Una miscellanea di alcuni episodi avvenuti questa settimana. Spazzatura, manovra economica, Tav, sindacato: è il moderno che avanza
Il bello di vivere in un Paese come il nostro è che tutto è in movimento, nulla è statico. Non c’è mai un attimo di noia, di tregua e noi, che ci siamo assunti il compito di raccontare, periodicamente, alcuni episodi di questa italietta, molte volte non riusciamo a stare dietro agli avvenimenti. E così, tenteremo, questa settimana, di raccontare per sommi capi alcuni di questi episodi, sempre con la nostra proverbiale obiettività.
Spazzatura ̶ Su questo problema, penso abbia ragione la Lega. Lei rappresenta il popolo padano e un suo rappresentante, tal Matteo Salvini, ha dichiarato che i napoletani “puzzano”. Ne consegue che se puzzano, possiamo continuare a inviare nel Napoletano i rifiuti del Nord, anche quelli tossici. Ma siccome i leghisti hanno molto sviluppato il senso dello Stato, ecco che nel Consiglio dei ministri hanno concordato di inviare il surplus della spazzatura di Napoli in altre regioni. Essendo delle aquile del pensiero debole, hanno pensato bene (questa deve essere stata una furbata di Renzo Bossi), di inviarli solo in Basilicata, Puglia, Molise e Lazio.
Poi, hanno votato contro il decreto del governo di cui loro fanno parte. Intanto, il problema della monnezza a Napoli continua. Gli epidemiologi hanno lanciato l’allarme epidemia, ma sono le solite esagerazioni. Per saperne di più, i leghisti hanno interpellato Calderoli che è un cavadenti laureato e, quindi, è uno specialista. Il ministro semplificato ci ha pensato su un po’ e poi ha sentenziato che quello di Napoli è solo “un caso d’inettitudine locale”. I dirigenti leghisti si sono tranquillizzati ed hanno deciso di aiutare il Sud: la spazzatura del Sud resta al Sud, quella del Nord la inviano al Sud. Coraggio, anche Calderoli è “solo un caso d’inettitudine locale”.
Economia ̶ La nuova manovra economica del ragioniere Giulio Tremonti, di Sondrio, il ragioniere che il mondo intero c’invidia, ma nessuno se lo prende, è molto equa: colpisce i poveri e salvaguarda i redditi dei ricchi. E’ giusto che sia così perché i poveri sono di più e, quindi, sono loro che devono aiutare maggiormente questo nostro povero Paese. Abbiamo un debito pubblico di 1.900 miliardi di euro e quindi è necessario mettere in campo una bella manovrina correttiva sui 40 miliardi. D’altronde Berlusconi, all’indomani dei risultati elettorali, l’aveva detto con uno slogan rubato al ’68: “Pagherete caro, pagherete tutto!”.
I mercati internazionali sono contenti. Il ragioniere ha di nuovo bloccato i salari dei dipendenti pubblici sino al 2014, andremo in pensione più tardi, si pagheranno prestazioni sanitarie e pronto soccorso (25 euro), si sono trovati 700 milioni di euro per i militari all’estero che, come risaputo, portano a quei Paesi miscredenti, libertà e democrazia e, anche, qualche bombetta umanitaria, finalmente la Cri sarà gestita dai padroni, ci sarà un taglio del 30% sugli incentivi per le energie rinnovabili.
Poi ci sono altri coraggiosi interventi, ma il vero capolavoro è il concordato preventivo. In pratica, chi ha evaso le tasse potrà mettersi in regola con pochissimi soldini e in un attimo sarà pulito, candido, lavato perlana, come quegli imbecilli di operai e pensionati che le tasse le pagano alla fonte. Per ultimo, una promessa di Silvio mantenuta: l’isola di Lampedusa sarà zona franca. In realtà nella manovra c’è dell’altro. Ad esempio da sabato 2 luglio è aumentata la benzina e si è parlato di riforma del fisco, tassa sulle transazioni finanziarie, eliminazioni dell’Irap e taglio del costo della politica. Appunto, ne hanno solo parlato. Si era fatto tardi e i ministri dovevano ritornare nelle loro linde casette. E hanno deciso, per ora, di aumentare la benzina. Per le altre cose, come il costo della politica, sarà per un’altra volta. D’altronde in Parlamento hanno sempre molto da fare. Questa settimana i nostri dipendenti hanno lavorato per ben 12 ore. Il sottosegretario della Lega, Crosetto, a proposito di Tremonti, ha asserito: “Se fosse un alimento, sarebbe un bollito. O un brasato”. Invece, è solo un ragioniere di Sondrio.
