Due notizie dello stesso giorno. L’agenzia Ansa “lancia” la notizia che a Clemente Mastella, essendosi dimesso da ministro, è stata tolta parte della scorta: invece di tre auto al seguito, solo due mentre gli uomini della sicurezza sono passati da 18 a 12 (da moltiplicare per 4 turni sulle 24 ore). A Ceppaloni, però, restano operativi 16 poliziotti della Polizia di Stato e 32 unità della Polizia penitenziaria. Bisognerebbe revocare l’ordine a questi 48 agenti, ma chi lo deve fare? Bel dilemma. Sulla carta lo dovrebbe fare il Comitato provinciale il quale non si può riunire perché il prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano, è stato sospeso dall’incarico perché indagato nell’ambito della stessa inchiesta in cui sono coinvolti i coniugi Mastella. E così tutto continuerà come prima con 48 agenti a salvaguardare gli spostamenti del ras di Ceppaloni.
L’altra notizia la leggo sul il manifesto. I metalmeccanici bloccano il treno Venezia-Milano per protestare delle morti nella stiva di Porto Marghera. Il treno, un Intercity, resta fermo un’ora. I passeggeri si lamentano. Sono passeggeri con valigetta al seguito, signore impellicciate e mascarate. I telefonini impazzano, gli appuntamenti saltano. C’è una signora che protesta più delle altre. Una cinquantina d’anni, montone lungo, borsa in tinta si rivolge veemente al controllore con una secca frase: “Ma perché non mettete in moto e gli andate addosso?”.
Già, perché? Sarebbe tutto facile, semplice. Il controllore ha il sorriso tirato, è imbarazzato. La signora, purtroppo, non si accorge di ciò che ha detto e continua a gridare. Senza vergogna. A pochi chilometri sono morti due lavoratori sul posto di lavoro. A lei, però, non interessa. Lei deve arrivare a Milano, anche passando sopra i corpi di alcuni lavoratori.
Che nesso c’è fra le due notizie. Nessun nesso. Appunto. E’ solo l’Italia del 19 gennaio 2008.