Due pensieri brevi sul V-Day


Modesto contributo di "moderatismo" (*) fra estremismi che stanno distruggendo le ragioni della nostra convivenza civile. Chi sono gli estremismi? Da un lato la "Casta" e dall’altro Beppe Grillo
sabato 22 settembre 2007, di Emanuele G. - 611 letture

PRIMO PENSIERO

SULLE 3 PROPOSTE DI BEPPE GRILLO:

Strano e singolare il nostro Paese. Un Paese dove i non-politici spesso decidono la Politica. Questo è un evidente sintomo che la Politica è in crisi, in fortissima crisi.

Venendo alle tre domande di Grillo mi permetto di esprimere il mio giudizio.

Per quanto riguarda la tua prima domanda, l’approvo perché chi è chiamato a rappresentare la collettività non deve far balenare nessun’ombra sul suo essere morale e etico. Rappresentare la collettività è un impegno gravosissimo e necessita di essere in possesso di alcuni fondamentali basilari.

Per quanto riguarda le altre due domande, credo che possano essere unificate in un’unica per una loro evidente similitudine. Il limite al mandato lo deve acquisire con il suo impegno l’eletto. Se ha operato bene allora avrà possibilità di essere rieletto, ma se ha oziato i cittadini lo escluderanno alla prossima tornata elettorale. E questo è già un scegliere.

Naturalmente bisogna evitare qualsiasi accenno di preferenze in quanto gli accordi sottobanco possono essere sempre in agguato. Bisogna semplicemente individuare precisi percorsi di scelta della classe dirigente in cui siano gli elettori ad avere sempre e comunque “il coltello dalla parte del manico”. Le primarie sono un ottimo strumento, ma non devono aver nessun limite o blocco.

SECONDO PENSIERO

SULL’ANTIPOLITICA:

E’ la moda del momento, ossia l’antipolitica. Sembra che sia in atto un rivoluzione copernicana dove la politica assume caratteri del tutto negativi, mentre l’antipolitica è il positivo, il nuovo. Questo cambiamento di atmosfera lo si coglie parlando con la gente. Appena si proferisce la parola politica tutti, indistintamente, arricciano il naso in un’espressione di disgusto per poi lanciarsi in invettive contro la politica.

Ma che cos’è questa “antipolitica”? La si può definire? Si possono assegnare dei parametri? E’ lunga? E’ leggera? Quali i valori fondanti? In apparenza è un qualcosa di “contro” qualcosa d’altro.

La dialettica è una della basi fondamentali di una democrazia compiuta. Il dibattito, infatti, è l’esposizione di una tesi alla quale viene contrapposta un’altra. Tuttavia le due tesi devono essere argomentate e spesso il “no” non è un argomento.

Certamente l’antipolitica ha gioco facile per via della strisciante e drammatica crisi della politica di questi ultimi decenni. L’antipolitica vorrebbe più democrazia, più partecipazione, più senso civico, più attenzione ai problemi sociali, più moralità. Aspetti condivisibili. Ma è il “no” di partenza che la rende non praticabile.

Il no non è un valore positivo perché “esclude”, maggiormente nel campo delle relazioni sociali e politiche. Esclude il dialogo e, soprattutto, le azioni tese al miglioramento della situazione e dei problemi. Il no è la risposta più facile che l’uomo sia in grado di offrire. E’ un modo per non assumere comportamenti responsabili e si preferisce fuggire nel mondo dei vorrei.

Ricordate i “più” accennati poc’anzi? L’antipolitica si basa, in breve, su tutta una sfilza di “no” e di “più” metafisici. L’Italia con i suoi molteplici e drammatici problemi non ha bisogno dell’antipolitica, ma della politica. I “no” assolutistici vanno sostituiti con un più prosaico “io faccio”. Il fare è senza dubbio più impegnativo del “no”, ma la nostra Italia ha bisogno di umili lavoratori della sua vigna. In modo urgente.

(*) Breve definizione di moderatismo

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