Documenti: La richiesta di non compatibilità ambientale del WWF

Osservazioni del W.W.F. Sezione di Catania su “Studio di Impatto Ambientale” (SIA) e “Valutazione di Incidenza Ambientale” (VIE)
di Comitato Difesa Cava Randello - sabato 9 dicembre 2006 - 7067 letture

Regione Siciliana ARTA – Servizio 2 – Vas – Via Via Ugo La Malfa 169 90146 PALERMO

Catania, 26 aprile 2006

Oggetto: RICHIESTA DI PRONUNCIA DI NON COMPATIBILITA’ AMBIENTALE. Osservazioni del W.W.F. Sezione di Catania su “Studio di Impatto Ambientale” (SIA) e “Valutazione di Incidenza Ambientale” (VIE) presentati a codesta Regione dalla Società Donnafugata Resort srl di Via Mongibello 2 – 97100 Ragusa per opera ricadente in parte all’interno del pSIC cod. ITA080006, “Cava Randello, Passo Marinaro” (istituenda R.N.O. “Cava Randello”).

Sono state presentate da parte del WWF Sicilia alla Regione Sicilia ARTA – Servizio 2 – Vas e Via - Via Ugo La Malfa 169 Palermo le osservazioni prodotte sul documento sopra citato.

Il WWF Sezione di Catania ha compiuto un esame accurato dei documenti SIA e VIE di cui all’oggetto. Detti documenti sono stati prodotti dal proponente per la realizzazione di un progetto di costruzione di campi di golf e annesse strutture turistico-ricettive in Contrada Piombo e Fondo Saporito di Ragusa. L’esame condotto dal WWF, che è stato supportato da tecnici specialisti nelle persone del Dr. Giuseppe Fabrizio Turrisi (Biologo Animale), Dr. Salvatore Bella (Agronomo) e Dr. Girolamo Giardina (Botanico), è giunto alle seguenti conclusioni.

a)Lo SIA è in un complesso di punti salienti privo di valore per omissioni di dati e per approcci inadeguati. In parecchi punti lo SIA, lungi dal manifestarsi come relazione tecnico-scientifica fondata sull’obbiettività, appare come un tentativo in stile oratorio-retorico di convincere il destinatario (la Regione) della compatibilità ambientale dell’opera in progetto.

b)La Valutazione di Incidenza (VIE) a sua volta declama che non esiste incidenza negativa dell’opera sul pSIC ITA080006 (Cava Randello e Passo Marinaro). Essa però evita di evidenziare quali caratteri del pSIC sono protetti dalla normativa UE Habitat 2000, rendendo quindi impossibile conoscere realmente gli impatti derivanti dalle opere sugli habitat e le specie per le quali il sito è stato individuato. Al contrario nelle osservazioni qui di seguito riportate si dimostra come le opere in progetto incidano notevolmente e in certi casi in maniera probabilmente catastrofica di fatto violando sia il principio di precauzione dettato dalla normativa internazionale, sia gli obblighi di tutela assunti dallo Stato e dalle Regioni, nel momento in cui il sito è stato segnalato per la Rete Natura 2000.

In conclusione dallo studio qui presentato il WWF Sezione di Catania e il WWF Sicilia ritengono che ci siano gli elementi per una pronuncia da parte della Regione Siciliana di incompatibilità ambientale. Il WWF in caso di accoglimento delle motivazioni presentate per la richiesta di incompatibilità ambientale (in questo documento ampiamente documentate sul piano della scientificità) chiederà alle autorità competenti l’annullamento dell’iter progettuale, le appropriate sanzioni sia per i danni ambientali già perpetrati sia per le violazioni di legge e infine il ripristino dei luoghi allo “status quo ante”.

Si fa presente inoltre che la VIE non è corrispondente a quanto richiesto dall’Allegato G del DPR 357/97 e s.m.i., come invece previsto dall’art. 5 comma 3 del sopraccitato Decreto e dall’art. 6 della Direttiva 92/43/CEE meglio nota come Direttiva Habitat.

La documentazione prodotta dal WWF si compone della presente pagina e della sua precedente e di più pagine a carattere tecnico. Tutte le pagine sono numerate a mano e debitamente firmate.

