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Due anni dal Decreto Sicurezza

Penalizzata l’accoglienza diffusa. Persi oltre 15mila posti nei piccoli centri.
di ActionAid - mercoledì 24 marzo 2021 - 477 letture

L’accoglienza dei migranti

Per la prima volta, una mappatura completa di tutti i centri di accoglienza gestiti dalle Prefetture in Italia al 31 dicembre del 2018 e al 31 dicembre 2019.

È il risultato dello studio condotto con openpolis che ha portato al rapporto Rapporto “Centri d’Italia 2021 - Una mappa dell’accoglienza”.

Presenze, costi, diffusione sul territorio e la richiesta di dati disaggregati aperti liberamente accessibili e verificabili con un dettaglio a livello provinciale e comunale, e non le aggregazioni predisposte dal Ministero dell’Interno.

Monitorare il sistema

Informazioni importanti e necessarie per un monitoraggio costante del sistema di accoglienza. Dati che avrebbero potuto alimentare il dibattito politico che ha portato alla riforma del sistema nel dicembre 2020 con il Governo Conte II se fossero state disponibili e trasparenti fin da subito.

Invece il Viminale continua a negare l’accesso a queste informazioni essenziali su come il Ministero stesso e le Prefetture verificano le attività svolte sui territori.

La richiesta al TAR del Lazio

Il 17 marzo insieme a openpolis saremo in udienza al Tribunale amministrativo del Lazio per rivendicare il diritto di conoscere, di accedere ad informazioni fondamentali per poter valutare le politiche in base agli effetti che producono.

“L’obiettivo è di verificare quali controlli vengano effettuati e con quale frequenza, quali violazioni siano state riscontrate e di quale gravità, se gli enti gestori offrano o meno i servizi per cui vengono pagati e quindi in definitiva sapere in quali condizioni vengano ospitati gli stranieri nel singolo centro - dichiara Vittorio Alvino di openpolis - quello del 17 marzo è un appuntamento con la democrazia: ci aspettiamo che le istituzioni rispondano positivamente a questa operazione di trasparenza, poiché rientra nelle loro prerogative e responsabilità”.

“L’assenza di dati, unita alla totale mancanza di interlocuzione con analisti e addetti ai lavori nel disegno del nuovo capitolato di gara, evidenziano purtroppo una continuità con il passato. La stessa che si riscontra nella criminalizzazione della solidarietà e dell’aiuto. È questo – spiega Fabrizio Coresi, nostro expert su tema migrazioni - il filo rosso che unisce tutti gli ultimi governi, senza distinzione di colore politico: dal muro di norme della legge Minniti-Orlando alla riforma sancita dal Decreto immigrazione di dicembre scorso. Chiediamo al nuovo governo di superare l’approccio emergenziale e fare davvero dell’accoglienza pubblica e diffusa il sistema ordinario e principale, che è per le persone ospitate un diritto e per i territori ospitanti un’opportunità”.

Come sono cambiati i CAS?

Il calo di presenze nel sistema di accoglienza tra dicembre 2018 e dicembre 2019 ha comportato anche la diminuzione del numero di centri attivi (tra Cas, Centri di Accoglienza Straordinaria e Cpa/hotspot, Centri di Prima Accoglienza), che sono passati da 8.145 nel 2018 a 5.482 nel 2019. Tra 2018 e 2019 nella maggioranza delle province italiane (65) è mediamente aumentata.

A fronte del calo di presenze nel sistema di accoglienza tra dicembre 2018 e dicembre 2019 così si è modificato lo scenario: se ci limitiamo ad analizzare i Cas, nel 2018 era Sassari la provincia con centri in media più̀ grandi (105,2 posti per centro) seguita da altre 8 del mezzogiorno.

Tra le prime 30 provincie per capienza media, Bolzano è l’unica del nord, confermando così uno squilibrio già rilevato negli anni scorsi analizzando i contratti per l’accoglienza straordinaria.

Centri di accoglienza più affollati

Anche considerando la chiusura di megacentri governativi come il Cara di Mineo o quello di Castelnuovo di Porto, sono i centri piccoli ad aver perso più posti, per un totale di 15482 posti in meno tra 2018 e 2019. Penalizzata l’accoglienza diffusa

Con il Decreto Sicurezza i comuni con centri di accoglienza straordinari o governativi sono diminuiti drasticamente, passando da 2.691 (33,8% dei comuni italiani) nel 2018 a 1.822 (23%) dell’anno successivo, con un calo del 32,3%.

Se gli oltre 49mila posti attivi in centri di piccole dimensioni nel 2018 (37% del totale) fossero rimasti tutti in funzione nel 2019, si sarebbe fatto un enorme passo avanti verso l’accoglienza diffusa. In questo modo infatti i piccoli centri avrebbero coperto ben oltre la metà dei posti necessari.

L’analisi degli importi per singola persona ospitata nei Centri conferma che sono proprio i centri piccoli (unità abitative in accoglienza diffusa) ad essere maggiormente penalizzati (-22,7%, da 35 a 27 euro).

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