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Download 100%

Download, Peer to Peer, file sharing, Kazaa, Winmx: neologismi creati dalla rete. Il cd musicali costano dai 15 ai 25 Euro. Il popolo della rete scarica musica gratuitamente ed il mercato discografico italiano cola a picco.

di Tano Rizza - mercoledì 20 aprile 2005 - 8544 letture

Download, Peer to Peer, file sharing, Kazaa, Winmx: sono neologismi creati dalla rete. Termini che stanno ad indicare modalità e sistemi per scaricare musica illegalmente e velocemente da Interent. In principio fu Napster il primo portale dove poter prelevare gratis musica, film, foto: materiali messi in condivisione dagli utenti di questo sistema. Chiuso Napster il mercato clandestino della musica on line non va in pensione, anzi, si sviluppano decine di sistemi con le stesse caratteristiche e offerte. Una catastrofe per le case discografiche e un’importante opportunità per gli amanti della musica che non possono permettersi l’acquisto di cd originali nei negozi.

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Nel nostro paese il mercato discografico non ha mai avuto buona salute, né prima dell’avvento delle nuove tecnologie, né tantomeno dopo. Un mercato ostacolato, soprattutto, dall’enorme, spropositato e ingiustificato prezzo dei cd. Dai 15 alle oltre 25 euro per un cd. Prezzo dovuto all’imposta del 20% che questo particolare segmento produttivo deve versare nelle casse dello Stato. L’Italia è uno tra i paesi dove i cd musicali costano di più all’interno dell’intero panorama europeo.

I dati riguardanti il mercato discografico italiano parlano chiaro: mercato in piena crisi con 31 milioni di vendite nel 2004 a fronte delle 36 del 2003. Un decremento complessivo dell’8% che è solo punta di un iceberg che cola a picco dal 2002. Fatturato del 2004 di circa 280 milioni d’euro rispetto ai 340 del 2002. Calo che nel triennio considerato ha toccato i 60 milioni d’euro: e non sono pochi (fonte: Price WaterhoseCooper). I fattori di questo drammatico calo della discografica italiana sono da ricercare, appunto, nell’esorbitante prezzo dei cd e nel conseguente rivolgersi al download musicale.

Una situazione che non interessa solo il nostro paese ma è globale. Negli Stati Uniti per ovviare a questa perdita le case produttrici di musica in accordo con i più importanti portali internet hanno deciso di creare un mercato legale della musica on line. Apple per prima ha sperimentato il negozio virtuale: iTune Music Store. Solo nelle prime due settimane di vita di questo servizio si sono registrati due milioni di downolad. Ripetiamo: due milioni di download in quindici giorni. Costo di un singolo brano: 99 centesimi di dollari. In catalogo oltre 700.000 brani. In Europa il servizio è in via di sperimentazione e nel frattempo si sviluppano altri sistemi simili e concorrenti.

Non tutti possono acquistare un cd musicale al prezzo di 20-25 euro, non tutti possono permettersi di andare in un negozio di dischi ed uscire con uno o più prodotti. Il ricorso al mercato clandestino o al downolad da internet è una diretta conseguenza della politica dei prezzi nel nostro paese. I cd sono considerati prodotti culturali e come tali dovrebbero essere garanti prezzi più accessibili. L’imposta del 20% sul singolo cd è un’assurdità che coinvolge soprattutto la possibilità d’acquisto da parte dei giovani, principali fruitori di musica. Il download è una risorsa-arma a loro disposizione, ma sicuramente non è la migliore delle soluzioni. L’emozione e l’attesa di aprire un cd, sfogliarne la copertina, leggere i testi e metterlo nel cdplayer è sicuramente una soddisfazione maggiore che leggere sul monitor del proprio pc: download 100%.

Il futuro del mercato discografico nel nostro paese non è dei più rosei. Il ricorso al download illegale di musica dalla rete è senza alcun dubbio una pratica che non favorisce lo sviluppo della discografia. Ma intanto internet è sfuttata a fini commeciali anche dagli stessi artisti che mettono nei loro siti brani acquitabili in download legale. Altri musicisti offrono, in rete, tracce gratuite al fine di stimolare la vendita dei loro cd nei negozi. Sicuramente, al momento, domina la confusione: non si sa come comportarsi nei confroni delle potenzialià di diffusione della musica attraverso internet. Ed intanto il download va sempre più di moda.


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21 aprile 2005, di : uno che ancora resiste all’illegalità...ma ancora per quanto?

...e l’Italia cosa fa per arginare le perdite???, rende con la tassa SIAE che ultimamente si paga quando acquistiamo un CD o DVD vergine (legale) il tutto quasi legale, infatti se io pago la tassa Siae su un supporto Vergine, significa che in qualche modo lo ho acquistato per metterci su la musica, ma esistono anche le copie di Backup dei miei dati, e quindi perchè dovrei pagarci la tassa SIAE, naturalmente un motivo c’è... serve per fomentare il mercato nero anche dei CD-DVD vergini, infatti riesco ad aquistare i CD e i DVD ad un prezzo anche 10 volte in meno dai supporti venduti in modo legale, ma dove si trovano questi supporti illegali? semplice nella maggiorparte dei negozi si vendono supporti illegali, quindi siamo tutti un popolo di illegali a partire da chi scarica la musica, da chi la compra su internet sicuramente la masterizza su in supporto illegale (senza tassa SiAe pagata e anche senza Iva, perche se non si vuole pagare la Siae il supporto non deve essere fatturato, quindi si acquista anche senza Iva ... doppia evasione fiscale) e da chi vende supporti, perche sicuramente prima o poi se vupoi vendere supporti vergini li dovrai vendere in modo illegale, perchè il prezzo di vendita legale è ormai quello illegale, insomma un pò di confusione e scatafascio in ques’Italia dei controsensi della legge Urbani, della morattizzazione e dell’incomprensibilità, ma quello che è certo è che siamo o saremo costretti ad essere un popolo di naviganti , ladri e truffaldini.