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E Gianni Vattimo mi disse: «Dammi del “tu”»

Un festival che dal Monte Olimpo fa scendere tra la gente i grandi pensatori, quelli che fanno la storia. Stare gomito a gomito con gli dei, andare al bar e prendere con loro il caffé, farli diventare uomini come te, che chiacchierano nell’atrio con te. E tra questi Gianni vattimo.
di Giovanni Schiava - mercoledì 8 agosto 2007 - 5772 letture

C’è un festival in Calabria che probabilmente in pochi conoscono. Non è il festival della soppressata, né quello della ‘nduja. E’ un festival per cui si rimane a bocca vuota, un festival che non riempie la pancia ma riempie il cervello e, per chi l’ha vissuto come me, anche il cuore. Il Festival Internazionale della Filosofia in Sila è un pargoletto nato appena l’anno scorso e quest’anno è giunto alla sua seconda edizione. Ne parlo ad un mese dalla conclusione.

Si è svolto dal 28 al 30 giugno nell’incantevole paesaggio della Sila, a Silvana Mansio, comune di Serra Pedace. Una scelta originale ed azzeccata ad opera del suo ideatore, il giovane giornalista Emiliano Morrone, che è riuscito a portare in cima alle montagne calabresi tra i più grandi pensatori e scienziati non solo italiani. Ecco alcuni nomi: Derrick de Kerckhove, erede del grande Marshall McLuhan (teorico del “villaggio globale”) e studioso dell’intelligenza connettiva e delle psicotecnologie; il giornalista Marco Travaglio; il teologo Carmelo Dotolo; il cardiochirurgo Ettore Vitali; il giovane filosofo Santiago Zabala che ha fatto incontrare in una pubblicazione del 2005, Il futuro della religione (Milano, Garzanti), il pensiero del filosofo americano recentemente scomparso Richard Rorty e quello del filosofo italiano Gianni Vattimo intavolando una conversazione a tre. Quest’ultimo, Gianni Vattimo, era presente, a detta di Leo Franco Rizzuti, sindaco di Serra Pedace, come padrino del festival. Tema della seconda edizione del festival è stato l’Amore.

Complice della mia partecipazione a questa manifestazione è stato Girodivite.it che mi ha fatto conoscere il giornalista Emiliano Morrone, organizzatore, che era intervenuto più di un anno fa in risposta al mio articolo Intellettuali di Calabria, dove siete?, pubblicato per l’appunto nel giornale online.

Il festival è rivolto ad un pubblico non specializzato, ha l’obbiettivo di avvicinare la gente alla filosofia e in questo proposito ci è riuscito. Una sola pecca: non è abbastanza reclamizzato. Minimo il coinvolgimento dei mezzi d’informazione. Eppure stiamo parlando di un’iniziativa che merita la massima attenzione. Un festival che dal Monte Olimpo fa scendere tra la gente i grandi pensatori, quelli che fanno la storia. Stare gomito a gomito con gli dei, andare al bar e prendere con loro il caffé, farli diventare uomini come te, che chiacchierano nell’atrio con te. E tu che leggi di filosofia e sai chi sono, cosa hanno detto, cosa hanno fatto per rivoluzionare il pensiero contemporaneo ti senti un’altra divinità tra gli dei.

