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Domanda di futuro


Invece di avvitarci in un pessimismo senza uscite, il nostro paese ha un disperato bisogno di futuro.
mercoledì 27 ottobre 2010, di Emanuele G. - 365 letture

Compiere un giro nell’Italia di oggi assume le tonalità del melodramma ottocentesco. Pur essendoci sprazzi di cielo azzurro, si ha la netta sensazione di un destino ineludibile in avanzato stato di avvicinamento. Forse un finale tragico? Lo avremo – di certo – se continueremo ad avvitarci in un pessimismo senza uscite. Sono conscio che è arduo avere una visione positiva delle cose. Ogni giorno che passa constatiamo amaramente i mille e mille problemi incancreniti e insoluti. Problemi causati da un generale corto circuito fra Stato e cittadini il cui simbolo più evidente è il non aver deciso su alcunché.

Eppure non possiamo continuare su questo spartito. Il rischio concreto è – lo ripeto – un finale tragico. Stiamo ereditando un paese a pezzi. I cocci sono sparsi un po’ ovunque. Il passo per andare nel futuro sembra incerto. Ampi strati della popolazione nutrono sentimenti contrastati e differenti. Ma non possiamo fermarci a stilare un prevedibile “cahier de doleances”. Abbiamo l’obbligo morale di costruire il futuro per tutta la collettività nazionale.

Il perno su cui costruire il futuro è capire quale possa essere la missione del nostro paese nel complesso sistema delle relazioni geopolitiche. Averne una da svolgere è oltremodo importante dal punto di vista etico e morale. Oggi l’Italia non ha nessuna missione da compiere. Ecco perché ci sentiamo tutti per lo meno confusi. Se non peggio. Una missione da impostare sulle nostre potenzialità e vocazioni. Che abbiamo e sono molteplici!

L’asse di riferimento della nostra missione ha un termine ben appropriato: la bellezza. Chi al mondo può vantarsi di aver contribuito a definire il termine come noi? Nessuno. La bellezza è uno degli aspetti maggiormente caratterizzanti la nostra identità. E’ un concetto che ha il potere di sintetizzare la millenaria storia dell’Italia. Esso assume vari risvolti. Denota una meravigliosa dinamica umorale e una multiforme tonalità espressiva. La sua dirompente forza è senza dubbio in grado di trasformare i nostri poveri animi frastornati. Noi abbiamo bisogno di un’idea forza capace di far da lievito alle innumerevoli potenzialità e vocazioni del nostro paese.

La bellezza, in primis, è la sensazione che prova lo straniero quando ammira il paesaggio italiano. Un paesaggio unico originato da una simbiosi mistica fra il territorio e l’opera dell’uomo. Il paesaggio è l’alveo dove si è sviluppato il genio italiano.

Genio italiano. Altro sinonimo del termine bellezza. Si intende quella affascinante capacità di plasmare il creato per costruire parametri estetici unici. Parametri estetici che coinvolgono le facoltà sensitive dell’essere umano. Gli occhi. La bocca. Le orecchie. La mente. Il tatto.

Bellezza significa valorizzazione del lavoro. Cioè quel processo di produzione di cose che ci servono nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, l’amore che profonde un contadino nel produrre cibo sano e buono. Oppure, pensiamo agli umili metalmeccanici che si distinguono per la loro rara perizia nel fabbricare un’automobile.

Il talento è l’ennesima variazione sul tema della bellezza. Ci si riferisce a un insieme di modalità che tendono – tutte quante – a evidenziare preparazione, precisione, voglia di fare il proprio mestiere bene e di contribuire al bene comune.

L’Italia ha questo tesoro. Ne abbiamo colpevolmente sottostimato le immense potenzialità. La bellezza è l’item che caratterizza il nostro paese. Da sempre. Si declina come paesaggio, arte, lavoro e talento. Risorse che abbiamo dimenticato in tutti questi anni per ricorrere non so quali valori e prospettive. Aggiungasi anche il fatto che non possediamo materie prime o grossi gruppi economici. La nostra materia prima per eccellenza è la bellezza. Il nostro principale gruppo economico è la bellezza.

La bellezza insegna ad avere una propensione naturale al futuro. Non è un concetto statico. E’ il saper cogliere l’attimo fuggente nel divenire incessante degli accadimenti e delle cose. La bellezza è di per sé un termine progressista. Ci salverà da questi crudeli momenti presenti. Per una ragione molto semplice. Siamo noi stessi la bellezza.

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