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Dopo il Ritalin... avanti tutta con i farmaci genetici?


... pare di sì e ce lo dice una ricerca scientifica di Richard Todd, professore di psichiatria genetica alla Washington University di Saint Luois (Missouri, Usa).
domenica 12 novembre 2006 , Inviato da Enzo Maddaloni - 2300 letture

Finalmente la ricerca scientifica di Todd ci dice che l’iperattivismo ha basi genetiche, come l’autisimo?

Nel primo caso pare che non centrino più gli zuccheri delle merendine che si sgranocchiano i bambini nel mondo o la vicinanza ai vulcani per il secondo caso. E’ un problema "etnico" psichiatrico?

Ma abbiamo veramente compreso come possiamo curare tutti i bambini imperattivi a parte "ascoltare" gli autistici?

Possibile che finora Basaglia ci ha raccontato un sacco di fesserie sul fatto che la malattia psichiatrica era fondamentalmente una "malattia sociale"?

Vuoi vedere che così risolviamo anche il problema del figlio "meridionale" perfetto ?

Ma vu’ò ver’è ch’avev ragione il Dr. Josef Mengele, sull’esigenza di tutelare la purezza della razza?

Perdonate (la fortissima) ironia, ma la uso per esorcizzare la mia stessa paura della morte "genetica" dei nostri figli imperfetti ed anche un po’ iperattivi.

La fonte "scientifica" che ha ispirato questi miei quesiti è un articolo apparso sul sito ufficiale di DSonline.it (partito - a cui ho rinnovato la tessera l’altro giorno - ormai sembra molto "votato" alla "ricerca scientifica" ? ):

www.dsonline.it/aree/sanita/documenti/dettaglio.aspid_doc=37204

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Novembre 2006

IPERATTIVITA’ E AUTISMO?

’’Hanno le stesse basi genetiche e devono essere studiate unitariamente’’ Redattore Sociale

CAGLIARI - Iperattività e autismo hanno le stesse basi genetiche e proprio lavorando su questo presupposto sarà possibile trovare cure farmaceutiche adeguate.

Dal Congresso internazionale di genetica psichiatrica che si è chiuso ieri presso la Fiera di Cagliari, una piccola speranza per i genitori di bambini autistici o con problemi di apprendimento, ma che in futuro - si spera - potrà dare dei buoni risultati.

A sostenere questa tesi ottimista è Richard Todd, professore di psichiatria genetica alla Washington University di Saint Luois (Missouri, Usa), che coordina a livello mondiale i gruppi di ricerca su due disturbi molto diffusi: da una parte il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), dall’altra l’autismo. Due patologie che creano seri problemi, spesso difficili da affrontare per genitori e insegnanti, cui spetta il primo impatto gestionale con i bambini.

Due disturbi che a livello medico vengono considerati e trattati separatamente e che invece la ricerca di Todd collega su basi genetiche: "autismo e iperattività si presentano, almeno in molti casi - afferma il professore - insieme e devono perciò essere studiati unitariamente come aspetti che interagiscono in una stessa sfera".

Lo studio in questo campo procede allora mettendo a punto gli strumenti di intervento: l’obiettivo primario è quello di poter individuare e diagnosticare precocemente il disturbo e di individuare così nuovi trattamenti terapeutici. "Quanto tempo sia necessario per ottenere risultati concreti è difficile dirlo con precisione - afferma Todd - ma siamo molto ottimisti sul fatto che presto potremo quantomeno aiutare chi soffre di questi disturbi".

E sulla polemica riguardo la somministrazione di farmaci ai bambini che soffrono di iperattività o di disturbi di apprendimento, Richard Todd sostiene di essere "contrario nell’uso dei farmaci nei soggetti molto piccoli, ma è assolutamente doveroso, invece, la somministrazione in età scolare nei casi molti gravi. I bambini che presentano iperattività (Adhd) hanno bisogno di trattamento psico farmacologico (anche attraverso l’uso di farmaci che possono essere somministrati in orari extra scolastici), mentre per i bambini autistici esistono specifici programmi comportamentali."

Chi soffre di autismo può quindi socializzare senza problemi e stare a scuola con gli altri bambini, a patto che il problema sia stato diagnosticato in tempo e si sia intervenuti non tardivamente. Per questo è importante l’intervento specialistico prima dell’età scolare: prima il bambino è sottoposto ai programmi comportamentali, migliore sarà la risposta. "La diagnosi sull’autismo si può fare fin dai tre anni di vita conclude Richard Todd - . Per questo è importante incoraggiare la ricerca di base stimolare le case farmaceutiche: se la società investe soldi prima, eviterà di spenderne di più dopo e i risultati saranno migliori".

(Valentina Careddu)

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Per favore, c’è qualche scienziato che ci aiuta a capire ?

Nel frattempo ho consultato e mi sono lette un po’ di cose, anche voi potete consultare questi link:

http://www.laleva.cc/cura/ritalin/ritalin_italia.html

http://www.laleva.cc/cura/ritalin/ritalin_infolab.html

http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/scienza_e_tecnologia/retalin/retalin/retalin.html


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Dopo il Ritalin... avanti tutta con i farmaci genetici?
16 novembre 2006, di : Enzo Maddaloni

Per saperne di più consultate (anche) il sito dell’associazione "Giù le mani dai bambini":

http://www.giulemanidaibambini.org/

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