E’ l’ultimo giorno del festival, stai ad ascoltare ogni intervento dei relatori, appassionato, intento ad assorbire tutto come una spugna. Quando un’altra occasione del genere? L’anno prossimo! Ogni tanto getti un’occhiata qua e là in platea per spiare le reazioni delle divinità mimetizzate tra il pubblico. Ti alzi dalla tua sedia solo per il minimo indispensabile, un caffè, la toilette. In uno di questi momenti accade un incontro. Cerco il bagno, vado ad imboccare le scale e mentre apro la porta che dà sulla rampa rischio di sbatterla in faccia a qualcuno. E’ Gianni Vattimo. Mi spavento. Lui indietreggia, mi sorride e accompagnandosi con il braccio mi dice: «Prego, passa!». Sta lì come se volesse continuare a parlarmi ma io preso dall’imbarazzo reprimo ogni emozione e ringraziando filo via liscio. Perché non gli ho detto nulla?! Perché non ne ho approfittato ad attaccare bottone?! Stupido! Oppure, forse, sarei stato inopportuno? Non era il momento. L’avrei disturbato. E poi, cosa avrei dovuto dirgli? “Senta, professor Vattimo, io condivido il suo pensiero debole… Lo sa che insieme a Richard Rorty lei è uno dei miei preferiti?” Ma dai! Come se stessimo parlando di cantanti! Meglio così!

Gianni Vattimo, il teorizzatore del “pensiero debole” contrapposto a quello “forte”. Il teorizzatore della fine dei valori assoluti sulla scia della sua interpretazione di Nietzsche e Heidegger. Il custode e il divulgatore tra i giovani del pensiero di Nietzsche. Il discepolo di Gadamer, padre della moderna ermeneutica. Il nemico numero uno in Italia di Papa Ratzinger nella crociata contro il relativismo. Nemico non per scelta di Vattimo ma per indicazione dello stesso pontefice, perché parlare contro il relativismo in Italia è parlare innanzitutto contro Vattimo.

Finisce la giornata; finisce il festival; è l’ultimo giorno. Per me è tardi, devo affrontare quasi tre ore di macchina. Prima d’andar via saluto chi ho conosciuto in quelle ore: Emiliano Morrone, Santiago Zabala, Carmelo Dotolo… Più in là s’intrattiene tra la gente che gli fa festa il filosofo Vattimo. E’ impegnato, non è il caso di fare conoscenza, sarà per una prossima volta. A malincuore. Salgo in macchina e parto. Cento metri…, duecento, quattro, otto, un chilometro, forse due… Arresto l’auto!! Ma che cretino, quando ti capita un’altra occasione del genere! La vuoi smettere di farti sfuggire le occasioni della vita! Che te ne frega, torna indietro e stringi la mano al professor Vattimo! Anche la sola mano! E se non ha tempo per te almeno gli hai stretto la mano. Cosa ti può capitare?! Pericolosa inversione ad U, da ritiro patente. Dietrofront si torna da Vattimo.

Parcheggio alla buona l’auto. Scendo e mi dirigo deciso verso il filosofo dribblando le persone. Proprio in quel momento si è liberato… «Professor Vattimo, volevo fare la sua conoscenza e stringerle la mano prima d’andar via!» E con il suo solito sorriso bonario: «Certo. Cosa sei, un appassionato di filosofia?» «Sono laureato in filosofia». «Ah, un collega!» Un collega? Io e lui? «Senti – continua a dirmi - ti dispiace se ci diamo del “tu”? Tra noi si può fare». Dargli del tu? Oddio e come si fa?! Imbecille, fallo e basta, te l’ha chiesto lui. Ok, ci provo: «Ti volevo…, ti volevo dire, Gianni, che sono un tuo ammiratore…».

Il modo più banale per iniziare, ma l’unico che mi è venuto in mente la prima volta che diedi del “tu” al padre del pensiero debole.


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E Gianni Vattimo mi disse: «Dammi del “tu”»
13 agosto 2007

Chi è Gianni Vattimo?
E Gianni Vattimo mi disse: «Dammi del “tu”»
14 agosto 2007, di : Giovanni Schiava

Sarebbe bello se tu fossi più preciso nel tuo disappunto al pensiero di Gianni Vattimo. Potremmo discuterne, no?
Innamoramento e Amore
13 marzo 2008, di : ornella guidi

Se l’argomento del Festival della Filosofia era l’Amore, mi sembra che tu abbia raggiunto il massimo della simbiosi con la manifestazione...un innamoramento più di questo!