La Responsabile WWF Sez. di Catania

Angela Guardo

I tecnici Dr. Giuseppe F. Turrisi Dr. Salvatore Bella Prof. Girolamo Giardina


Osservazioni allo SIA e al VIE sulla costruzione di un campo da golf e annesse strutture turistico-ricettive presentati alla Regione siciliana da Donnafugata Resort srl di Ragusa

Come da progetto 46/03 e successiva variante approvata, le opere prevedono la realizzazione di: a) n. 1 albergo a cinque stelle con n. 211 alloggi per complessivi 438 posti letto su una superficie di 10.000 m2; b) n. 1 ristorante, sale comuni, hall su una superficie di 1400 m2; c) n. 1 centro benessere con piscina coperta e centro fitness su una superficie di 800 m2; d) cucine, bar, negozi ed altri ambienti su una superficie di 2000 m2; e) servizi depositi, rimessa golf, spogliatoi e alloggi personale su una superficie di 3300 m2; f) n. 2 campi da golf a 18 buche su una superficie di 600.000 m2 e n. 1 campo pratica golf su una superficie di 50.000 m2; g) n. 1 maneggio; h) n. 1 centro congressi su una superficie di 3600 m2; i) impianti sportivi (n. 2 piscine scoperte, n. 6 campi da tennis, n. 1 percorso salute); l) aree verdi.

L’area interessata dai lavori per le suddette opere è complessivamente di 2.800.000 m2, pari a 280 ettari. Dall’esame dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) e dalla Valutazione di Incidenza Ecologica (VIE) si evincono tuttavia dati diversi rispetto a quanto riportato in progetto. Nello SIA e nel VIE, infatti, l’area complessiva dell’insediamento turistico è di 246 ha (e non 280 ha), di cui 150 ha destinati agli impianti golfistici. I campi da golf sono complessivamente 4: 2 da 18 buche, 1 campo pratica ed 1 campo “executive” da 9 buche (e non 3, come da progetto). A questo riguardo ci chiediamo se gli elaborati SIA e VIE, possono essere redatti su dati e ipotesi diversi da quelli di progetto e di variante al progetto (volutamente non approfondiamo questo punto in quanto i due documenti SIA e VIE vanno analizzati per il contenuto in sé e non per i rapporti con il progetto).

A quanto detto c’è da aggiungere che i lavori di modellamento dei terreni per la realizzazione dell’area golfistica, iniziati oltre un anno fa, hanno già interessato 20.7 ha del pSIC ITA080006, “Cava Randello, Passo Marinaro” (istituenda R.N.O. “Cava Randello”). Detta area è prossima al pSIC ITA080003, “Vallata del Fiume Ippari” (ove attualmente è inclusa la R.N.O. “Pino d’Aleppo”), e sul quale vi sarebbero effetti negativi indiretti con grave danno sul sito protetto.

L’esame dei detti SIA e VIE porta gli scriventi ad una serie di osservazioni che evidenziano un Impatto e un’Incidenza ecologica negative nell’area. Le osservazioni sono qui di seguito riportate.

1.Fatti pregressi: lo SIA è stato effettuato in conseguenza degli esposti-denuncia prodotti dal WWF Sezione di Catania, quando i lavori nell’area all’interno del pSIC ITA080003 erano già in stato di avanzata realizzazione, e quando pertanto erano già state prodotte profonde modificazioni dell’area. I dati scientifici riportati nello SIA sono pertanto da considerare di nessun valore in quanto non corrispondenti alla reale situazione esistente prima dell’inizio dei lavori. Questi dati rilevano una situazione su cui ha già avuto impatto e incidenza l’esecuzione dei lavori avviati in assenza di SIA. L’impatto calcolato pertanto è solo una parte di quello che si sarebbe avuto con lo SIA formulato prima dell’inizio dei lavori, così come voluto dalla legislazione vigente. Per lo stesso motivo risulta compromessa anche la stima dell’incidenza (Valutazione di Incidenza Ecologica) sul territorio ricadente nel pSIC predetto e negli altri pSIC viciniori. Anche su questo si potrebbe ripetere l’osservazione analoga a quella precedente (relativa alla difformità tra dati di progetto e dati SIA-VIE). Si potrebbe cioè osservare che, essendo i lavori non preceduti da SIA e VIA, le autorità preposte avrebbero dovuto procedere per via conforme alle norme e precisamente chiedere all’autorità giudiziaria le appropriate sanzioni contro i violatori delle leggi e successivamente l’imposizione del ripristino “ad integrum” dei luoghi. Queste osservazioni però esulano dal presente documento. Esse verranno formalizzate nella appropriata sede.

