Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

DonGiorgio.it: un prete e un sito scomodo


Un sacerdote che opera nella Brianza leghista e che scandalizza i benpensanti. Dal suo sito, video e parole contro l’oscurantismo imperante. Minacce e offese nei suoi confronti, ma il 28 ottobre riceverà il "Premio nazionale Paolo Borsellino".
mercoledì 21 ottobre 2009, di Adriano Todaro - 2793 letture

«I soldati italiani morti in Afghanistan erano mercenari… pagati profumatamente dal governo, cioè da noi, per svolgere un mestiere (perché parlare di “missione”, parola nobile da lasciare solo ai testimoni della carità) che consiste nello sparare su bersagli umani, senza distinguere troppo se si stratta di bambini o di nemici armati».

Parole dure pronunciate non da qualche giovane dei centri sociali, ma da un sacerdote. Si tratta di don Giorgio De Capitani, classe 1938, che opera in una piccola frazione di Rovagnate – nella Brianza lecchese – Sant’Ambrogio in Monte, con un incarico pastorale presso la parrocchia.

Sant’Ambrogio in Monte sorge nella valle del Curone, molti boschi e piccoli corsi d’acqua, un pugno di case in cima ad una collina di 342 metri, a 23 chilometri da Lecco e a 28 da Como. Rovagnate ha meno di 3 mila abitanti, un bel paese amministrato da un giovane sindaco del Pd. Terra leghista ora e democristiana “da sempre”. Abitanti laboriosi, timorati da Dio, molto solidali fra loro sino a qualche anno fa. E’ quello che è capitato un po’ a tutti i centri della Brianza dove la vita era scandita dalle stagioni e dove il prete era punto di riferimento dei parrocchiani. Terra di democristiani, zona bianca per eccellenza che con gli anni si è trasformata profondamente. I leghisti hanno scardinato tutto quello che c’era in fatto di relazioni sociali e solidarietà. Malgrado tutto, i democristiani in queste zone erano molto legati alle esperienze delle Leghe cattoliche, alle prime cooperative. Con i leghisti il deserto. E’ stato spazzato via tutto. A quei valori sono subentrati l’individualismo, l’egoismo, gli slogan senza senso come “padroni a casa nostra”, la chiusura gretta nei confronti di tutti coloro che sono “diversi”, vuoi per il colore della pelle o per il conto in banca, vuoi per le idee che professano oppure per l’orientamento sessuale.

Ed è qui, in questa zona che don Giorgio combatte la sua battaglia contro l’oscurantismo imperante. A seguire le sue omelie, la domenica, arrivano anche dalle zone circostanti, persone curiose di sentire un prete che esprime concetti che prima di ora non si erano mai ascoltati all’interno di una chiesa brianzola. Ma arrivano anche tante persone che non condividono per nulla quello che don Giorgio afferma e ci sono anche contestazioni pubbliche.

E’ quello che è capitato alla fine di luglio durante la messa domenicale. Al momento della comunione, s’avvicina all’altare, fra gli altri, anche un signore il quale arrivato alla balaustra rifiuta l’ostia e grida a voce alta, rivolto al sacerdote: «Terrorista!». Poi si gira ed esce dalla chiesa fra lo stupore e il mormorio dei fedeli.

Qualche giorno dopo si viene a sapere il nome del contestatore che ha interrotto la funzione religiosa. Si tratta di Alberto Zangrillo che di mestiere fa il medico. Anzi, il cardiologo. Anzi, il cardiologo di Silvio Berlusconi. Don Giorgio De Capitani invita il medico a discutere di questo episodio la domenica successiva. Tutti si aspettano scintille anche perché il medico promette di intervenire. Arriva domenica e arrivano anche i giornalisti sicuri di scrivere una cronaca pruriginosa. Ma è una delusione totale perché il cardiologo non si presenta al confronto. Don Giorgio parla in una chiesa stracolma e definisce quello che viviamo «un regìme eutanasico e mediatico che ci pugnala ogni giorno alle spalle, in cui non esiste libertà di pensiero e che ci sta trascinando alla deriva». Dice di ispirarsi a Cristo che fu «il più grande politico» e che è necessario che la Chiesa ritorni «all’umanesimo e al cristianesimo radicale».

