Trenta anni per immaginare 81 volti, trenta anni per sciogliere la propria vita dentro una strage, trenta anni per auspicare un’altra verità.
Come una guerra senza fine, combattuta negli anni tra la pretesa di giustizia e il tacito assenso ad occultare le coscienze. Venti anni di indagini, lasciate, riprese e poi ancora accantonate. Circa trecento udienze processuali e più di un milione e mezzo di pagine di mezze verità, di prudenze, di accuse, di smentite. Di vergogna.
Gli inquirenti riuscirono a partorire quattro diverse ipotesi. Da un cedimento strutturale alla presenza di un ordigno a bordo. Da uno scontro con un altro aereo ad un missile vagante. Della cronologia degli eventi del più misterioso incidente aereo d’Italia, e forse non solo d’Italia, potremmo coivolgere due generazioni e provarne lo stesso sconcerto.
Il recupero del relitto iniziato solo sette anni dopo. La ditta francese Ifremer, che se ne occupò e che si sospettò collegata ai servizi segreti francesi. Un relitto ricostruito per far bella mostra al Museo della Memoria di Bologna. Quasi a volerlo accomunare all’attributo di “irrisolto” di un altro mistero italiano.
I resti del caccia americano tra quelli del DC9, che aprirono la strada all’ipotesi di un vero combattimento aereo nei cieli di Ustica. La Commissione Stragi che lanciò più di un segnale sull’eventualità di depistaggi da parte dell’Aeronautica Militare.
La pagina strappata del registro del radar di Marsala, il giorno della scomparsa del DC9. Un eccessivo traffico aereo registrato quel giorno, con diverse esercitazioni militari americane ed italiane. Il MiG 23 ritrovato sulla Sila. I suicidi e gli incidenti a catene che videro protagonisti molti potenziali detentori di parti di verità sul caso. Le contrastanti dichiarazioni di Cossiga, che accusò la marina militare francese, quale unica responsabile dell’abbattimento dell’aereo, che per errore sbagliò il bersaglio nel tentativo di colpire l’aereo presidenziale di Gheddafi.
Uno scenario degno di una sceneggiatura, che forse neanche uno scrittore del genere sarebbe riuscito ad articolare così sapientemente. Uno scenario che lascia ancora troppi dubbi, dopo trenta anni da quella che, in ogni caso, non si può non definire una strage. Uno scenario che lascia solo qualche certezza: 81 vittime innocenti, la data del 27 giugno 1980 che non dimenticheremo mai e la sigla, fino a quella notte trascurata: DC9.