Sulla guerra in Libia, fine strategia del Pd che vuole abbattere il governo Berlusconi, ma è d’accordo "senza riserve" con quanto afferma Frattini
Allora, testoni che non siete altro, statemi bene a sentire che non voglio ripetermi. Ora vi spiego cos’è avvenuto questa settimana in Parlamento così che non continuiate a lamentarvi che non ci capite nulla, mentre, invece, è tutto molto semplice, lineare, convincente con una maggioranza che fa la maggioranza e un’opposizione pure.
Cominciamo con il dibattito in Senato sulla “missione di pace” in Libia. Ad un certo punto del dibattito scoppia l’applauso bipartisan all’indirizzo di Ignazio La Russa. Già applaudire l’uomo di Paternò significa possedere sprezzo del pericolo e pelo sullo stomaco. E cosa ha detto Ignazio nostro? Ha parlato di pace? Di iniziative diplomatiche da prendere? Di cercare una soluzione per i migranti? Ma va là! Ha elogiato il “santo padre” e le “forze armate”.
Comincia così il teatrino, anzi l’avanspettacolo in Senato con una maggioranza che detta le condizioni al governo e una minoranza (il Pd) che vuole approvare il discorso di Frattini “senza riserve”. Ma come, il Pd non era contro il governo? Non volevano le dimissioni di Frattini? Calma. Usate la testa non la pancia perché nel Pd ci sono strateghi fini che si sono formati sui libri di Karl Von Clausewitz, hanno studiato le mosse di Annibale Barca, di Zhou Yu e sanno cosa fare.
Bisognava anche votare sul trattato con la Libia, se sospenderlo o no. Si presentano 5 mozioni, quelle di tutte le opposizioni e della maggioranza. Ed ecco la furbata del Pd: ritiriamo tutte le mozioni e votiamo all’unanimità le dichiarazioni di Frattini. E cosa dice lo sciatore della maggioranza? Afferma testualmente: “E’ interesse futuro dell’Italia mantenerlo in vita [il trattato] per conservare il rapporto preferenziale nella Libia dopo Gheddafi”.
Capito? Come no? Siete duri, allora. Ve lo spiego meglio. Il maggior partito dell’opposizione per incastrare il governo vota la mozione del governo. Quello che voleva dare la “spallata”? Quello che raccoglie milioni di firme per far dimettere Berlusconi giudicato inabile a governare? Sì, proprio quel partito.
Alla Camera è la stessa cosa. Qua il via libera alla guerra passa attraverso la mozione delle opposizioni con quasi 200 voti in più. La mozione della maggioranza passa per soli 7 voti. In quel momento mancavano 12 deputati dell’opposizione. Se fossero stati presenti avrebbero mandato in minoranza il governo. Ma c’era la zia da andare a trovare, decidersi, finalmente, di accompagnare la moglie ad acquistare il nuovo televisore, portare l’auto dal meccanico. Insomma non hanno avuto tempo di andare in Parlamento.
Il volpone maximo D’Alema parla in aula e ascrive al Pd il merito dell’impresa. Certo, afferma, c’è “turbamento in tanta parte dell’opinione pubblica, ma non si dica che siamo in guerra”. Infatti, in Libia, ci andiamo per fare un periodo di meritato riposo. Il governo i soldi per i contratti di lavoro, lo stato sociale ed altro non li trova mai, ma per la guerra sì. Solo di carburante e manutenzione degli aerei di combattimento spendiamo 6 mila e 700 euro all’ora. E Giulio Tremonti, ragioniere di Sondrio, non ha nulla da dire?
Parla anche il segretario Bersani sempre più frastornato e triste, una tristezza simile ad una tazzina sporca di caffè: “Un fatto singolare, unico”, afferma compiaciuto e tronfio del fatto che sia passata la mozione del Pd. Poi chiarisce meglio e ci dà una lezione di realismo politico, ma anche una lezione di lingua italiana. Il segretario Pd parla pacato e pronuncia parole perfettamente comprensibili: “Bisogna che quel che diamo lo si possa capire ovunque, all’Onu, in Europa, a Bengasi. Non possiamo presentarci con una documentessa di cinque pagine, aggiustata per i problemi o le miserie della maggioranza… non siamo bellicisti, andiamo lì per evitare il massacro”.
Avete capito ora? Non ancora? Ma avete la testa de’ coccio, allora. Beh non fa nulla. Fate così: quando andate all’assemblea del vostro condominio non portatevi una documentessa di cinque pagine che oltretutto pesa, ma votate a favore di quei testa di cazzo della scala C.
A prima vista è come darsi martellate sui cosiddetti cabasisi, ma a ben pensarci è fine strategia. Così facendo, potreste anche diventare segretari dell’assemblea condominiale. E non preoccupatevi troppo perché la vostra posizione la capiranno "ovunque, all’Onu, in Europa, a Bengasi". Ed anche a Catania.