2.Impatto paesaggistico. Considerata le dimensione notevole dell’area interessata e considerato che detta area, dominata dal costruito, si inserisce all’interno di porzioni del territorio a vocazione naturale, ricchi di emergenze naturalistiche di estremo pregio (carrubeti a nord e nord-est, macchia mediterranea e garighe a ovest, nonché ambienti umidi naturali a sud), è evidente che l’impatto paesaggistico dell’opera non può che essere devastante sia sotto il piano della percezione psicologica dell’osservatore umano, che sotto il piano dei rapporti fisico-naturali con il contesto territoriale, nel senso che sull’esistente naturale avviene una sottrazione di spazio e una frammentazione ulteriore degli habitat causata da una discontinuità generata dall’insediamento. C’è da dire però a parziale rettifica che i progettisti non escludono del tutto l’impatto, ma lo reputano talmente lieve da essere annullabile con l’apposizione di un filare di alberi atto a togliere dalla vista tutto il costruito. L’impatto paesaggistico c’è dunque – come ammesso dagli stessi estensori dello SIA e del VIE, anche se non esprimibile quantitativamente ma esprimibile solo attraverso quella sensibilità data dalla cultura e dall’amore per l’equilibrio dell’uomo con il mondo in cui vive.

3.Costituzione del gruppo di tecnici dello SIA. Il gruppo di lavoro che ha redatto lo SIA non comprende una figura di biologo o naturalista specialista zoologo. Nonostante ciò viene riportata una relazione faunistica con elenchi di specie e considerazioni anche sulla conservazione. Detta relazione faunistica è di valore piuttosto scarso, in quanto riporta dati riferiti a un’area molto vasta, comprendente un territorio che va dalla Piana di Gela fino a Scoglitti. Vengono ignorati i dati puntuali sull’area in oggetto, pur notoriamente esistenti e reperibili nel contributo scientifico di Bella et al. (2002) (si noti che i compilatori dello SIA citano più saggi della monografia Giardina & Raimondo 2002, omettendo però proprio il saggio di Bella et al.). Quale esempio di carenza dello studio faunistico riportato nello SIA, si può citare che non viene tenuta in debita considerazione la presenza del Discoglossus pictus, addirittura ritenuta soltanto “possibile” nell’area oggetto dei lavori. La presenza di questo Anfibio è accertata per tutto il fondovalle e per le aree umide circostanti la vallata. Le modifiche del regime idrologico superficiale, il notevole emungimento di acqua, l’apporto continuo di nutrienti (soprattutto azoto, fosforo e potassio) e di eventuali erbicidi selettivi, rappresentano seri fattori di incidenza negativa sulle popolazioni del Discoglossus pictus, dati i rapporti di stretta contiguità territoriale del fondovalle con le aree di intervento. Aree di intervento e fondovalle nella biologia di tale specie sono un unicum ambientale e non due habitat compartimentalizzati e non comunicanti, come vorrebbe far credere lo SIA. La composizione piuttosto parziale e settoriale del gruppo di tecnici è uno dei motivi (ma evidentemente non l’unico) che ha inciso negativamente sulla validità dello SIA e della VIE, come si vedrà nei punti successivi.

4.Alterazione dei profili geo-morfologici. I lavori di modellamento dei terreni, previsti, ad opere completate, addirittura su una superficie complessiva di 150 ha, (ricadente in parte all’interno del pSIC ITA080006 e in parte fuori) hanno già determinato profondi cambiamenti geo-morfologici che risultano rilevanti, in senso negativo, sia da un punto di vista paesaggistico (come si è già detto), sia per quanto concerne la circolazione superficiale delle acque, soprattutto di quelle meteoriche. Detti lavori hanno pertanto conseguenze negative sull’assetto idrologico dei territori circostanti, ivi compresa la contigua vallata del Torrente Rifriscolaro, ricadente all’interno del pSIC ITA080006. È previsto di movimentare una notevole quantità di terreno, stimata complessivamente in circa 250.000 m3. Non si comprende pertanto come, nonostante gli ingenti volumi di terra movimentati e l’ampiezza dell’area di intervento, nello SIA si possa affermare che tali modificazioni non “comporteranno alterazione dei profili morfologici”. Al contrario i profili morfologici risulteranno alterati notevolmente (sia nelle aree dei campi da golf per via di collinette e percorsi, sia nelle contigue aree delle strutture ricettive per via dagli edifici costruiti) e pertanto sotto il profilo della morfologia l’opera ha un notevole impatto.

