Pubblichiamo come documento una intervista apparsa sul Corriere della Sera, a Tullio Regge, fisico e nuclearista convinto.
«Basta bugie, non ci sono rischi». Il decano dei fisici: pericoli ingigantiti per ragioni politiche
«È ora di smetterla di raccontare frottole sul pericolo nucleare. Il più
grande disastro energetico internazionale è legato alla diga del Vajont, con
1.900 morti, mentre le vittime riconosciute del più sbandierato incidente
della centrale atomica di Chernobyl sono state solo 57». La Francia - dice
Tullio Regge, eletto parlamentare europeo nell’89 come indipendente del Pci -, che ha decine di centrali nucleari in attività da decenni, non ha mai
registrato guai o problemi. La Svezia che ne ha 11 continua a produrre senza
difficoltà, senza forme di inquinamento. Il rischio nucleare è stato
ingigantito per ragioni politiche e strumentalizzato dagli ambientalisti».
La tecnologia di oggi ci garantisce davvero?
«Si sono compiuti enormi progressi nella diagnostica e nei sistemi
d’allarme con cui si può prevenire l’evolversi di situazioni a rischio. Lo
stesso incidente di Chernobyl è avvenuto per 4 concause e ne bastava una di
meno per evitarlo. Ma in quel caso il grave era che il direttore autorizzò
un esperimento che non doveva essere compiuto, affidandolo a una squadra di
sprovveduti. Il reattore, inoltre, era controllato a grafite e quindi molto
instabile e non aveva un secondo guscio protettivo: oggi non si costruiscono
più centrali del genere».
Ma l’Italia ha le capacità di affrontare una rinascita nucleare?
«Le difficoltà sono solo politiche, non tecniche. Alla fine ci si
scontra con un terrorismo locale che impedisce la nascita della centrale. I
tempi per arrivarci, poi, sarebbero molto lunghi: un decennio per cambiare
idea e conquistare l’approvazione e un altro per progettare e costruire».
Dopo il referendum abrogativo del 1987 c’è stato lo smantellamento dei
centri di studio e produzione. È rimasto qualcosa?
«Certe conoscenze esistono ancora, sono sopravvissute anche se gli
uomini che se ne occupavano hanno oggi i capelli bianchi. Probabilmente
dovremmo chiedere aiuto ai francesi».
E le industrie sanno sempre costruire?
«Sono certamente in grado, ma bisogna dimostrare una volontà stabile e
assicurare un certo programma di diversi impianti perché gli industriali
tornino ad investire nel settore».
Intanto acquisire energia dalle centrali vicine è ragionevole?
«Come via intermedia è percorribile. Ma è ridicolo, perché accettiamo di
importare energia dalla centrale dell’isola di Cherso, in Croazia, un
impianto di origine russa a soli 50 chilometri da Trieste. Il nucleare è una
scelta da affrontare ponendo fine alle chiacchere inutili. Le fonti
alternative come il fotovoltaico non hanno mercato e vanno bene per
soddisfare esigenze locali. Se proseguiamo così, l’Italia va incontro al
disastro energetico. I pozzi petroliferi si vanno esaurendo e non c’è futuro
in quella direzione».
Resta il problema irrisolto delle scorie radioattive.
«Non è affatto vero che sia irrisolto. Quando vengono vetrificate e
depositate nel sottosuolo in caverne di salgemma dove l’acqua non sia
transitata, la sicurezza è garantita. Sollevare la questione delle scorie è
tipico del catastrofismo dei Verdi. L’opposizione al deposito di Scanzano ha
creato alla fine una condizione di massima insicurezza».
Intervista di Giovanni Caprara, Corriere della sera, 21 gennaio 2005.