E venne l’ora del Presidente

Mi sono specializzato nell’evasione e per legge l’ho fatta diventare esenzione ad personam. Dove c’è il bene ci sono io, le pene le lascio agli altri...

di Deborah A. Simoncini - sabato 23 ottobre 2021 - 1001 letture

Il popolo italiano mi vuole Presidente perché riconosce in me la condizione di vittima dello Stato. Perseguitato di lungo corso nei miei diritti e persino braccato, da magistrati assetati di vendetta rancorosa, è giunto il momento del giusto risarcimento che mi va riconosciuto e dato. In me c’è un’innata bonomia e la piena disponibilità all’aiuto del prossimo. Virtù comprovate dal mio solerte impegno a favore dei benestanti e dei benpensanti, prodigandomi a soccorrerli e salvarli dalle grinfie dei tassisti che vogliono tassare anche l’aria e le pisciatine. Mi sono specializzato nell’evasione e per legge l’ho fatta diventare esenzione ad personam. Dove c’è il bene ci sono io, le pene le lascio agli altri. Nella cultura popolare e di massa mi ritrovate nei rotocalchi, al cinema, alla televisione, nelle canzoni, dove il cattivo si intreccia con il bravo e il buono. Ho lasciato tracce distinte in una imponente azione comunicativa e di propaganda. Scherzi a parte, paperissima, le jene, il grande fratello … che fareste e come vi divertireste senza di loro e senza di me? I miei sono meriti altro che nefandezze. Le mie colpe sono relative, peccatucci veniali. Ma voi lo sapete meglio di me che “la carne è debole.” Ho inciso profondamente nell’animo collettivo degli italiani. Sancito, con palese opportunismo, il fallimento dell’azione penale contro di me, grazie all’oblio di molte vicende della mia storia personale mi sono curato di coprire molte pagine deplorevoli e imbarazzanti del mio passato. Alla mia genesi hanno concorso una pluralità di attori spinti da motivazioni diverse, con gli apparati delle forze armate e della diplomazia internazionali, schierati sin dall’inizio dalla mia parte. Impegnato in prima linea in una lotta durissima contro i comunisti ho recuperato credibilità morale e politica. Con la mia legittimazione ho salvaguardato il destino del paese, indulgente con la destra qualunquista e il passato fascista. Ho saputo guardare avanti e iniziare una difficile opera di ricostruzione, senza il peso di vergogna alcuna per il mio passato. Con granitica volontà ho perseguito i miei interessi personali invece che il bene pubblico. Ho elevato il calcio, andando oltre il semplice fatto sportivo e approdato a risultati vittoriosi da fuoriclasse. Sono già un personaggio politico di grande fama e levatura. Che volete di più? Chi c’è meglio di me? Il migliore nelle cose superficiali e in quelle essenziali. Quando sembro felice sono felice. Ad accreditarmi c’è la mia vita, il mio lavoro. Incapace di mentire sui miei sentimenti, l’amore mi sostiene anche nei momenti penosi.

Giorgia che aveva ripreso a dilettarsi di farmacologia ed erboristeria, per passare il tempo in modo meno triste, allertata da Matteo, trovò Silvio dietro delle casse di legno in cantina, in una sofferenza e uno smarrimento totali; aveva aspettato che si facessero le sette per spillare il vino. Nell’aria un odore fetido, era a un livello di ubriacatura decisamente esagerato, ma lo caratterizzava un buonumore esuberante e un tocco di follia. Il tempo, in uno stato confusionale e di intorpidimento, gli sembrava più che mai irreale. A Giorgia terribilmente spaventata regalò un braccialetto della fortuna.

“L’eccesso delle notti di Arcore appartiene all’essere giovane, senza obblighi, né stabilità. Già, nel buttare giù il primo bicchiere, pregusto avido la sfrenatezza e l’isteria in arrivo. Da buon bevitore, nel senso che riesco a bere parecchio, mi piace e lo faccio perché provo piacere nel farlo. Mi pesano i postumi delle sbornie che subisco piuttosto pesantemente. Ho la sensazione di essere, tra le persone fortunate e le persone sfortunate, una persona fortunata. La vita oggettivamente prospera che mi sono dato, me la sono meritata, l’ho guadagnata. In ogni vita umana c’è una narrazione e un destino. Ogni mia azione mi ha sempre condotto nel luogo giusto per me: il luogo dell’amore. L’amore per me è una grande consolazione, ha una forza che solo con la sua presenza mi purifica e mi rende degno di riceverlo. Ho sempre coltivato una grande fede nell’amore. Mentre parlo mi ascolto.

Attraversare la vita da sobrio per me è un calvario.” Parlava lentamente e dolcemente, e per convincere pronunciava le parole con voce supplichevole. Strizzò gli occhi, sospirò languidamente e sorrise compiaciuto, in preda a un’eccitazione prossima alla frenesia. Era molto contento di sé e non pensava affatto di avere ottantacinque anni.

“Mi è venuta voglia di fare il presidente di qualcosa. Magari lo farei volentieri della Repubblica di San Marino. Ebbene? Fatemi dare la cittadinanza e fatelo subito. Bisogna far presto, presto! Sono un benefattore e tutti mi vogliono bene. Alle vecchiette ho sempre fatto distribuire, tè, biscotti e marmellata, caramelle e dolcetti per le nipotine. Io non faccio mai niente senza scopo. Per me è festa tutti i giorni, dal mattino alla sera. Avete l’obbligo di accontentami, e dovete convincervi di farlo in fretta. Ho l’autorizzazione, il green pass, per fare la voce grossa e rivolgermi ai ministri di Roma in modo spiccio".

Guardò la sua testa e le sembrò di capire perché le donne l’amassero tanto; in lui c’era l’essere viziato, sicuro di sé e attraente fisicamente. La fissava estasiato in silenzio, senza sapere che dire. “Ho organizzato da sempre la vita altrui in modo tale che il lavoro sia indispensabile. Una vita felice e pulita senza lavoro non può esistere, è impossibile. Ho bisogno di amare per sentirmi vero: l’innamoramento mi concede una sorta di grazia divina. Sono nel pieno della vitalità, ce l’ho massiccio, turgido e col pelo meravigliosamente nero e ritto. Ci so ancora dare dentro con la ragazza a ore che viene a fare le pulizie. Quando faccio l’amore è come se lavorassi per essere più produttivo, in uno scopo sempre più alto.”

Giorgia trasalì e l’osservò con aria attenta e sorpresa: “Ma cosa dice, cosa dice mai! … ” proruppe impallidendo. Silvio si rialzò e se ne uscì avvilito, pieno di vergogna. Si sentì disperato, capì di non piacere più, che l’evitavano perché lo trovavano antipatico, insopportabile e forse addirittura ripugnante.


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