5.Presenza di specie vegetali e animali rigorosamente tutelate da normative europee. La flora vascolare censita all’interno della valle di Cava Randello, con oltre 500 specie, rappresenta certamente un aspetto del patrimonio naturalistico nazionale e globale di straordinario valore, annoverando – essa – numerosi endemismi, alcuni dei quali puntiformi e pertanto molto vulnerabili. Nell’area interessata dai lavori sono presenti molte specie vegetali e animali di rilevante interesse scientifico e conservazionistico, alcune delle quali prioritarie e pertanto rigorosamente tutelate da normative internazionali: Convenzione di Berna e soprattutto Direttiva Habitat (“Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa, aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio Europeo del 27 ottobre 1997). Fra le specie vegetali sono da citare Muscari gussonei (Parl.) Tod. (Liliaceae), endemismo siciliano (Giardina et al. 2002), specie prioritaria inserita negli allegati 2 e 4 della Direttiva Habitat e Ophrys lunulata Parl. (Orchidaceae) già posta all’attenzione delle autorità della UE dal 1979 con la Convenzione di Berna. Come si evince chiaramente dall’elenco floristico e dalla cartografia riportati nello studio condotto su Cava Randello (Giardina et al. 2002), Muscari gussonei potrebbe essere presente, oltre che in gran parte della Vallata del Rifriscolaro, anche nell’area dove sono in atto i lavori per la realizzazione dei campi da golf (al riguardo vedi anche Bartolo et al. 1982). I tecnici elaboratori dello studio SIA però anziché accertare o escludere la sua presenza (data finora solo per probabile) attraverso la messa in campo di indagini fini, la escludono del tutto senza documentare neppure nella relazione tecnica, attraverso quali metodologie siano giunti a detta conclusione. La documentazione della procedura è indispensabile stante che la popolazione nell’area interessata dai campi da golf potrebbe non essere evidente per incapacità di avere antesi (fioritura) e tuttavia, benché non evidente, essere ugualmente presente anche eventualmente sotto forma di semi (ricordiamo che la Direttiva Habitat stabilisce protezione per le specie prioritarie in qualunque stadio del ciclo biologico esse si trovino (intero cormo in antesi, bulbo, rizoma, seme, etc.). Discorso un po’ diverso, ma ugualmente allarmante, può essere fatto riguardo all’orchidea Ophrys lunulata. A differenza della specie precedente Ophrys lunulata, è maggiormente opportunista circa la scelta degli habitat. Essa predilige gli habitat della macchia e loro forme degradate come le garighe, colture legnose abbandonate (carrubeti, uliveti, mandorleti), etc. Nel bacino del Petraro è presente estensivamente, sebbene tenda a rifuggire i terreni eccessivamente acidificati e ombreggiati dai cisti e le forme di lecceta più infittita. In Giardina et al. (2002) compare in riquadri dove il soprassuolo è rado o dove sono in atto fenomeni di recupero da resilienza. È pressoché evidente che nei carrubeti a nord e ovest dei campi da golf, dove dovrebbero sorgere le strutture ricettive, Ophrys lunulata potrebbe avere trovato degli habitat ad essa adatti (i carrubeti mostrano chiari segni di abbandono). Nello SIA e nella VIE non sono però documentate indagini di sorta dirette ad accertare la presenza della specie in questi luoghi, anzi il problema di Ophrys lunulata viene del tutto ignorato. L’assenza dunque di indagini relative a Muscari gussonei e a Ophrys lunulata costituisce grave omissione che rende lo SIA privo di valore scientifico e lo degrada al ruolo di costruzione letterario-retorica intesa a convincere autorità e pubblico che l’Impatto dell’opera è nullo o del tutto trascurabile. La fauna censita nella vallata, ancora peraltro soltanto parzialmente conosciuta, comprende molte centinaia di specie (Bella et al., 2002), con numerosi endemismi o specie rare e localizzate. È qui anche da evidenziare la presenza di interessanti comunità di invertebrati e di vertebrati acquatici. Fra le specie animali tutelate dalle normative europee, sono da citare un Rettile, Zamenis situla (Linnaeus, 1758) (specie prioritaria inserita negli allegati 2 e 4 della direttiva Habitat) ed un Anfibio, Discoglossus pictus pictus Otth, 1837, endemismo siculo-maltese inserito nell’allegato 4 della direttiva Habitat (Bella et al. 2002). La presenza di queste specie costituisce uno dei principali motivi di istituzione del pSIC ITA080006. Da parte sua Zamenis situla, Rettile ofide termofilo, predilige le aree aperte, talora francamente aride, ed è presente anche nell’area sconvolta dai lavori per la realizzazione dei campi da golf (Bella et al., 2002), anche in questo caso in evidente contrasto con quanto affermato nello SIA. La presenza nell’area di specifico intervento di queste specie di interesse prioritario mette in luce come i lavori già eseguiti in assenza di SIA e VIE comportino la violazione delle normative europee in materia di tutela dei Siti di Importanza Comunitaria e impongano pertanto un opportuno regime sanzionatorio (da parte delle appropriate autorità). Tale presenza implica che la prosecuzione del progetto preconizzata dallo SIA e dalla VIA non è ammissibile perché incompatibile con la conservazione di habitat e specie, ai sensi della Direttiva Habitat e del DPR 357/97 e