16 settembre 2005, di :
ursus
Attualmente non esiste alcun vaccino per il virus H5N1, se non alcuni prototipi adatti solo alle popolazioni avicole, sperimentati finora senza eccessivo successo in estremo oriente.
Per quanto il virus sia ormai ben conosciuto, nella sua variante attuale, e cioè quella che non si trasmette (ancora) da uomo ad uomo, la sua eccezionale virulenza ed alcune caratteristiche peculiari hanno sin qui impedito lo sviluppo di vaccini efficaci, anzi, hanno a lungo inibito totalmente lo sviluppo di vaccini.
Non è quindi possibile disporre di "scorte" di vaccino e, se anche ve ne fossero, le probabilità che tale vaccino sia efficace contro la variante "umana" di H5N1 sono praticamente inesistenti.
E’ probabile, quindi, che quando si fa riferimento alle "scorte di vaccino", si debba invece intendere scorte di farmaci antivirali, disponibili da tempo, e adatti solo a limitare temporaneamente l’infezione da virus (in pratica ne inibiscono la riproduzione), utili, quindi, solo per rallentare la diffusione della pandemia in attesa che il vaccino venga sviluppato.
Occorrono infatti diversi mesi dall’insorgenza della pandemia perchè chiunque possa approntare un vaccino efficace, sempre che ciò sia realmente possibile, visto che di vaccino per la SARS si parla da anni e non se ne vede ancora traccia, nonostante ripetuti (falsi) annunci in senso contrario.
Essendo straordinariamente mutevole, il virus H5N1, come molti altri suoi parenti ed affini, potrebbe infatti presentare mutazioni tali da risultare molto diverso dalle varianti attualmente in circolazione.
In quanto ai farmaci antivirali, è opportuno specificare che, trattandosi di brevetti per lo più molto recenti, non risulta esistano in commercio "generici" di tali prodotti, ed il costo di un ciclo di antivirale ha un costo non indifferente.
Un recente studio, effettuato su popolazioni murine, ha dimostrato l’efficacia di un antivirale non solo nel contenimento dell’infezione, ma anche nella reale guarigione, con sporadici casi di "rebound", ovvero di reinfezione da H5N1.
La brutta notizia è che per avere un effetto in tal senso, occorre praticare cicli di antivirale per almeno otto giorni, a fronte dei cinque normalmente necessari per altri virus (dopo questo tempo H5N1 riprende tranquillamente a replicarsi) e le scorte complessivamente disponibili a livello mondiale attualmente sono già assolutamente insufficienti anche per la sola copertura della popolazione dei paesi che producono antivirali....
Nè c’è da sperare in una rapida produzione di massa, in quanto l’attuale capacità produttiva è a sua volta insufficiente.
Alcuni antivirali potenzialmente efficaci hanno perso ogni utilità al riguardo perchè, essendo a basso costo, sono stati massicciamente (ed inutilmente) utilizzati dagli agricoltori cinesi delle zone colpite dall’influenza aviaria per "proteggere" i propri allevamenti dall’infezione, con il risultato di far sviluppare, forse per l’uso improrio che ne è stato fatto, resistenza a quegli stessi farmaci.
L’Italia attualmente, con il recente plauso dell’OMS, ha puntato tutto sul rapido sviluppo (anche in laboratori nazionali) di un vaccino efficace, del quale ha opzionato (l’unica azione possibile allo stato attuale) una massiccia quantità di dosi, pianificando, al contempo, un capillare sistema di monitoraggio dei casi nelle popolazioni animali potenzialmente infette (unica fonte attuale di contagio), mentre non ha approntato, e difficilmente appronterà, scorte di farmaci antivirali, la cui reale efficacia e la cui copertura a livello di popolazione sono aleatorie.
In quanto alla citata richiesta del Codacons per un’adeguata informazione dei medici di base sulla sintomatologia relativa a questo tipo di influenza, al fine di individuare tempestivamente eventuali casi "umani" indotti da H5N1, sarebbe opportuno informare l’associazione che sarà praticamente impossibile "riconoscere subito" tale sintomatologia, essendo praticamente identica, almeno nelle fasi iniziali, a quelle di tutte le più comuni influenze e malattie delle vie respiratorie, frequenti soprattutto nei mesi invernali.
L’etichettatura delle carni avicole, infine, benchè meritoria in sè per tutta un’altra serie di considerazioni, non potrà costituire ostacolo alla diffusione del virus, che si trasmette attualmente per contatto diretto con uccelli infetti, in quanto un’adeguata cottura degli alimenti elimina comunque i virus (H5N1 compreso), non esiste alcun riferimento geografico per individuare, allo stato attuale, eventuali aree a rischio ed il contagio a livello animale si sta comunque diffondendo in natura attraverso uccelli migratori e, sembra, anche mammiferi selvatici.
Un eventuale variante "umana" del virus, poi, non potrebbe certo risentire dell’etichettatura, non avendo alcun bisogno di trasmettersi attraverso i volatili o gli alimenti.
Per quanto concerne la direttiva europea citata nell’articolo, beh, speriamo che nel 2007 ci sia ancora qualche governo che ritenga utile applicarla......