L’omelia è forte, spesso dura, spesso frammentata da termini crudi soprattutto quando parla di quelle persone che odiano tutti coloro che non capiscono: «Mando a quel paese – afferma ancora don Giorgio – i ciechi e gli ottusi che creano paure di stampo xenofobo. Umanesimo radicale significa stare tutti uniti, italiani e extracomunitari. Unirsi sui valori umani che ci accomunano».

Qualche anno fa, don Giorgio si è fatto anche un sito internet. E dalla sua cucina-studio si fa riprendere da una telecamera fissa e poi manda i filmati in onda sul sito. Sono filmati in cui si vede solo il suo viso, i suoi bianchi capelli. Sono video che durano pochi minuti, ma nello stesso tempo sono video che lasciano il segno a chi li ascolta. Soprattutto se sono leghisti o reazionari, di Comunione e liberazione o omofobici.

Non è un caso, infatti, che sono arrivate a don Giorgio minacce concrete, prima insulti e “auguri” di morte, poi minacce dirette tanto che le forze dell’ordine hanno predisposto un programma di protezione che è partito già da qualche tempo, da quando “il Giornale” ha dedicato a lui diversi articoli certamente non adulatori, visto che è stato definito dal quotidiano della famiglia Berlusconi, «il prete rosso senza pietà». Non è certo il primo attacco mediatico. Anche un settimanale della zona, il “Giornale di Merate”, ha scritto che don Giorgio «è un pazzo», anzi che il «Mullah De Capitani gioca con l’ostia consacrata come i terroristi talebani giocano con il tritolo. Abbiamo capito una cosa: i “farabutti” esistono davvero. Qualcuno travestito da giornalista, qualcuno da politico. Altri ancora da prete».

Don Giorgio non se ne cura. Tutte le lettere, le e-mail che gli arrivano, lui le pubblica nel suo sito. Recentemente ha ricevuto una lettera (firmata) che un tizio ha inviato al papa e al cardinale di Milano. Nella lettera don Giorgio viene definito un «preticello comunista». Quello che si firma dice di essere un catechista di Comunità Neocatecumenale e ministro ausiliario dell’Eucaristia e si dice sconvolto dal linguaggio di don Giorgio e dopo tutta una serie di banalità che forse dovrebbero essere analizzate da qualche specialista, consiglia il sacerdote di andare a difendere i “poveracci” che vivono ancora sotto i comunisti, anzi i Komunisti. «Rischi la sua vita − lo esorta il catechista − non rimanga comodo, in pantofole nella sua poltrona».

Ma l’autore della lettera ha voluto poi aggiungere, nella copia che spedisce a don Giorgio, un post scriptum dove dichiara di essere stato “un Komunista” e che si è ravveduto perché nell’ideologia comunista, nel «cuore e nel sangue c’è quella mistificazione assassina e l’ho cancellata. Per grazia di Dio – continua l’autore che è ministro dell’Eucaristia – abbiamo la Lega Nord e Berlusconi e voi komunisti siete precipitati nel vostro posto: il water». Una formula molto elegante che prepara la chiusa della lettera: «Menomale che Silvio c’è, se non ci fosse stato lui chi vi avrebbe spazzati via?».

Già. Bella domanda. Don Giorgio risponde a tutti i problemi (sic!) che solleva la lettera anche quando accusa il sacerdote di non andare a convertire le altre popolazioni. La cosa più allarmante della lettera – scrive il sacerdote – «è quella ostinata idea che persiste tuttora di voler convertire gli altri. Che significa convertire? Fare proseliti? Non sarebbe ora di smettere di imporre agli altri una religione che, in quanto tale, non fa che procurare danni a sé e al mondo intero? Convertire non è la stessa cosa che portare salvezza. Cristo è venuto per salvare l’umanità e non per fondare una nuova religione».

Nel suo sito informativo tanti articoli presi anche da altre testate e poi tanti video e articoli in polemica con i dirigenti della Lega come Castelli il quale ha scritto, più volte, al cardinale Tettamanzi di intervenire per fare tacere il sacerdote, sul ruolo di Comunione e liberazione, sull’omofobia, sulla pacchianeria di certi politici. Ultimamente anche un video di una transessuale.