s.m.i. e per la palese violazione dei principi di precauzione, di obbligo di risultato (di conservazione) e di mantenimento delle ottimali condizioni della Rete Natura 2000. In queste condizioni l’autorità che ha autorizzato il progetto dovrebbe annullare l’autorizzazione e imporre il ripristino dei luoghi allo status quo ante. 6.Alterazione della circolazione idrologica superficiale. L’alterazione del regime idrologico superficiale dell’area, dettato dalla necessità di scaricare a valle l’acqua in eccesso per i casi di troppo pieno (la cui frequenza – come vedremo al punto 7 – è volutamente minimizzata), comporterà certamente conseguenze negative sulla vegetazione dei pendii contigui ai campi da golf e del fondovalle di Cava Randello, come pure sulle comunità animali (invertebrati e vertebrati). In particolare della cosa patiranno le fitocenosi su cui si concentrano gran parte delle popolazioni di Discoglossus pictus durante il periodo della riproduzione, che vedranno alterati composizione floristica e stato trofico. Manca nello SIA e nella VIA uno studio teso ad appurare qualità e forma di tali alterazioni e il grado di influenza sulla condizione di benessere degli adulti di Discoglossus pictus, sull’alterazione dei processi embriologici e delle schiusure, e sulla eventuale presenza di mostruosità e malformazioni negli stadi larvali. L’assenza di queste indagini toglie credibilità allo SIA e alla VIE e spinge a richiedere una dichiarazione di incompatibiltà dell’opera, stante l’assenza di importanti valutazioni e stante il palese contrasto con le normative europee in materia di tutela ambientale. 7.Uso delle acque. Verranno utilizzati cospicui quantitativi di acqua per l’irrigazione delle aree golfistiche. Nella relazione tecnica allegata al progetto delle opere si stima un volume di circa 600.000 m3/anno. Nello SIA, invece, tale volume di acqua viene stimato in 400.000 m3/anno. Tale discrepanza fra i due valori non viene assolutamente commentata nello SIA. Il prelievo delle acque sarà effettuato dai 14 pozzi nell’area, in parte già esistenti e in parte da realizzare, con una portata complessiva di 110-130 l/sec. Si prevede inoltre l’utilizzo di acque provenienti dall’apporto meteorico, che verranno accumulate in invasi artificiali. Tale massiccio utilizzo di acqua avrà certamente conseguenze negative sugli acquiferi esistenti nel territorio, dal momento che ciò comporta un abbassamento della superficie limite dell’acquifero (abbassamento della falda del bacino Petraro). È noto sia alle autorità preposte al governo del territorio sia ai professionisti operanti nel campo che il bacino idrografico in cui ricade il torrente Rifriscolaro (bacino del Petraro) è a bilancio idrico negativo, secondo i dati ufficiali depositati presso il Genio Civile di Ragusa. Per la precisione il valore numerico è stimato in -5629.807 m3/anno (Ruggieri, 2001). Ciò significa che il quantitativo di acqua che annualmente lascia il bacino (per emungimenti o altro) è nettamente superiore a quella che vi perviene (da precipitazioni o altro). Il dato numerico è quanto mai importante perché quantifica, sia pure in forma di stima, la velocità di abbassamento della falda. Tutto ciò però nello SIA non è stato assolutamente considerato. A prescindere dal valore assoluto del bilancio idrico, il suo valore negativo depone in maniera categorica per un impatto grave di un prelievo di acqua pari a 400.000 m3/anno (o 600.000) per soddisfare le esigenze irrigue dei campi da golf. Mentre l’eccesso di emungimenti lungo tutta la fascia del Ragusano (e anche del Siracusano) ha messo in stato d’allarme amministratori, tecnici e operatori agricoli che hanno paventato l’innesco di processi di desertificazione, il proponente l’opera chiede attraverso lo SIA la autorizzazione a procedere lungo la strada degli eccessivi emungimenti. Tutta la flora e la vegetazione (in particolare le fanerofite – piante legnose) si reggono sull’essere la falda acquifera non eccessivamente profonda (onde sono possibili fenomeni di risalita del mezzo liquido per capillarità). Il meno che ci si sarebbe aspettato dallo SIA avrebbe dovuto essere una indagine atta a stabilire se con gli emungimenti previsti dal progetto non si sarebbe giunti a un limite oltre il quale la risalita da capillarità fosse interdetta. Invece i tecnici dello SIA ignorano il problema e si comportano come se il soprassuolo vegetale non dipendesse per la sopravvivenza anche dagli strati umidi profondi. Va infine constatato come la stima dei quantitativi di acqua sia stata fatta dai tecnici dello SIA in maniera assolutamente non giustificabile da nessuna prassi tecnica normalmente usata. Tale stima è avvenuta comparando tipologie colturali varie (agrumeti, etc.) e impianti golfistici, attraverso estrapolazioni di letteratura, senza una reale indagine dello specifico contesto territoriale. Si aggiunga inoltre che l’eccessivo emungimento delle falde ha provocato in molte parti d’Italia, Sicilia inclusa, uno dei più gravi effetti negativi sulle falde: l’infiltrazione di acqua marina salata. Tale fenomeno, inevitabile in caso di eccessivi prelievi, una volta innescato rende inutilizzabile l’acqua per usi civici, ivi incluso quello agricolo, ed è uno dei più temuti rischi ambientali, ancorché pericolosamente sottovalutato.

