ELETTROSHOCK, L’ITALIA RISCHIA DI FARE UN PASSO INDIETRO



martedì 24 giugno 2008, di davis - 404 letture

Si ritorna a discutere di elettroshock, molti psichiatri ne vorrebbero il rilancio in Italia, primo fra tutti il professor Giovan Battista Cassano. In realtà dai tempi di Basaglia la TEC non è mai stata soppiantata, in 11 centri si pratica ancora, mentre in Europa la situazione è anche peggiore: in Gran Bretagna i centri sono 150 [1]. La pratica è però stata regolamentata il 15 febbraio 1998 con una circolare della Bindi, che ne prevede l’uso solo in “episodi depressivi gravi con sintomi psicotici e rallentamento psicomotorio”, previo consenso informato. Ora si vuole fare un passo indietro: alcuni mesi fa Cassano e altri psichiatri hanno inviato una petizione al precedente ministro della salute, Livia Turco, per chiedere l’allargamento di questa pratica violenta. Nella richiesta si affermava che gli effetti collaterali sono praticamente nulli [2]. Non è proprio così, infatti a porre pesanti vincoli sull’uso della TEC in passato furono proprio i pericoli connessi. E’ come cercare di far funzionare una radio dandoci i pugni, è un trattamento barbaro, nato non dalla ricerca scientifica, ma dall’osservazione di Cerletti che aveva notato che i maiali venivano anestetizzati con una scarica elettrica prima di essere condotti al macello. Sembra più un metodo di controllo che non terapeutico, e ben si adatta agli usi dell’intelligence per sedare i ribelli all’ordine costituito. Voler tornare indietro è segno di quanto fallimentare sia l’operato della psichiatria ai nostri giorni, non essendo mai stata in grado di chiudere i manicomi guarendo i pazienti, bensì facendoli uscire e basta, per continuare i loro interminabili iter terapeutici su percorsi differenti.

Davis Fiore

[1] http://www.dire.it/HOME/tortura_o.php?c=9991&m=3&l=it [2] Claudia Benatti, “Il Ritorno dell’elettroshock”, Aam Terra Nuova, giugno 2008.

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