E ho deciso di venire. Non mi sento un eroe, ma solo una persona che può aiutare, con il suo lavoro, altre persone".

- Luca, infermiere di Emergency in Sierra Leone

Jakob

JAKOB_500 Jakob (foto di Gianluca Cecere)

"Il nostro lavoro è pericoloso, certo. Siamo preparati, però, sappiamo che quando siamo in zona rossa, quando entriamo e quando usciamo, dobbiamo essere concentrati al massimo. A volte è difficile: ripeti sempre gli stessi movimenti, con la tuta si soffre il caldo, si perde un po’ di manualità. Niente però ci deve fermare: il lavoro che facciamo qui è troppo importante per la mia gente, per il mio Paese".

- Jakob, "supervisor hygienist" di Emergency al Centro di Lakka, Sierra Leone


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