8.Massiccio utilizzo di sostanze concimanti. Il massiccio utilizzo di sostanze concimanti (azoto, fosforo e potassio) comporterà inevitabilmente, per dilavamento, un notevole apporto di inquinanti nella vallata sottostante, con alterazione del chimismo delle acque del torrente Rifriscolaro, anche in questo caso a danno delle comunità animali e vegetali di Cava Randello. Nello SIA si evidenzia come le acque di ruscellamento provenienti dai campi da golf e da tutte le strutture ricettive previste dal progetto, verranno convogliate in apposite vasche collocate all’aperto. I tecnici dello SIA evidenziano come tali ambienti acquatici artificiali potranno rivestire un importante ruolo ecologico potendo ospitare comunità ornitiche ed altre specie animali. È chiaro che nessun ornitologo con un minimo di competenza oserebbe fare simili affermazioni perché il convogliamento delle acque di ruscellamento, arricchitesi inevitabilmente di nutrienti minerali ed organici, impartirà alle acque un bio-dinamismo decisamente eutrofico, con conseguenze negative sulle biocenosi, e perché la presenza di tali fortissime concentrazioni minerali, portando a fenomeni di bio-accumulo, con gravi conseguenze sulla sopravvivenza di eventuali uccelli che potrebbero utilizzare l’area nei diversi momenti del loro ciclo vitale (riproduzione, svernamento, migrazione e sosta). Inoltre, ad aggravare ulteriormente l’impatto negativo di tale assetto idrologico artificiale, interverrà il riversamento dell’acqua in eccesso nella vallata sottostante del Rifriscolaro, che verrà assicurato, come da progetto, da un dispositivo di troppo-pieno. Lo SIA non fa alcuna previsione circa le frequenze degli scarichi nel Rifriscolaro, né sui quantitativi globali di acqua immessa. Eppure una indagine, con attendibile valutazione stimata, sarebbe stata ottenibile con facilità. L’utilizzo di 400.000 m3/anno (o 600.000) deriva sicuramente da quanto suggerito dalla manualistica relativa alla gestione delle cotiche erbose dei campi da golf. In condizioni di stazionarietà una delle vie attraverso cui l’acqua di irrigazione lascia il suolo è rappresenta dall’evaporazione e dalla evapotraspirazione delle erbe. Considerato che il bacino attualmente non dà apporti idrici al mare e prescindendo dal fatto che il bilancio idrico è negativo si ha un equilibrio tra precipitazioni ed evaporazione, la qual cosa comporta, interpolando tra fasce climatiche, una stima grossolana di circa 450 mm/anno di acqua in evaporazione ed evapotraspirazione (vedi Barels & Angenheister, 1969). È possibile stimare, utilizzando i dati di questi due ultimi autori, il flusso di acqua distribuito su 1.295.000 m2 (che è l’estensione dei campi 1.250.000 mq + 5 invasi 45.000 mq). Si otterrà – come c’era da aspettarsi – un valore confrontabile con l’evaporazione + evapotraspirazione anzidetta. Ma tutto ciò è solo un valore medio calcolato su base annua. I campi da golf invece non si prestano a essere trattati sotto l’aspetto dei consumi idrici con valori medi, in quanto hanno un problema di stagionalità (maggiore frequenza di visitatori e maggiori esigenze di irrigazione dei prati durante la stagione estiva). È nel periodo caldo dell’anno che i campi da golf saranno maggiormente irrigati mentre i servizi dovranno sopportare una presenza di persone molto elevata. Il dispositivo di “troppo pieno” entrerà allora in azione molto frequentemente. Ciò significa in parole povere che acqua verrà estratta dalle falde attraverso 14 pozzi e, dopo passaggio attraverso la struttura golfistica, verrà immessa nell’alveo del torrente Rifriscolaro. Il non avere stimato pertanto la frequenza e la portata del “troppo pieno”, né stimato la quantità di acqua che al termine di una stagione calda è stata liberata nel Rifriscolaro è, da parte dei tecnici del SIA, una grave omissione che vanifica il valore della relazione. L’apporto di nutrienti al torrente Rifriscolaro comporterà certamente l’alterazione del bio-chimismo delle acque, che già risultano in parte compromesse per l’apporto di sostanze da dilavamento dei coltivi circostanti. L’aggravarsi della situazione bio-dinamica avrà un impatto assai negativo che porterà ad un’erosione della biodiversità macro e micro acquatica, ad una semplificazione delle biocenosi, e ad una perturbazione degli equilibri ecologici, assolutamente non valutati dai tecnici dello SIA. Nello SIA si afferma (in guisa di promessa - non ammissibile per le metodologie con cui si costruisce uno SIA) inoltre che verranno evitati sovradosaggi per la concimazione dei campi da golf, onde impedire l’immissione di sostanze inquinanti. Tale asserzione è riferita essenzialmente all’apporto previsto di Azoto, Potassio e Fosforo, e dimostra la totale incompetenza in materia di eco-fisiologia delle piante. Infatti, è noto dalla pratica e dalla trattatistica specializzata, come l’apporto di macro-nutrienti (come N, P e K), debba essere inevitabilmente sovradosata rispetto ai fabbisogni della copertura vegetale per essere adeguata alle esigenze fisiologiche, ciò sia a causa della progressiva riduzione nel profilo pedologico delle concentrazioni del più efficace dei fissatori quale l’humus, sia a causa delle inevitabili perdite per dilavamento, ruscellante o percolante, da parte delle acque di irrigazione (necessariamente in dosi notevoli) o per le diluizioni dovute ad apporto meteorico.

