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Django Unchained

Regia di Quentin Tarantino. (Usa, 2012, spaghetti western, 141 min.)Con Jamie Foxx, Leonardo Di Caprio, Christoph Waltz.
di Orazio Leotta - lunedì 21 gennaio 2013 - 3297 letture

E giunse il momento per Quentin Tarantino di cimentarsi con il vecchio west. Lo fa con Django Unchained, una folle storia di schiavitù e vendetta, che omaggia i maestri dello “spaghetti western” e ci regala un Leonardo Di Caprio mai così cattivo. Che Tarantino ami i film western è evidente, ma le sue preferenze vanno a quelli italians, un po’ “maccaroni”, più che altro per quel mix di surrealismo ed estremismo che sapevano far trasudare. Una scena del film

Ecco perché Tarantino dopo aver riscritto la storia, facendo giustiziare Hitler dagli stessi ebrei (in Inglorious Basterds) adesso col suo “Django” libera i neri dalla schiavitù e prossimamente si cimenterà nella rilettura dello sbarco in Normandia, visto dalla parte dei neri, di quei reparti afro-americani sfruttati nel secondo conflitto mondiale. Il suo Django è ispirato a quello di Sergio Corbucci, impersonato nel 1966 da Franco Nero, ma al posto del cow-boy bianco stavolta c’è lo schiavo nero Jamie Foxx, che di concerto con Doc King Schultz, cacciatore di taglie e falso odontoiatra tedesco (il volto è quello di Christoph Waltz) riuscirà a liberare la moglie (Broomhilda, la bella Kerry Washington) e vendicare tutto l’orrore imposto dai bianchi negrieri.

Nel film di Corbucci c’erano i poveri peones messicani, qui gli schiavi afro-americani nel periodo che precedette la guerra civile. Per il resto il film è completamente un altro. Un film improntato sull’argomento razzismo (e sulla vendetta) che emoziona, diverte ma anche indigna. Vendetta dicevamo. Nell’immaginario collettivo, specie quello americano, la vendetta è una prerogativa esclusiva dei bianchi, non solo, ma di solito nei western si assiste al salvataggio della donna bianca dalle grinfie dei pellerossa, qui la situazione si rovescia, perché è una donna nera salvata dall’oppressore bianco, lo spietato e malato Calvin Candie (Leo Di Caprio). Django

Film cinico, grottesco, intriso di sparatorie cruente ma con una vocazione più etica rispetto ai suoi film precedenti. Colonna sonora ove c’è lo zampino di Ennio Morricone con l’inedito “Ancora qui” (insieme a Elisa), “The Braying Mule”, “Sister Sara’s Theme” e “Un Monumento”, ma anche quello di Luis Bacalov, Pat Metheny e Riz Ortolani.


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