Val di Susa ̶ La polizia gli ha dato proprio una bella ripassata a quei comunisti della Val di Susa che sono contro il progresso della Tav, delle ferrovie veloci. Un po’ di lacrimogeni, qualche manganellata, la distruzione delle loro tende e subito si comincia a ragionare. D’altronde il capo della polizia si chiama Manganelli. Se si fosse chiamato Bacini, i poliziotti avrebbero dato bacini ai manifestanti. Il capo della polizia, invece, si chiama Maroni ed è inflessibile, non guarda in faccia a nessuno. D’altronde uno che suona il piffero e che è stato denunciato dalla polizia per aver impedito alla forza pubblica di entrare nella sede della Lega, non poteva che fare il ministro di Polizia.
Io parteggio, naturalmente, per le ferrovie veloci, per l’indagato Moretti, per l’Impregilo, il governo e, quindi, per la modernità e i manganelli. Certo, l’operazione ci costerà 20 miliardi, per completare l’opera ci vorranno decenni, si sventrerà un’intera zona, i costi raddoppieranno, ci sarà speculazione. Ma è il prezzo che è necessario pagare per un Paese moderno. Altro che raddoppiare la rete ferroviaria esistente, così da far arrivare i pendolari più velocemente sui posti di lavoro. Altro che diminuire del 40% il trasporto su gomma. Tutte palle. Dei pendolari non m’importa un cazzo; dei mezzi pesanti meno ancora. Tanto io non abito mica in Val di Susa. E neppure il presidente Napolitano.
Sindacato ̶ Susanna non ha mai un capello fuori posto. E’ una bella signora che guida il più grande e importante sindacato italiano, la Cgil, l’organizzazione che fu di Giuseppe Di Vittorio. E’ una donna duttile Susanna Camusso, priva di spigolature come ad esempio il segretario della Fiom Maurizio Landini e ha capito che è necessario recuperare il rapporto con Cisl e Uil ed anche con la Confindustria.
Pur senza nessun mandato, ha “siglato” il cosiddetto “avviso comune” appunto con organizzazioni e sigle che abbiamo citato sopra. Meno male, dico io, perché non se ne può più di questi vetero comunisti della Fiom che non vogliono la modernità, che vogliono, con il voto, far decidere i lavoratori che come risaputo, non capiscono un cazzo di tempi e metodi. Marchionne e compagnia, invece, hanno studiato ed è giusto che decidano loro anche perché le fabbriche appartengono a loro mica agli operai.
La Fiom ̶ deve avere pensato camussamente Susanna ̶ è una palla al piede e con questa firma me ne libero. Nell’incontro fra la segretaria della Cgil, Cisl, Uil, Emma Marcegaglia e il vicepresidente della Confindustria, Alberto Bombassei, si è detto che “il clima era disteso”.
Ci credo. Basta dire di sì ai padroni e il clima si rasserena subito, le nubi scompaiono e spira una brezza contro riformatrice che è un piacere. Anche a Peppino Di Vittorio, il “cafune” di Cerignola gli è capitato di firmare senza la delega dei lavoratori. Ma si è accorto in tempo, ha ritirato la firma e ha chiesto scusa ai lavoratori. Peppino proveniva da una famiglia di braccianti analfabeti; Susanna da una famiglia benestante milanese.
Anch’io ho un ricordo della Susanna. Un ricordo che risale alla metà degli anni ’90 quando seguivo la vertenza dell’Autobianchi-Fiat. L’azienda torinese voleva chiudere, i lavoratori si opponevano, i sindacati divisi. Poi, più passavano le settimane, più il sindacato era favorevole alla chiusura, gli operai divisi. Alla fine, solo un gruppo di “irriducibili” operai faceva i picchetti.
Una mattina, all’Autobianchi era arrivata anche Susanna. Non era conosciuta, era solo una funzionaria Cgil. Indossava una pelliccia. Certo, non significa nulla. O forse, sì. Alla fine l’Autobianchi è stata chiusa e oggi, al suo posto, c’è un centro direzionale. Gli operai sono stati dispersi, chi in prepensionamento, chi in cassa integrazione, chi si è licenziato. Fra i sindacalisti che hanno firmato la chiusura della fabbrica, qualcuno ha fatto carriera, altri sono andati nelle file di Rifondazione comunista a fare i rivoluzionari. Ancora una volta, gli unici che hanno perso sono stati gli operai.