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E’ nell’agenda di Governo la fusione degli Enti previdenziali


Possibile ‘fusione’ degli enti previdenziali, a partire da Inps e Inpdap nell’agenda del Governo. Lo conferma il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale Cesare Damiano...
venerdì 25 agosto 2006, di Vincenzo Raimondo Greco - 1846 letture

Possibile ‘fusione’ degli enti previdenziali, a partire da Inps e Inpdap nell’agenda del Governo. Lo conferma il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, Cesare Damiano che, in un comunicato, aggiunge: “l’obiettivo è duplice: da un lato per razionalizzare e dare più efficienza al sistema previdenziale; dall’altro quello di ottenere dei significativi risparmi di gestione”. Scelte che non convincono la Confederazione Unitaria di Base secondo la quale l’operazione “potrebbe nascondere invece la richiesta di una delega più ampia al governo per rimettere mano alla previdenza pubblica e ai fondi pensione”.

Il vero problema della previdenza pubblica per i lavoratori è stato il passaggio del retributivo al contributivo e lo scippo del TFR che si prepara da qui a breve - dichiara Pierpaolo Leonardi coordinatore nazionale CUB-, cosi come la mancata separazione tra previdenza e assistenza che accolla agli enti previdenziali ingenti esborsi che non gli competono. Le tiepide rimostranze fin qui avanzate da esponenti di Cgil, Cisl e Uil fanno per altro pensare al loro interesse a tale ipotesi per poter tornare a gestire direttamente il ‘super-ente’, facendo rientrare dalla finestra quanto espulso dalla porta dopo tangentopoli, ed immaginando anche di poter direttamente gestire il fondo integrativo presso l’INPS che la riforma Berlusconi ipotizza”. Leonardi si sofferma, inoltre, sulla opportunità di sciogliere i moltissimi enti minori “legati ad interessi corporativi di lobby, evidentemente ben rappresentate e forti, tanto da impedire questo semplice passo che farebbe risparmiare moltissimo ed eviterebbe, com’è accaduto per l’Inpdai e prima con la Scau, di addossare alla previdenza pubblica esorbitanti deficit. La funzione dei tre enti maggiori (Inps, Inpdap e Inail) è strategica se si vuole davvero mantenere un barlume di previdenza pubblica”.

Ma il ministro procede per la strada già delineata tant’é che il 24 agosto incontrerà i, collega della Funzione Pubblica, Luigi Nicolais, per affrontare questo ed altri temi in vista della prossima definizione della legge finanziaria. “Nel caso in cui le ipotesi formulate - conclude la nota ministeriale - dovessero avere una loro realizzazione, tutto questo passerebbe attraverso un pieno e preventivo coinvolgimento delle Parti sociali con la finalità di pervenire ad obiettivi condivisi”. La CUB non ci sta e annuncia già dalle prossime settimane la “mobilitazione contro ogni ulteriore tentativo di manomissione unilaterale del sistema previdenziale pubblico, che va invece rafforzato e rilanciato”.

Anche la Cisl si dimostra sorpresa per la decisione del Ministro avvenuta “senza una preventiva discussione con le parti sociali”. “Su questi temi - spiega il segretario generale aggiunto, Pier Paolo Baretta - le parti sociali non sono solo interlocutori, ma soggetti direttamente protagonisti. Gli istituti previdenziali si reggono per la maggior parte sui contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori. Il metodo che si sta adottando francamente non è positivo”. Inoltre, aggiunge Baretta, “la soluzione dell’accorpamento degli enti non è garanzia di risparmio, ma d’inefficenza per molti anni”. Per l’esponente sindacale il vero problema “è coinvolgere le parti sociali nella gestione degli enti previdenziali. L’unificazione degli organi ci vede contrari. Fare un unico Civ, un Cda e magari un solo presidente non da’ grandi risparmi. Il vero risparmio si fa con lo sportello unico degli enti perificerici, non a livello centrale”.

Una situazione che preoccupa anche la Confesercenti di Marco Venturi che si dichiara disposto a discutere sulla fusione di Inps e Inpdap anche se, avverte, “occorre affrontare nel merito i conti della previdenza per ritrovare un giusto equilibrio in cui non si determinino appesantimenti per le piccole e medie imprese”.

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