Prete comunista? Don Giorgio non si scandalizza perché – afferma in un’intervista – «già nel lontano 1945 don Primo Mazzolari aveva scritto un libro titolato “Il compagno Cristo”. La mia scelta è la sinistra evangelica concetto espresso già da don Milani». Ma perché tanto astio nei confronti di Berlusconi? «Non ce l’ho con Berlusconi persona – risponde – ma con la sua cultura, il Berlusconismo, la cultura dell’avere, perché conosco il male che provoca all’umanità. Berlusconi l’ha inculcata nella testa di milioni di italiani tramite Tv e giornali, forse perché a lui non interessa comunicare idee che comunque non credo abbia. Ha cavalcato astutamente un momento di grande vuoto politico riempiendolo con la sua cultura. Mi preoccupa il fatto che il virus della berlusconite ha contaminato ormai tutto, anche la sinistra».

E i vertici della Chiesa come stanno prendendo questa vicenda? Don Giorgio De Capitani è stato chiamato dal cardinale Tettamanzi. Hanno discusso delle accuse e delle parolacce che il sacerdote pronuncia nelle omelie. Lui, però, si ritiene fortunato ad avere Dionigi Tettamanzi come suo cardinale perché «è di un’umanità veramente eccezionale». Comunque, il cardinale Tettamanzi ha consigliato don Giorgio di avere “moderazione” soprattutto nelle espressioni verbali.

Frattanto, le tre messe domenicali sono seguite da 500 persone. Spesso non c’è posto; molti debbono stare in piedi. Don Giorgio continua a gridare contro i Giuda odierni «quelli che vendono Gesù Cristo indossando i guanti bianchi, con la faccia pulita tramite la legge del mercato. Per loro tutto è lecito pur di far soldi».

Eppure questo prete odiato da tanti, amato da altrettante persone, il prete che spesso dice “parolacce”, quello che chiama “mercenari” i morti italiani in Afghanistan spazzando via con una sola parola tanti insulsi discorsi retorici e la “morte bella” di infausta memoria, ebbene questo prete il 28 ottobre riceverà il Premio nazionale Paolo Borsellino, un premio che negli scorsi anni è andato a Rita Borsellino, Gian Carlo Caselli, don Luigi Ciotti, Pietro Grasso, Giuseppe Lumia.

Ultimamente nel sito di don Giorgio sono riportate alcune “prodezze” dei nostri governanti. Arroganti e cafoni, quando prendono qualche multa se la fanno togliere perché sono sempre in giro per «motivi istituzionali». Si cita il caso della ministra Vittoria Brambilla che, a nostre spese (500 euro al giorno), ha affittato Mercedes e autista ed è passata col rosso (multa cestinata), dell’onorevole Maurizio Bernardo (si è fatto togliere una multa di 74 euro perché in motorino passava nella corsia dei bus), della ministra Stella Gelmini (che a bordo della sua Bmw passava a 100 chilometri l’ora su un cavalcavia dove si può andare al massimo a 70), dell’ex ministro Lunardi (si è fatto togliere una multa di divieto di sosta di 36 euro).

Sono tutti casi che don Giorgio cita riprendendoli dall’“Espresso”. L’agenzia Ansa qualche giorno fa ha diffuso la notizia che proprio vicino a dove lui abita, a Cabiate, nella parrocchia di Santa Maria Nascente, è stato arrestato un uomo di 55 anni, di Sesto San Giovanni, perché, con un’asta dotata di nastro adesivo, aveva rubato dalla cassetta delle offerte ben 6 euro e tre centesimi. Per scoprire il pericoloso malvivente, la polizia locale si è avvalsa, come scrive l’agenzia di stampa, «anche del supporto di una telecamera piazzata in zona». Processato per rito direttissimo, ha patteggiato, ma essendo recidivo non ha ottenuto nessuno sconto. Dovrà fare 4 mesi di carcere!

Chissà cosa pensa don Giorgio di questi episodi. Chissà chi vorrebbe mandare in galera (all’inferno) e chi liberare (in paradiso).

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.