9.Frammentazione degli ambienti. La copertura vegetale dei campi da golf risulterà costituita da solo due specie di Graminaceae. Tali vaste estensioni verdi, ancorché attraenti sul piano paesaggistico, rappresentano pertanto veri e propri deserti di biodiversità, dove si sostituiranno le ricche e composite comunità vegetali (soprattutto i prati aridi) con poverissimi aggruppamenti erbacei. Tali vaste estensioni avranno, fra i vari impatti negativi evidenziati nel presente documento, anche un effetto di frammentazione delle unità ecosistemiche del territorio, a danno delle comunità biologiche di un vastissimo comprensorio. Tali ripercussioni non vengono assolutamente valutate nello SIA, mentre ciò appare fondamentale per la tutela del territorio compreso nei tre pSIC.

10.Manutenzione del manto erboso. Nello SIA e nella VIE viene omessa qualsiasi considerazione riguardante la manutenzione del manto erboso. In particolare non viene fornita alcuna specificazione relativamente alla inevitabile invasione di specie erbacee estranee rispetto a quelle di impianto (Cynodon dactylon e Agrostis palustris) e all’eventuale impiego di erbicidi selettivi o altre metodiche di mantenimento. Se fossero usati erbicidi questi determinerebbero sicuramente un inquinamento dei corpi idrici e in particolare delle acque del torrente Rifriscolaro, con grave pregiudizio per le biocenosi ivi presenti. Tale omissione quindi appare decisamente grave e pregiudica ulteriormente la validità sia dello SIA che della VIE.

