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Diverso da chi? Regia di U. Carteni. Con Luca Argentero, Filippo Nigro, Claudia Gerini



mercoledì 25 marzo 2009, di Dario Adamo - 402 letture

Piero questa volta non era gay come il Luca di Povia, lo è da quando ha sedici anni e continua a esserlo con una buona dose di caparbietà. Si è solo sentito un po’ confuso a un certo punto, ma mai pentito. Una sbandata nella carreggiata della sessualità, una curva che spunta fuori all’improvviso dopo un lungo e rassicurante rettilineo fatto di convivenza, fiducia e responsabilità.

Infatti Piero (Luca Argentero) è un giovane politico brillante ed eclettico che si ritrova quasi all’improvviso candidato sindaco di un comune del nord-est e che convive da quattordici anni con Remo (Filippo Nigri), critico culinario e inizialmente contrario all’avventura politica del compagno. I dirigenti del partito però ritengono opportuno che al rampante ma un po’ compromesso Piero gli si affianchi una figura più equilibrata, che possa spostare il baricentro del movimento un po’ più in dentro per venire incontro ai bisogni di tutti. Ed ecco l’entrata in scena di Adele (Claudia Gerini), centrista e anti-divorzista doc che, armata di talleur e proposte pro-famiglia, non può non essere in contrasto con le strategie e le posizioni radicali di Piero. Ma il buon senso e qualche amico caldeggiano un atteggiamento collaborativo piuttosto che conflittuale ed è avvicinandosi l’un l’altra e imparando a conoscersi che le cose possono cambiare fino a ribaltarsi, dando vita ad una nuova scintilla che non provoca lo scoppio come la prima, ma un caldo fuoco di passione (e amore?). Il triangolo è nato e non sarà facile uscirne, tra ripensamenti, sofferenze e ambigue soluzioni

Primo lungometraggio di Umberto Carteni, e sceneggiato dall’ormai noto Fabio Bonifacci (E allora mambo, Tandem, Si può fare) Diverso da chi? propone il dubbio sulle proprie scelte sessuali in età adulta, nonché il ribaltamento delle certezze acquisite con l’esperienza, percorrendo la strada della commedia all’italiana. Il risultato (narrativo) fortunatamente non è la poviana conversione a una più “sana e giusta normalità”, ma l’esito di una trasgressione vissuta attraverso un rapporto eterosessuale. Complicandosi con un rebus si potrebbe dire: il diverso vede compromessa la sua normalità da una normale che si sente attratta dal diverso a cui sorge il dubbio di essere normale mentre ha sempre pensato di essere diverso. Ma, a voler girare la pagina e leggere la soluzione con un gesto tanto semplice quanto banale, Diverso da chi?...alla fin fine.

Un gioco delle parti insomma, dove con rocambolesca rapidità si passa dall’una all’altra “sponda”, ora con immensi slanci emotivi, ora con sommessa rassegnazione, scambiandosi la patata bollente delle colpe e delle responsabilità. Una messa in scena un po’ farsesca più che da commedia e grasse risate per chi si accontenta.

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