In conclusione i documenti SIA e VIE mostrano che la realizzazione del progetto è incompatibile con il paesaggio, con il mantenimento della naturalità dei luoghi e con la conservazione delle risorse. Le opere previste pertanto non rispettano gli obblighi di conservazione, le finalità istitutive dei pSIC, il mantenimento delle condizioni ottimali per la Rete Natura 2000 e gli impegni assunti dal Governo e dalla Regione Sicilia, per attuare la medesima e per la corretta applicazione delle Direttive UE. Analiticamente e riassumendo si può dire che nello SIA e nella VIE:

a)manca la analisi dei caratteri del paesaggio, di come questi vengano trasformati dal costruito e dai campi erbosi. Manca altresì una discussione del problema di scala (un solo edificio deve contenere ben 211 alloggi) e del conseguente impatto;

b)mancano le analisi della biologia sia di specie vegetali che di specie animali, e quindi non viene detto nulla di tecnicamente fondato sulle esigenze conservative di dette specie; c)mancano le analisi sugli effetti degli emungimenti di acqua e quindi non viene valutato l’ulteriore abbassamento del bilancio idrico a partire dai -5629.807 m3/anno attuali;

d)non viene fatta alcuna valutazione di quella risalita di acque per capillarità dalle falde, risalita indispensabile per la sopravvivenza di Juniperus turbinata Guss. e di altre fanerofite;

e)non viene detto nulla sulla sottrazione di habitat a Zamenis situla e Discoglossus pictus operata dalla conversione delle aree coltivate in aree dei campi golf; altresì non viene detto nulla sulla sottrazione di habitat a Ophrys lunulata operata dall’estirpazione di carrubi e ulivi. Manca una indagine atta ad appurare quanto detta sottrazione di habitat danneggi le popolazioni delle specie anzidette;

f)non viene valutato in forma quantitativa (eventualmente solo come stima) di quanto aumenteranno le concentrazioni di N, P, K nel corpo idrico del Rifriscolaro;

g)non viene rispettato quanto richiesto dall’art. 5 comma 3 del DPR 357/97 e s.m.i., essendo la VIE non corrispondente in alcun modo all’allegato G di cui al sopraccitato DPR;

h)manca una esposizione dell’opzione prescelta tra le varie tecniche di diserbo delle invasive indesiderate (con erbicidi o con rimozione manuale) e non ci si addentra nel problema dei relativi costi/m2, onde, non avendo evidenziato alcuna opzione, si tace sulla possibile incidenza degli erbicidi su flora e fauna acquatica del Rifriscolaro.

In conseguenza di quanto detto precedentemente lo SIA e la VIE sono del tutto privi di dati fondamentali e pertanto non permettono di valutare né l’effettivo impatto né l’effettiva incidenza. Laddove invece i dati vengono presentati si osserva che essi, contrariamente a quanto dichiarato dagli estensori dello SIA e della VIE, sviluppati correttamente, portano a un impatto e a una incidenza entrambi notevoli. Il giudizio degli estensori delle osservazioni qui presentate ritengono che l’opera debba necessariamente riscuotere un giudizio di incompatibilità ambientale e di incidenza negativa su quanto proposto alla tutela dalla Direttiva Habitat della UE.

Il WWF chiede pertanto alla Regione Siciliana di pronunziarsi con una dichiarazione di incompatibilità sul progetto qui analizzato.

Catania, 26.04.2006

La responsabile del WWF sezione di Catania

(Angela Guardo)


LETTERATURA CITATA

Barels J. & Angenheister G. 1969: Geophysik. Trad. italiana presso Feltrinelli (1972). Milano.

Bella S., Duchi A., Galletti I., Turrisi G. F. 2002: Contributo alla conoscenza della fauna di Cava Randello. Quad. Bot. Ambientale Appl. 12: 109-116.

Giardina G. & Raimondo F. M. 2002: Cava Randello, un biotopo meritevole di conservazione. Quad. Bot. Ambientale Appl. 12: 103. Giardina G., Spadaro V. & Raimondo F. M. 2002: La flora vascolare di Cava Randello. Quad. Bot. Ambientale Appl. 12: 131-146.

Ruggieri R. 2001: Le risorse idriche disponibili nella provincia di Ragusa. In: Atti del Convegno “Risorse idriche nella provincia di Ragusa”, Ragusa 5 maggio 2001: 17-28.

Ruggieri R. 2002: Cava Randello, lineamenti fisico-geografici e geologici. Quad. Bot. Ambientale Appl. 12: 105-107.


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